Spalletti, abbiamo un problema?

Quarta parte

La seconda è che, dal punto di vista di Spalletti, parlare di “qualità che manca” quando hai di fronte il Napoli è molto più semplice che farlo quando invece soffri contro… faccio un brainstorming… Rossettini, Rosi, Galabinov, Faraoni, Martella, Barberis, Ricci, Nalini, Vicari, Grassi, Schiattarella, Antonucci, Goldaniga, missiroli, Falcinelli…

Quale sarebbe stata la credibilità di un allenatore che parla di “qualità” di fronte a sfide in cui comunque, per quanto possa essere discutibile il profilo tecnico dei singoli e del complessivo della squadra, la disparità di forze in campo è talmente netta da avere una sola risposta possibile, ovvero una pioggia di risate addosso?

Certo, a Spalletti è venuta un po’ floscia perché il Napoli non ha mostrato tutta questa gran qualità se non in azioni sporadiche e isolate, ma in Inter-Napoli nessuno ha il coraggio di controbattergli nulla se dice “ci manca la qualità” e magari aggiungendo “il Napoli ne ha di più”.

Quindi fila anche da questo punto di vista: dalla sua prospettiva il tempismo è perfetto.

Qui, però, si innestano tutti gli altri discorsi evidenziati sopra: qualcuno è soddisfatto? Che spogliatoio ha trovato nel post partita?

Possibile che ci sia l’irritazione di un allenatore che evidentemente ha più ambizione dei suoi calciatori?

E poi però siamo soddisfatti della prestazione che si è fatta, e se siamo soddisfatti e segno che poi tutto sommato si è preso quasi tutto quello che avevamo a disposizione“.

Quest’ultimo aspetto, più di tutti, mi fa propendere di più per una strategia comunicativa che, dopo tanti mesi di carota, ha virato sul bastone… perché non c’è più tempo da perdere.

Perché forse quella soddisfazione post Napoli rischia di diventare pericolosissima proprio contro la Sampdoria: “però poi diventa difficile poterci mettere il lavoro della settimana sopra e dire ora la prossima si dà qualcosa di più […] che probabilmente la prossima settimana ci si mette qualcosa sopra a quella che è questa prestazione e si riesce a far meglio… io ti dico che non lo so perché è dall’inizio dell’anno che cerco di fare questo“.

E Spalletti lo sa meglio di tutti.

C’è anche qualche messaggio a società e dirigenza? Non voglio usare parole o avverbi per costruire dubitativi: sì.

Direi persino, e qui mi concedo altri avverbi, “inevitabilmente” e “consapevolmente”.

Consapevolmente perché, ed è ben più di una semplice impressione, pare proprio che Spalletti aveva questo discorso in tasca già da tempo.

Inevitabilmente perché, per come ha costruito i discorsi, è stato come mirare a qualcuno ma poi lasciar partire qualcosa a casaccio. A darcene la definitiva conferma è l’intervista a Premium nel dopo-partita e quella di oggi.

Domanda dell’intervistatore di Mediaset Premium: “come si giudica questa prestazione?”

Spalletti: “No no, secondo me è stata una buona partita perché poi calcio spettacolo dipende sempre dalle occasioni che crei […] a me mi è sembrata una buona partita sotto l’aspetto della ricerca, sotto l’aspetto tattico, sotto l’aspetto delle intenzioni… è chiaro che loro hanno fatto meglio di noi perché loro hanno questa qualità, questa caratteristica che li contraddistingue, questo metodo sarriano come tutti dicono… che è corretto dirlo, perché poi la sua squadra conosce a memoria questo muovere palla in velocità…

Noi siamo stati bravi in alcuni momenti ad andare a mordere, in altri ad aspettare, poi un po’ te lo impongono di abbassarti perché quello che devi assolutamente non fare è allungarti come squadra, per cui se rimani con gli attaccanti apre la linea difensiva e con la tua linea difensiva rimani lungo, loro si giocano fra le linee perché hanno veramente veramente qualità.

Quando abbiamo riconquistato c’era la possibilità di andare a far male e di ripartire, qualche situazione l’abbiamo sfruttata tutta la palla rubata, in molte altre L’abbiamo l’abbiamo sfruttata a metà e non siamo andati in fondo poi al vantaggio che ci potevamo prendere… quindi va bene così.”

Poi una domanda lungamente articolata ma che si sintetizza con: è un po’ più tranquillo?

