Inter-Napoli 0-0: vorrei ma non posso… (le pagelle malpensanti)

Le pagelle dell'Inter

Le dichiarazioni le analizzeremo con calma nel pomeriggio, lasciando l’analisi della partita a domattina, ma anticipo che alcune interpretazioni sono sembrate piuttosto azzardate, così come quelle su Rafinha: alcuni hanno riportato un “siamo riusciti a prendere solo lui” che in realtà è testualmente “si riesce a portare lui” che ha tutt’altro valore e significato.

Ci sono interpretazioni azzardate, è vero, a uso e consumo di chi non aspetta altro che l’allenatore sbrocchi, magari facendo il tifo per l’ennesima stagione “in vacca”, ma le parole di Spalletti segnano anche un passaggio diverso rispetto al passato.

Si tratta di uno sfogo o del tentativo di stimolarli in maniera diversa dopo che le ha provate tutte? “C’è da vincere le partite, non possiamo gestire più niente” è il mantra ripetuto in tutte le interviste.

E ha ragione, così come sulla qualità che manca, soprattutto se paragonato al Napoli di Sarri.

Ma l’Inter corre il rischio del cortocircuito, come sempre: Spalletti vuole stimolarli o sta reagendo a qualcuno che gli fa la guerra? Spalletti sta cercando la chiave per portarli a Genova carichi di un surplus di voglia (di dimostrare, di essere, di, di, di) oppure quella per la sua uscita dal portone principale?

Lo capiremo certamente meglio, al di là delle interpretazioni, nei giorni prossimi. Nei secondi casi sarebbe un gran peccato, perché partite come questa possono risultare utili per segnare il passo, cambiare andatura, dare lo stimolo giusto per l’ultimo fondamentale pezzo di stagione: sfasciarsi ora è come sbagliare un passaggio importante negli ultimi 25 metri.

E l’Inter ne è capacissima.

PAGELLE

HANDANOVIC 5,5: oibò, perché mai una insufficienza a un portiere che non è stato costretto a nessuna parata, nessun miracolo?

Chi legge spesso sa quante volte ho difeso Handanovic di fronte ad accuse più o meno pretestuose, ma la partita di ieri è perfetta per descrivere una delle più gravi carenze del portiere nerazzurro: i piedi buoni.

E lo faccio in una giornata di campionato in cui ho visto le prestazioni di Alisson, Szczesny e Perin e ho potuto apprezzare, anche se è cosa che purtroppo registro ogni domenica, la differenza tra un portiere puramente portiere e un altro che ha piedi capaci di impostare gioco, rinviare con senso e persino, in qualche caso (vedi soprattutto Perin e Alisson), lanciare i compagni e diventare undicesimo uomo in campo.

Con Handanovic, ogni rinvio è più o meno casuale, praticamente sempre fuori misura a meno che non sia fatto con le mani. E ieri non è partita diversa dalle altre.

CANCELO 6-: va precisato che per qualità tecnica è il migliore dell’Inter, quantomeno per resa. Il migliore, non uno dei migliori: la partita sarebbe da 6,5 o addirittura anche qualcosa in più.

Perché ogni volta che prende palla c’è sempre la potenzialità di un pericolo, c’è sempre la possibilità di creare qualcosa, come inventarsi dribbling, tunnel, virtuosismi che di tanto in tanto sembrano eccessivi e invece poi spesso hanno il gusto delle cose buone fatte bene.

Quello che lascia perplessi, e molto, è l’indolenza in certe situazioni, soprattutto quando si trova a sinistra, zona in cui gioca chiaramente di malavoglia.

Talmente tanta che per la prima volta da quando è all’Inter scende sotto l’80% nella precisione dei passaggi toccando sì e no una 40ina di palloni, meno della metà che di solito gioca: merito, sì, anche del Napoli, ma una partita giocata un po’ a nascondino, un po’ scazzato, un po’ da fuoriclasse.

MIRANDA 6,5: sbroglia alcune situazioni scabrose, ma se Cancelo ha quell’atteggiamento probabilmente è anche colpa sua che gioca così ormai da un anno e mezzo abbondante.

