L’Inter del futuro con o senza Icardi?

Seconda parte

Mauro ha le caratteristiche dell’attaccante che sa essere straordinario ma le sue lacune potrebbero impedirgli di diventare un vero fuoriclasse: solo che l’Inter, lì, ha bisogn odi un calciatore che dia qualcosa di più in termini globali, non solo di gol.

L’argentino è, concedetemi il termine, un soggetto alieno al calcio moderno. E questa affermazione prescinde dal numero di gol realizzati: Drogba, per esempio, solo in 2 stagioni su 8 ha segnato più di 16 gol complessivi (campionato + coppe: le altre due sopra i 30), ma l’ivoriano incarna una delle icone più riuscite ed efficaci del calciatore moderno, totalizzante, di quelli capaci di influenzare in maniera determinante, da solo, il gioco avversario.

Icardi, invece, appare una figura anacronistica inserita in uno sport in continua evoluzione che rigetta i calciatori monocorde e dalle caratteristiche tecniche elementari che sanno fare poche cose.

Un esempio che, con le dovute differenze, ha investito anche il mondo del basket, dove alcuni concetti riduttivi propri del passato stanno subendo un’evoluzione in linea con un progressivo e marcato miglioramento tecnico degli atleti.

Solo colpa di Icardi?

Se Icardi può essere considerato limitato e limitante in relazione alle soluzioni offensive da adottare per cercare di sfruttarlo al meglio e per l’incapacità di aiutare la squadra in situazioni di difficoltà (non pensavo che fosse possibile per una prima punta non subire neanche un fallo nell’arco di un’intera partita!) ho iniziato a sposare anche l’idea opposta e non per forza in conflitto con la prima: Icardi è un lusso per questa Inter e ne è limitato a sua volta.

Il ragionamento è semplice: a Icardi è riconosciuta una grandissima abilità da finalizzatore, nell’area piccola, ma l’Inter quante volte riesce a metterlo nelle condizioni ideali per rendere?

È solamente demerito suo?

La risposta, a mio modo di vedere, è una sola, ma dalle chiavi di lettura molteplici: ni.

Da questo punto di vista, l’argomento pesantissimo lo regalano i suoi compagni di squadra: durante l’arco della sua permanenza, soltanto Perisic è andato in doppia cifra come gol, pur essendo vero che non ha mai avuto accanto degli attaccanti così determinanti da meritarsi la doppia cifra di gol… ma lo stesso “esecrabile” Eder al fatidico “10 gol” negli ultimi anni prima di arrivare in nerazzurro accanto a Icardi.

Insomma, l’impressione è che un futuro senza Icardi non sia per forza una iattura.

Proprio per questo suo essere un giocatore anacronistico e per la pochezza tecnica nella quale è immerso, una sua eventuale partenza potrebbe rivelarsi un’operazione “win-win” per entrambe le parti in causa.

Lo sarebbe per Icardi, nel tentativo di arrivare in un club di livello tecnico maggiore in grado di poter ovviare alle sue già citate carenze e trarre il massimo dalle doti in suo possesso, sebbene al giorno d’oggi sia realmente complicato riuscire a rinunciare a un uomo in fase difensiva e nella costruzione della manovra concedendo un punto fisso all’avversario, come abbiamo visto chissà in quante partite con Mauro intruppato, letteralmente, in mezzo a due difensori centrali.

E lo sarebbe per l’Inter, nell’ottica di fare un’ottima (probabilmente enorme) plusvalenza e porre rimedio a quelle tante lacune presenti all’interno della rosa, creando un gruppo dalle caratteristiche più omogenee e armoniche.

Naturalmente, Icardi dovrebbe essere rimpiazzato da un degno sostituto, ma chissà che non possa essere più efficace avere una punta con 7/8 goal in meno ma che permetta ai compagni di andare in goal con frequenza maggiore.

Magari, un’attaccante che sappia anche accorciare giocando con la linea difensiva avversaria senza dettare unicamente la profondità, anche per favorire i tagli degli esterni e/o l’inserimento in corsa dei centrocampisti.

Alberto ADV ha già affrontato nel post-Bologna di questa stagione i limiti dell’argentino con un lavoro molto interessante corredato da analisi video, a cui vi rimandiamo se foste curiosi, cliccate sull’immagine per aprire il video, anche se la visione andrebbe accompagnata con la lettura dell’articolo originale:

Il discorso su Icardi, in fondo, è molto più semplice di quanto si creda.

