Spalletti, abbiamo un problema?

Ultima parte

Tra le pieghe del discorso, uno di quegli assiomi che su questa pagina sono stati elaborati in tempi non sospetti: questa squadra deve sempre giocare al 100%, perché stare al di sotto non fa emergere qualità… che non ci sono.

Infine, altra chiave di lettura nella conferenza stampa:

Ho giocato tante e dico che probabilmente non si ha tutta quella qualità che si dice sempre ‘qualità qualità qualità’. 

Qualità sì, bisogna farla vedere.

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Secondo me non abbiamo avuto tutta quella qualità che si dice, sarà bene incominciare a rendersi conto che ci vuole qualcosa di più, bisogna impegnarsi ad andare a raspare ancora più sul fondo delle proprie possibilità perché questa non basta.

Poi può darsi… no, poi è chiaro che diventa colpa dell’allenatore, sei te che non sai tirargliela fuori… son d’accordo.”

Che sembra chiudere il quadro e fare coppia con la frase centrale nel discorso con Sky: “e poi però siamo soddisfatti della prestazione che si è fatta, e se siamo soddisfatti e segno che poi tutto sommato si è preso quasi tutto quello che avevamo a disposizione“.

Ovvero, non si può esprimere soddisfazione se l’obiettivo è quello di arrivare quarti, che ci si arriva solo vincendo le partite. Non puoi esprimerla neanche dopo un buon pareggio contro il Napoli, non avendo sciupato buone occasioni per costruire azioni pericolose.

Le dichiarazioni  di oggi, però, vanno in un altro senso.

Domanda: “quale riflessione le suggerisce il fatto che l’Inter ha giocato tre volte con le prime due in classifica, Napoli e Juventus, non abbia mai preso gol e le abbia comunque fermate?

Spalletti: “Mi suggerisce che noi abbiamo delle potenzialità importanti e che quando riusciamo a reclutare, a metterci tutte le nostre capacità, tutte le nostre qualità, poi possiamo giocare alla pari contro chiunque.

Però, se poi si va a paragonare l’Inter con le squadre di festa soprattutto Napoli e Juventus, insomma… bisogna stare attenti, perché noi bisogna giocare bene, però bisogna giocare bene anche più dell’avversario con il quale si gioca per riuscire a portare a casa quei risultati, quei punti che ti ci vogliono per arrivare poi fra le prime quattro”.

Quest’altra è per Sport Mediaset:

Quando invece giochi contro una squadra meno importante o meno forte sembra che tu venga caratterizzato dall’avversario contro il quale giochi, e questo non va bene perché noi bisogna sempre crearsi le condizioni mentali per andare poi forte.”

Non trovo, invece, il video di questa parte e, quindi, prendetela col beneficio d’inventario.

Tutti i giocatori che approdano in serie A hanno qualità. Il mio concetto di qualità comprende anche la personalità e la voglia di correre sempre a duemila all’ora.

Quando incontri il Napoli sei costretto a fare giocate a duemila all’ora, quando invece incontri il Crotone dobbiamo imporci noi di fare sempre giocate a duemila all’ora. Quello deve essere il nostro standard.

Spesso, invece, contro squadre più deboli abbiamo l’impressione di poter scegliere. Di poter andare più piano. Accettando di esibirci a un livello molto inferiore. Un livello non sufficiente per vincere partite che invece andrebbero vinte.”

Che si può tradurre: questa squadra non può consentirsi di scalare marce, di non giocare al 100%.

Marcia indietro?

Dipende da come si leggono le prime: se la lettura (principale) è quella dello “sbroccamento” verso dirigenti e società, magari a titolo di “preavviso di fuga” è una marcia indietro; se la lettura (principale) è quella di una strategia mediatica, allora si tratta della famigerata carota dopo tanto bastone.

Nella sostanza e nel complesso, però, Spalletti non dice niente di nuovo: basta riavvolgere il nastro proprio alle dichiarazioni post partita d’andata, in cui si scagliò contro quei giornalisti che avevano parlato di “scudetto” dicendo che non era un obiettivo credibile e bisognava stare con i piedi per terra.

In più, già da qualche settimana ha dato il via a qualche lamentela mirata, avente per bersaglio soprattutto la dirigenza: comunque si leggano le parole di domenica, uno dei colpi a quel bersaglio arriva sempre e comunque.

Non importa se e quanto Spalletti abbia ragione, non in questo momento, perché tutti abbiamo sempre avuto chiara la visione di una squadra incompleta e con delle carenze proprio dal punto di vista della qualità. E quanto abbia ragione lo vedremo con un approfondimento video in settimana.

Dal suo punto di vista è tutto lecito, logico, giusto e al momento giusto.

Forse, però, per l’Inter non era il momento giusto, non era la situazione giusta… lo sono soltanto se si tratta, come credo io, di strategia mediatica volta a tirare fuori quel qualcosa in più che è mancato clamorosamente da dicembre in poi. Ma è un rischio grosso.

Forse non era neanche la partita giusta, perché il Napoli ha una qualità che dipende anche da scelte tattiche evidenti, non perché individualmente sia dotato di giocatori di chissà quale livello: Jorginho e Allan hanno dimensione da top player? Non credo. Insigne, Callejon e Mertens giocatori eccellenti, per certi versi straordinari, ma i fuoriclasse sono altri… ed è proprio questo il bello del Napoli: il fatto di sapere essere così squadra, così coesi, così vicini, così determinati, che il tutto è maggiore della somma delle singole parti.

Non erano forse neanche le dichiarazioni giuste per il marasma che hanno agitato soprattutto tra i tifosi: al di là di quelli che fanno il tifo, ma da giugno eh, affinché Spalletti sbrocchi “mandando tutto in vacca”, la stragrande maggioranza degli interisti, quale che ne sia l’interpretazione, ha provato di certo fastidio.

Non era il momento giusto per l’Inter, in senso più lato, perché conosciamo l’ambiente e sappiamo che è pronissimo ad afflosciarsi per molto meno, che probabilmente alcuni di questi calciatori non hanno questo “quid” in più che Spalletti forse vuol tirargli fuori, che lo stesso Luciano è allenatore dallo sbroccamento facile.

Certamente ne sapremo di più già domenica pomeriggio, quando sarà terminata la partita contro la Sampdoria.

La cosa che lascia in tensione il tifoso è che l’Inter non può permettersi passi falsi: forse si può trovare un nuovo ordine da un impatto perturbante… oppure si può perdere definitivamente la bussola. E in quel caso la stagione finisce domenica.

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