Per una volta, però, gli si perdona qualche errore grossolano, come quella palla pericolosa regalata al Napoli, perché reggere l’urto dei partenopei rimane comunque un grande merito, e lui non ne è escluso.

SKRINIAR 7,5: lo saltano una-volta-una, e la palla fortunatamente finisce fuori di poco.

Per il resto vede azzurro e si trasforma, partita gigantesca con gli stessi toni dell’andata, anche se non con gli eccessi di onnipotenza dell’andata.

Se gli si può rimproverare qualcosa è solo di avere sbagliato 3-4 cose in impostazione che di solito non sbaglia, anzi, risultano essere quelle variazioni importanti nel gioco spesso monocorde dei nerazzurri.

Solo che poi ricordi che è pure il più pericoloso in attacco e preferisci non rimproverargli nulla.

D’AMBROSIO 6-: nel primo tempo a sinistra sembra uno scolaretto che è stato rimproverato più volte e se ne sta buono al suo posto per evitare l’ennesima sfuriata: nella sostanza non si vede praticamente mai oltre la metà campo nonostante il Napoli dal suo lato produca un 20% scarso dei suoi attacchi.

A destra più a suo agio, ma bada solo a tenere posizione e Insigne… quando resta a sinistra invece che accentrarsi.

Troppo poco, decisamente meglio Cancelo.

GAGLIARDINI 6,5: l’emblema del “vorrei ma non posso”: intercetta, corre, lotta, contrasta, svetta, poi prende palla e almeno una volta su cinque non sa cosa farne e sbaglia, più nel primo tempo che nel secondo, soprattutto se si tratta di allungare il raggio del passaggio.

Tutti i numeri schizzano alle stelle: una decina di palle recuperate, una piovra, ma altrettanti errori, alcuni dei quali veramente gratuiti.

Se c’è da prendersi una responsabilità non lo fa mai, neanche in inserimento: la domanda è se questa Inter può permettersi un giocatore quasi esclusivamente di rottura.

BROZOVIC 7-: San Siro lo applaude e tanto basterebbe per descrivere la sua partita dopo settimane di “lite in famiglia” con applauso polemico annesso.

L’altra riflessione è che con Brozovic così per appena metà campionato, l’Inter avrebbe 4-5 in più a prescindere da come li ha persi per strada.

Lotta e imposta, crea gioco e cambi di campo, a volte proprio bello anche da vedere: ma la cosa che sorprende è che è mentalmente presente e in partita, con tutti i cavi ben collegati.

Quando poi vedi che è lui quello che recupera più palloni di tutti, più di Gagliardini, almeno una dozzina; quando vedi la statistica dei chilometri percorso e lo vedi in testa con 13,5 km, ti viene voglia di urlare al miracolo.

Tatticamente non sempre perfetto, in diverse occasioni si deve dire grazie alla compiacenza del Napoli verso sé stesso e il proprio gioco che non ha la lucidità di aggredire lo spazio lasciato, ma per una volta sono sottigliezze che l’Inter non paga.

Solo che questa aumenta la rabbia nei suoi confronti: collegarli sempre questi cavi no, vero?

CANDREVA 6+: una di quelle partite che fanno la felicità degli allenatori ma che non incantano il pubblico: sostanza, corsa, sacrificio, qualche cross in mezzo, uno pericolosissimo che viene deviato da Koulibaly, e una sgroppata che si conclude con un tiro fuori di poco.

I mezzi ci sarebbero: senza Gagliardini avrei il dubbio sull’emblema del “vorrei ma non posso” tra lui e…

PERISIC 5,5: …tra Candreva e Perisic.

Salta l’avversario una sola volta, e questo basta per urlare al miracolo, visto che è dalla partita contro il Chievo che non ne ha saltato più uno, solo che Orsato si impressiona a tal punto da fischiargli un fallo che non esiste.

Rispetto alle ultime è un po’ in crescita, c’è una corsa un po’ più brillante, voglia e sacrificio: ma quanto di questo è da attribuire al grande appuntamento? Lo scopriremo a Genova.

Esthia immobiliare

Indice

Loading Disqus Comments ...