Le difficoltà dell’Inter contro il Benevento, in vista del Milan

Terza parte

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Di tanto in tanto anche dall’altro lato, ma se fermate il video a 3 secondi vedrete come il concetto sia praticamente sempre quello: giocare alle spalle dei calciatori interisti per creare spazio a metà campo, dove i due centrali nerazzurri, nella loro splendida solitudine, hanno macinato chilometri a vuoto.

In questo video e in quello precedente c’è da apprezzare, si fa per dire, due cose: il pressing di Rafinha e quello di Eder.

Il primo ha davvero pressato male, malissimo dal punto di vista della tempistica e dell’aggressione. Comprendo che il tifoso guarda 99 volte su 100 l’azione dal punto di vista della “palla tra i piedi”, ma agli allenatori interessa anche la fase di non possesso, direi soprattutto quella fase.

Eder, invece, ha mostrato una sorta di sufficienza in questo fondamentale. Lo stesso Eder che, se entra in campo, li aggredisce tutti a morsi, se è titolare con nessuno che possa sostituirlo, pensa sia il caso di gestirsi per durare 90 minuti e portare un pressing che definire “naif” è offendere le cose naif.

Rivedendo la partita, mezzo voto in meno per Eder.

Stesso concetto, ma dall’altro lato. Puggioni aspetta che gli portino il pressing; i due centrali di centrocampo sono larghissimi e si crea alle spalle di Gagliardini e Vecino quello spazio in cui Guillherme pasteggia come se si trattasse del pranzo di Natale.

Nel secondo tempo, stessi identici concetti.

Lo spazio tra difensori e centrocampisti è talmente ampio che bastano due rinvii per generare un’azione offensiva, perché c’è troppo spazio tra i reparti.

Per una volta invertiamo, prima descrizione e poi video.

Nel prossimo, infatti, è tutto molto più accentuato, “molto peggio” dal punto di vista della disposizione in campo, delle distanze. Sembra chiaro che l’Inter non possa permettersi questo genere di pressing, non con questi centrocampisti, non con questi difensori centrali, non (ancora) se il trequartista è Rafinha, non se Eder decide di correre meno della metà del solito.

La situazione è talmente lampante da risultare quasi “vizio” della squadra, come se rientrasse in quei concetti “basici” di cui parlavamo prima: siccome hanno imparato così e prima funzionava, insistiamo così perché sappiamo farlo.

L’esasperazione di questo concetto porta l’Inter a subire un contropiede… sul 2-0. Un contropiede non da palla rubata, non da transizione, ma da gestione bassa della palla.

Mi sono lamentato dei fischi di San Siro al 6° minuto su D’Ambrosio, dopo un appoggio semplice sbagliato su Perisic. Per come vedo io il calcio, questo genere di azioni sono decisamente peggiori, più dannose, più “da fischio” di quel passaggio sbagliato al 6° minuto: il gesto tecnico può fallire per mille motivi, ma l’azione che avete appena visto è inacettabile a certi livelli, non è concepibile prendere un contropiede sul 2-0 (correzione: in realtà l’azione è poco prima del gol di Skriniar, quindi sullo 0-0. C’è un’altra azione, del tutto simile, sul 2-0 che evidentemente è saltata in uqalche taglia-incolla)… un contropiede su una gestione palla avversaria.

Il gesto tecnico di D’Ambrosio, tra l’altro, è un “non errore”, non l’ha sbagliato perché “scarso tecnicamente” come ho letto da qualche parte: si è semplicemente accorto tardi del movimento “a scappare” di Perisic, mentre lui era partito per dargliela sui piedi. Fischiare queste cose, per me, è davvero incomprensibile.

Gestione palla Inter

Ne abbiamo parlato moltissimo su queste pagine e non è il caso di approfondire più di tanto alcuni aspetti, anche se puntualizzare con un paio di immagini la situazione ci consente anzitutto di valutare la variazione pretesa da Spalletti nel secondo tempo, ma anche di apprezzare quella che è stata forse la cosa più interessante di tutta la partita… che non vi anticipo.

Spalletti ha provato più volte a chiedere ai suoi di far girare la palla più velocemente e soprattutto “fargli fare un giro”, si è sentito chiaramente anche da casa: l’intento, in questi casi, era lo stesso del Benevento, ovvero destrutturare la disposizione dell’avversario, costretto a rincorrere la palla.