Per provare ad analizzarlo lucidamente è necessario comprendere la direzione che intende seguire la società in sede di mercato e nella ricerca di determinati profili.

Quel che appare evidente, è l’imprescindibile necessità di alzare il livello tecnico e mentale della rosa, non vincolato esclusivamente all’acquisto di profili al momento irraggiungibili.

Icardi come ha inciso mentalmente? Quello che arriva a noi comuni mortali, con tutte le tare del caso, è di un giocatore che divide comunque.

E se non vogliamo fermarci solo all’aspetto mentale/morale, è indiscutibile che praticamente tutte le squadre di livello hanno attaccanti multidimensionali, e anche se non per forza dotati di grande tecnica e “qualità” (nella accezione di Spalletti) quantomeno capaci di reggere da soli il peso dell’attacco, bravi a proteggere palla, a far salire la squadra, essere un pericolo costante per l’avversario, capaci di svariare sempre.

Da Lewandowski a Cavani, da Suarez a Cristiano, da Lukaku ad Aguero, da Kane a Costa, per finire a Dzeko, Higuain e Mertens: giocatori tutti diversi per caratteristiche fisiche e tecniche ma tutti in grado di garantire multidimensionalità alla propria manovra offensiva.

Basta guardare una partita qualunque di una competizione europea per avere la dimensione esatta del discorso che stiamo affrontando: sono rarissimi i casi in cui uno qualunque dei protagonisti ad alto livello non partecipi all’azione, rimanga isolato e “imbucato” al centro in attesa di un pallone. Andando a memoria anche qui, si fa fatica a trovare una partita europea in cui un centravanti tocchi meno di una dozzina di palloni.

Per Icardi, invece, non è così raro: anzi.

In questa stagione ci sono ben 3 casi con meno di 10 passaggi effettuati:

  • Inter-Roma 6 passaggi;
  • Juventus-Inter 3 passaggi;
  • Inter-Fiorentina 9 passaggi

Poi ci sono altre 5 partite con la doppia cifra di passaggi acciuffata per i capelli: Roma (11), Spal (10), Bologna (10), Milan (11), Napoli (10). Da quel momento in poi qualcosa è cambiato nel gioco di Icardi (evidenti istruzioni di Spalletti) e i numeri sono cresciuti, fatte salve proprio Roma e Juventus.

L’Inter gestisce una media del 54% del possesso palla, vicino alla Roma con 58,6%: in tutte le partite che ha giocato da titolare, Dzeko non è mai sceso sotto i 10 passaggi a partita, in 10 partite su 25 (mancano 2 da subentrante) è rimasto sotto i 20, mentre per tutte le altre è sopra i 20 con una punta da 33 (proprio contro il Napoli: il massimo di Icardi è 23, contro il Benevento).

Prendere come pietra di paragone Mertens sarebbe ingiusto (appena 5 partite sotto i 20 passaggi), ma non si regge neanche contro Higuain (sotto i 10 solo da subentrato), tantomeno con Immobile che ha un “top” da 46 passaggi (anche per lui contro il Benevento) ed è rimasto sotto i 20 passaggi soltanto 9 volte in campionato (con due partite non intere).

L’ultimo paragone ha ancora più senso degli altri perché i due attaccanti hanno la stessa tendenza ad attaccare la profondità.

Se un giocatore tocca sì e no una mezza dozzina di palloni, ad un certo punto vuol dire che quello che fai non funziona, ma Mauro non cambia perché rimane in attesa di quella unica, individuale palla che gli salverà la prestazione.

Pochi palloni ma precisi? Neanche, perché Icardi non è nella top-20 degli attaccanti di Serie A per precisione nei passaggi: filtrando con almeno 14 partite da titolare (la metà di quelle giocate totali), inserendo tutti i calciatori offensivi del torneo,  il suo 75% lo colloca al 36° posto.

Quando l’Inter avrebbe bisogno di una punizione in più per respirare, Icardi non c’è quasi mai.

Quando l’Inter avrebbe bisogno di tenere palla per far salire la squadra, 9 volte su 10 Icardi attacca la profondità oppure non ha la capacità, o se volete la voglia, di lottare per trattenere quel pallone.

Quando l’Inter ha bisogno di un centravanti che accorci per fare spazio alle sue spalle per gli inserimenti dei compagni, Icardi resta lì nel mezzo, a volte dando l’impressione che il suo gol importi più del risultato di squadra.

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