Le difficoltà dell’Inter contro il Benevento, in vista del Milan

Seconda parte

Non è un caso che quelli che rischiano di più sono i vari Cancelo, Karamoh e Rafinha, che a fine partita magari accumulano anche un discreto numero di statistiche negativi (palloni persi, contrasti persi, passaggi sbagliati etc…), ma portano con sé anche il carico emotivo del rischio fuori dalla zona di comfort che riesce a darti anche quel quid in più di adrenalina necessario per giocare a certi livelli. Benevento compreso.

Dal punto di vista dell’impostazione, l’Inter il suo “basico” (consentitemi l’inglesismo) lo parla: il problema è quando deve provare a dire di più.

La cartina di tornasole di questo discorso è il calcio d’inizio: niente, nessuna parola, nessun diagramma, nessuna spiegazione potrebbe essere migliore di quanto si è visto proprio col primo pallone della partita.

Si tratta di concentrazione dei due protagonisti, Cancelo e Vecino: uno va in automatico, come se l’avessero provato o concordato, l’altro è come se non fosse sceso ancora in campo; uno non si adatta alla contingenza, l’altro non comunica.

In vista del Milan, ho voluto isolare un paio di situazioni chiave che si ripetono ormai da troppo tempo e sulle quali non si è ancora trovata la soluzione adeguata.

Una riguarda il pressing alto, che ormai non ha più ragione di esistere per l’evidenza che verrà fuori dalle prossime immagini; l’altra è la difficoltà dell’Inter nel creare gioco e portare palla, soprattutto perché c’è poca partecipazione al gioco, troppa fretta, eccesso di attacco alla profondità.

In più, un paio di video su una variazione che potrebbe dare una variazione interessante, probabilmente più a partita in corso, e che mi fa fare una domanda: perché Spalletti non ci ha mai provato prima?

Cominciamo dal primo aspetto, il pressing dell’Inter e la risalita del Benevento.

De Zerbi ha studiato bene l’Inter e ha preparato la partita con una formazione diversa dal solito: invece del 4-3-3 ha schierato un 4-4-1-1 con Guillherme seconda punta.

Durante la fase di gestione della palla, il Benevento ha spesso forzato il possesso dal basso. Non è stato, come hanno scritto da più parti, uno “spadroneggiare a San Siro”: è stata la tattica intelligente di chi conosce uno dei peggiori difetti dell’Inter e l’ha voluto usare fino allo sfinimento, soprattutto a destra.

De Zerbi ha tenuto altissimo Brignola, così da non fare mai accorciare D’Ambrosio; ha chiesto ai due terzini di stare più alti in fase di impostazione, lasciando ai due centrali di difesa, Tosca e soprattutto Djimsiti (rivedendola correggo la pagella: 6,5), l’onere di gestire la palla assieme al portiere Puggioni.

L’Inter ci è cascata per un’ora: ho selezionato solo una decina di video/immagini, ma avrebbero potuto essere anche più del doppio.

La circolazione lenta ha fatto da “esca”, l’Inter è partita in pressing con i 4 attaccanti e si è aperta la voragine dentro la quale si perderebbero anche Modric e Kroos, figuriamoci Gagliardini e Vecino: non appena Perisic iniziava il pressing su Djimsiti, la palla andava  a Sagna, più alto, che o veniva rincorso dallo stesso croato (che dopo 15 minuti non l’ha quasi più fatto per ovvie ragioni), oppure costringeva Gagliardini a scalare.

E si aprivano le praterie.

Qui siamo ancora all’inizio, il pressing dell’Inter non è portato in maniera organica, la palla è stata gestita non benissimo dal Benevento. Ma Gagliardini sta facendo un pressing su Sandro che lascia Vecino totalmente isolato, la difesa è a un chilometro da Eder ed è un gioco da ragazzi trovare la verticale su uno dei tantissimi movimenti ad accorciare di Guillherme, perché alle spalle di Gagliardini c’è già una voragine.

La cosa più importante, per valutare una tattica, non è quella di riuscire nell’intento immediato, non è quella di essere efficace dal punto di vista realizzativo: spesso è molto più utile far perdere le certezze all’avversario, creargli sempre difficoltà anche solo in una porzione del campo, così che per provare a risolvere il problema corra a vuoto, destrutturi la sua tattica e si trovi costretto a improvvisare.

Questo fermo immagine ci fa apprezzare quella che è ancora una buona posizione di Perisic (ma siamo appena al secondo minuto) e quella sbagliata di Rafinha.

Pochi istanti dopo, ancora Gagliardini su Sandro, stavolta è Brignola ad accorciare: la difesa dell’Inter rimane molto statica, ma anche Vecino è troppo alto, mentre D’Ambrosio è scattato in ritardo su Brignola, anche se non vediamo l’inizio dell’azione.

Il concetto dell’uscita è identico al precedente e l’abbiamo già visto fare altre mille volte agli ultimi avversari dell’Inter.

Col passare dei minuti, il Benevento ha però affinato l’uscita: nel prossimo fermo immagine è da apprezzare l’assenza totale di giocatori giallorossi al centro, i due centrali difensivi piuttosto larghi e, in basso, Sagna che prende una posizione ibrida che Perisic non è mai riuscito a leggere.

Altra azione, stesso concetto: centrali larghi, stavolta centrocampista presente (e ben guardato da Rafinha), ma è già apprezzabile notare che Perisic non sappia se portare la pressione alta o preoccuparsi di Sagna. Più indietro, non inquadrati, Brignola tiene bassissimo D’Ambrosio, così da consentire a Sagna di avere spazio alle spalle.

Proprio questa fattispecie è, tra l’altro, già stata “denunciata” da Spalletti in una delle ultime partite (non ricordo quale, scusate), in cui ha ammesso che chiedeva a Perisic di non andare a pressare ma non lo sentiva. In questo caso non sappiamo se ci siano state indicazioni.

Altra uscita del Benevento, stesso identico concetto di cui sopra, ma stavolta è Puggioni a fare da “regista”. Risulta evidente che dopo 10/15 azioni di questo genere, uno come Perisic te lo sei definitivamente giocato dal punto di vista della brillantezza.

In questa è davvero molto interessante la corsa sia di Djimsiti che di Sandro: una corsa scolastica, meccanica, fatta perché serve esclusivamente alla conduzione dell’azione.

Il primo attira Perisic, il secondo uno tra Gagliardini e Vecino, più frequente ovviamente il primo. Palla a scavalcare, metà campo sguarnita e, anche se non possiamo vederle da queste immagini, sappiamo che la difesa dell’Inter è troppo bassa, mentre D’Ambrosio è tenuto al palo da Brignola.

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