Il fatto è che il Benevento non ha sostanzialmente mai pressato, lasciando libertà sia a Skriniar che a Ranocchia, ma spesso anche ai terzini, bloccando l’Inter al centro e isolando gli esterni.

La palla non girava mai e quando lo faceva era lentissima: non me ne vogliano i detrattori di Borja Valero, ma con lui in genere la circolazione è decisamente più veloce. Non a sufficienza, ma non certo ai ritmi pachidermici visti sabato.

In questa immagine si vede chiaramente la difficoltà di impostazione nerazzurra, con palla a Skriniar, con Gagliardini e Rafinha che indicano l’unico uomo veramente libero, Ranocchia.

Dopo 6 minuti è anche chiaro che c’è qualcosa che non quadra, lo si vede dalla risalita lentissima dell’Inter. Non della palla in sé, visto che D’Ambrosio sale con discreta velocità: basta guardare il resto della squadra, quelli che non hanno il pallone. Da notare, anche, come ci sia un vuoto centrale e che l’unica opzione di passaggio per D’Ambrosio sia Perisic (che continua una corsa inutile invece di sostenere il compagno):

Altra immagine, altra disposizione perfetta del Benevento con il 4-4-1-1 che, con Guillherme molto disciplinato e i due esterni bravi a stringere o allargarsi quando serve diventa 4-2-3-1.

 

Altro errore di Vecino, leggerezza che nasce da due fattori: concentrazione ai minimi termini e nessuna opzione di passaggio.

Solo Rafinha si propone, ma lo fa in posizione non agevole per Vecino. Guardate anche Gagliardini che fa il solito gesto di darla dietro a Ranocchia.

Costruire un’azione rapida con questa disposizione è davvero un problema e lo sarebbe per chiunque. A fine di queste immagini riproporremo l’azione del gol di Brozovic dell’andata e apprezzeremo di più la differenza.

Adesso una serie di tre immagini con cui mostro graficamente la difficoltà di “far gioco”: Ranocchia prende palla, che finalmente avrebbe fatto il suo giro, ma non ci sono soluzioni, non c’è possibilità di impostazione né di avanzare.

Nella successiva è Skriniar che non sa proprio a chi darla, se non a Cancelo.

E infine apprezziamo il Benevento: l’attacco è sostanzialmente diverso, ci sono più uomini in movimento, due che si propongono per l’appoggio, c’è uno alto libero a sinistra e c’è Sandro che liberissimo potrebbe ricevere.

Spalletti ha evidentemente notato la difficoltà e ha cominciato a chiedere ai suoi (nello specifico: Ranocchia, Skriniar e Vecino) di provare di più la verticalizzazione. Nel primo tempo ci sono state 3 o 4 occasioni, soluzione cercata raramente.

Nel secondo tempo, invece, la cosa si è fatta decisamente più insistente: visto che in appoggio non arriva nessuno, visto che non ce n’è uno che accorcia, visto che in mezzo al campo nessuno si prende la responsabilità della giocata, visto che Rafinha è marcato a uomo da Sandro, l’Inter ha provato a giocare in profondità… e lo ha fatto giusto nella partita in cui manca l’uomo che più di tutti ama la profondità, Icardi.

I movimenti degli attaccanti, va detto, sono spesso stati anche di buon tempismo, soprattutto quelli di Candreva: il vero problema è stato dettato dalla tempistica del lancio, spesso portato con uno o due tempi di ritardo rispetto allo scatto del compagno.

Purtroppo il video non lascia apprezzare il momento in cui Rafinha perde il tempo giusto, ma va dato atto anche al Benevento di essere sempre riuscito nel tempo della salita della difesa, nonostante una squadra già molto corta di suo.

In questa azione (forse l’unica volta in tutta la partita), nonostate il controllo non perfetto di Vecino, l’incrocio con Candreva è perfetto nella tempistica, visto che non era fuorigioco. Purtroppo per Antonio, il recupero di Djimsiti è stato perfetto (non era fallo).

Che non sia fuorigioco ce lo dice l’immagine successiva, che tra l’altro ci restituisce anche la buona disposizione del Benevento, sia lunghezza (squadra in 20 metri, bravo De Zerbi!) sia in larghezza.

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