Le difficoltà dell’Inter contro il Benevento, in vista del Milan

Ultima parte

Altra situazione, stavolta con fuorigioco. Di tutti i centrocampisti interisti, Vecino sembra essere quello con maggiore predisposizione a questo genere di azioni. Se, però, guardate l’inizio dell’azione, noterete come l’Inter abbia attaccato in maniera diversa nel secondo tempo.

Ci sarebbero almeno almeno altre 6 o 7 azioni del genere, di cui una molto interessante con Eder che tira alto anche se parte da fuorigioco. Va detto che non si tratta soltanto, o semplicemente, di ritardo nel lancio: gli attaccanti hanno scelto punti di partenza troppo vicini all’avversario, perdendo così anche la possibilità di trovarsi in corsa piena, lanciata.

Situazione, tra l’altro, che ha anche l’effetto di allungare la difesa avversaria: prendere nota contro il Milan.

All’uscita di Rafinha, la cosa più interessante della partita: Candreva trequartista.

Chi legge ilMalpensante.com da tempo sa che è una soluzione che auspico da tempo, anzi, ho sempre pensato che fosse l’approdo naturale in certe partite, soprattutto in considerazione del fatto che sarebbe servita per fare ambientare Cancelo, potendolo schierare alto a destra.

Da questo punto di vista, però, Spalletti si è sempre tenuto abbottonato.

Fino a dicembre c’è stata una ragione: Antonio era il secondo giocatore con più dribbling (più di 3 a partita) e in assoluto tra i più prolifici creatori di passaggi chiave per i compagni, ovvero quei passaggi che sono potenzialmente assist.

Beninteso, “tra i più prolifici” intendo in Europa. Meglio di lui, tra i “titolari” indiscutibili nelle loro squadre, c’era solo Neymar (1 ogni 23 minuti), mentre tra i calciatori con minore minutaggio si registravano Payet (1 ogni 22 minuti), James Rodriguez (1 ogni 21,5 minuti) e Ozil (1 ogni 22 minuti). Gente che fa quello per mestiere.

Candreva aveva generato 47 passaggi chiave in 15 partite, da Chievo in poi ne ha generato appena 10 nelle successive 10 partite giocate: per minutaggio, l’Inter ha perso un potenziale enorme, 2,5 potenziali occasioni.

Buona parte di questi venivano da cross, cosa che Candreva faceva in continuazione, anche attirandosi le ire dei tifosi ma risultando così il maggior creatore di occasioni in nerazzurro: solo che è passato da una media di quasi 11 cross a partita nelle prime 15 (pur con inaccettabili parossismi tipo Bologna) a un totale di 14 nelle ultime 4 partite.

Se a Candreva togli il cross, sia perché l’avversario è più attento sia perché lui vuole rischiare meno (anche perché c’è una parte di pubblico che non gliene risparmia neanche mezza), che senso ha lasciarlo sulla fascia?

Con l’uscita di Rafinha, lui diventa il trequartista.

E va detto che lo ha fatto con piacere e naturalezza, muovendosi bene, con i tempi giusti e trovando anche buone soluzioni offensive: è durato appena un quarto d’ora ma è stata la cosa più piacevole di tutta la partita.

Ho voluto seguire tutta l’azione, sin dal suo nascere proprio dai piedi di Candreva, proprio per evidenziare la sua naturale predisposizione a muoversi molto e farsi trovare libero dai compagni, oltre che, se centrale, poter liberare il buon tiro che ha sempre avuto.

In questa azione è apprezzabile anche la diversità di attacco, con Karamoh che “entra dentro” e questo consente all’Inter di occupare meglio lo spazio e trovare una soluzione di passaggio che nel primo tempo non c’era.

Anche in questo caso, posizione ideale “da trequartista vero”, con conseguente profondità su Karamoh: sfuma, ma azione davvero interessante.

Due piccole illustrazioni che però ci danno la dimensione di una soluzione in più che Spalletti può e deve esplorare: Candreva è quel classico giocatore che magari non ti trova la giocata risolutiva, ma può diventare quell’elemento di equilibrio che Spalletti ha sempre cercato in quel ruolo, motivo per cui ci ha voluto mettere Borja Valero più spesso del necessario.