Spalletti: “sì ma noi siamo fatti un po’ in questa maniera qui, dove poi in una in una palla ci riusciamo a tirar fuori più del più del massimo, poi ce ne sono tre molto più agevoli e molto più semplici da prenderci i vantaggi e le buttiamo via. In un momento abbiamo quella continuità e quella faccia tosta di esserci proprio con l’atteggiamento nervoso e con l’atteggiamento muscolare, poi in dei momenti gliela lasciamo all’avversario e questa non mi piace…

Per cui non riusciamo ad avere quella continuità… e non è neanche che si possa dire ‘questa è la base, ora si riparte da qui, la prossima ci si mette qualche cosa di più’: perché si parla di questa e ci si migliora. Noi a volte siamo tornati indietro per cui non so dirtelo. Non so spiegarvelo come sarà la prossima.”

Riccardo Ferri, altra domanda articolata che però si concentra su Cancelo e D’Ambrosio.

Spalletti: “ragazzi… Cancelo è uno che se gioca male a destra ti dice che doveva giocare 10 metri più avanti o 10 metri più dietro; gioca male a sinistra e ti dice che ha giocato male perché tu l’hai messo a sinistra

Perché i calciatori fanno un po’ così, lui lo fa più dei dei calciatori normali… l’intenzione era quella di dare la possibilità a D’Ambrosio di marcare Insigne, anziché a Cancelo tenerlo poi a fare la fase difensiva contro il pericolo della qualità di Insigne… per cui è una cosa che si può fare.

Cancelo sa giocare da tutte e due le parti: lui ha il piede sinistro come quello destro, lui riesce a uscire da delle situazioni difficilissime con una qualità che hanno i trequartisti e quindi ho cambiato questo esterno che spingesse di qua [poi spiega che l’intenzione era quella anche di dare la possibilità di concedere il centro anche a Perisic, che con D’Ambrosio bloccato è rimasto sempre molto largo nel primo tempo].

Però, cioè, come qualità esibita poca, ecco.

Tant’è che mi viene il dubbio ogni volta che sento dire tutta questa qualità, la qualità, questa qualità che… insomma io l’ho un po’ da vedere tutta questa cosa…

Domanda sul perché non riesce a incidere come allenatore, parlando di Sarrismo e Spallettismo:

Spalletti: “Non riesce il giochino. Sta tutto da dove la vuoi collocare lei l’Inter.

Dov’è che la vuoi collocare? Noi in generale abbiamo fatto un bruttissimo periodo abbiamo, fatto un bruttissimo, un pessimo periodo, abbiamo fatto delle pessime partite però in generale non abbiamo mai giocato un grandissimo calcio perché secondo me non abbiamo tutta quella qualità che si dice.

Per cui bisogna stare attenti, perché questo fatto della andare a giocare nella metà campo avversaria e di e di tenerli lì bisogna giocare nello stretto, bisogna avere la sintesi, bisogna avere di continuo questa questa visione di quello che hai alle spalle… questo immaginarsi di cosa c’hai di dietro…

Perché queste foto vanno fatte di continuo e bisogna ricordarselo. Noi quando ci vengono a pressare spesso, poi si riporta sempre dal portiere come successo stasera troppe volte. Perché in questo fatto di essere sulla metà campo, poi, si fanno due o tre retro passaggi loro siccome sono una squadra che salgono e vengono, se si ha qualità gli si fa uno scambio fra le linee e gli si va dietro la linea difensiva: noi ci siamo andati poche volte e spesso siamo andati alla palla buttata. Poi è vero siamo stati ordinati, siamo stati… Però sotto l’aspetto della qualità, insomma…

Il Napoli ha qualità.”

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L’ultima parte del discorso mi fa pensare alle molte indicazioni di Spalletti che spesso vengono ignorate in campo: Perisic è uno dei più richiamati, domenica è toccato anche a Candreva.

Più volte Spalletti ha parlato di pressing alto che non si doveva fare in certe occasioni, spiegandone anche le ragioni, eppure evidentemente la tendenza della squadra è quella lì: solo che poi con possesso palla si va spesso da Handanovic perché nessuno prova a prendersi la responsabilità di un rischio, la difesa non accompagna e si rimane con la squadra aperta.

Fosse vero, dimostrerebbe anche che Spalletti non ha proprio il controllo della situazione e dello spogliatoio, ma anche che Spalletti sta giocando il tutto per tutto come strategia mediatica, cercando una reazione di orgoglio da parte della squadra.

(continua nell’ultima parte)

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