Come sapete, però, qua si fa sempre “la tara” a quello che si vede, e va fatto anche stavolta. Candreva ha potuto giostrare da trequartista sostanzialmente sul 2-0, senza la stessa marcatura a uomo subita da Rafinha (a opera di Sandro) e con un avversario costretto ad aprirsi di più per cercare di recuperare. Quindi condizioni ideali per giocare con più serenità e libertà che nei primi 60 minuti non avrebbe avuto.

Rimane, però, una soluzione che per me è da esplorare.

Infine, una piccola chicca sul 2-0 che è un’altra chiarissima cartina di tornasole.

In questa immagine c’è l’Inter, quella di oggi, che soffre e che “si offre” agli avversari.

Difesa troppo bassa, reparti scollegati, spazi lasciati agli avversari: incredibile davvero che si possa vedere una cosa del genere a questi livelli.

Un’ultima considerazione, en passant. Se riesco farò l’analisi della partita di D’Ambrosio, che evidentemente gioca perché Spalletti crede che gli possa garantire equilibrio, vista la presenza di Cancelo dall’altra parte: il problema è che D’Ambrosio a sinistra non sta garantendo assolutamente nulla della copertura necessaria. Anzi, in qualche caso è stato lui l’anello debole della difesa.

È comprensibile che non si voglia rischiare con un altro terzino più offensivo, come Dalbert. Ma se la squadra si muove in questo modo, se D’Ambrosio è questo, la mancanza del brasiliano è poco comprensibile.

Dopo avere visto tutto, però, riguardiamo l’azione dell’andata e chiediamoci se  stiamo parlando della stessa squadra:

Tirando le conclusioni, l’Inter ha giocato male, soprattutto il primo tempo, e il Benevento ha fatto una buona partita. Per i primi 18/20 minuti i giallorossi sono rimasti molto accorti, chiusi dietro, salvo poi aprirsi un po’ di più grazie anche alle… “assistenze” dell’Inter. In alcune occasioni sono anche riusciti a gestire bene il pallone, anche se siamo lontani dalle descrizioni fatte da alcuni giornali: un buon Benevento, ottimo anche in alcuni tratti, ma da qui a “spadroneggiare a San Siro” ce ne vuole.

Questa partita ci conferma, una volta di più, che l’Inter è una squadra che probabilmente deve cambiare atteggiamento soprattutto in fase di pressing, rinunciando (come fa spesso il Milan, tra l’altro) al pressing alto e ricercando maggiore compattezza tra i reparti.

Questo consentirebbe anche di sfruttare di più la velocità di Perisic e la buona predisposizione di Icardi a giocare sull’ultima linea avversaria, oltre che dare ai centrocampisti meno campo da coprire: chiunque giochi in mezzo si trova davvero al centro di una voragine.

Dal punto di vista offensivo, questo porterebbe anche alla necessità di rischiare qualche volta in più, uscendo dalla propria comfort zone e magari riscoprirsi anche migliori di quel che ci si immagina.

Se l’Inter dovesse offrire al Milan questi spazi sarebbe un bagno di sangue, perché gente come Suso e Bonaventura è bravissima a sfruttare anche pochi metri di libertà tra le linee.

Spalletti dovrà fare buon viso a cattivo gioco e cambiare oggi anche se questo significa dover affrontare Milan, Napoli e Sampdoria con una buona dose di improvvisazione. Poi, magari, seguirà altre strade e avrà ragione lui, ma mi prendo la briga di esprimermi col “senno di prima”: queste tre partite decideranno la stagione e lunedì 19 marzo l’Inter si sveglierà sapendo che cosa dovrà giocare nella stagione 2018-19.

Anzi, voglio esagerare e spingermi oltre buttando qui una previsione, una di quelle che mai avrei pensato di poter scrivere fino a poche settimane fa: chi vince questo derby va in Champions League.

(Beninteso, l’immagine di Skriniar è inserita a mo’ di esorcismo.)

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