L’Inter del futuro con o senza Icardi?

Terza parte

Il senso del ragionamento è quello che ha espresso Spalletti: l’Inter può permettersi un giocatore così condizionante? Questa squadra può concedersi il lusso di un giocatore così poco partecipativo?

Nel futuro dell’Inter, nell’Inter del futuro, c’è spazio per Mauro?

Una discriminante potrà essere rappresentata dal piazzamento finale di questa stagione. Una volta che sarà stata fatta chiarezza su questo punto, sarà più semplice capire se continuare con Icardi o meno.

Perché, volendo conferire verità all’assunto che lo considera uno dei migliori centravanti a livello mondiale, appare inutile vincolarlo per egoismo a un club che non ne rispecchia il presunto valore: sarebbe come far sfoggio di un Modigliani dentro un edificio senza fondamenta e a cielo aperto, soprattutto se il Modigliani in questione ti costa ogni anno sempre più spese di manutenzione (ingaggi al rialzo) che hanno un’incidenza più o meno diretta sul pagamento dei lavori di costruzione del complesso che lo ospita.

Sostituire Icardi con chi? Scartati i grandissimi nomi, la sostituzione potrebbe essere possibile utilizzando grande fantasia e attenzione cercando, prima della sua esplosione, il Lewandowski o il Drogba di turno, inteso non come tipo di calciatore ma come possibilità di influenzare positivamente la manovra.

Che poi è la strada più percorribile: l’individuazione di qualche ottimo giocatore non ancora arrivato in un grande club, appurata tra l’altro, a torto o ragione,l’ostinata volontà di Suning di non investire per giocatori oltre una certa soglia anagrafica.

Dando per scontato l’arrivo di Lautaro Martinez (non propriamente una prima punta, osservazione che porterebbe anche ad altre riflessioni) sarebbe interessante capire i margini con l’RB Leipzig per Timo Werner e osservare la situazione intorno a Michy Batshuayi.

Operazioni molto complicate e vincolate a una cessione di Icardi per una cifra monstre. Altrimenti, andrebbero individuati nomi meno in vista, vere e proprie scommesse da vincere: Ismaila Sarr del Rennes, il già naufragato Dolberg dell’Ajax, Haller dell’Eintracht Frankfurt, ecc. a meno di non trovare colpi che al momento sembrano improbabili, figuriamoci senza Champions League.

Quel che è certo è che, ogni nome risulta fuorviante in questo momento in cui siamo totalmente all’oscuro di ciò che verrà fuori dalle valutazioni di fine anno, dal bilancio e soprattutto da questo finale di stagione. Fermo restando che, se l’operazione Lautaro Martinez dovesse essere perfezionata, si tratterebbe di un acquisto importante per tanti motivi e innumerevoli reazioni a catena.

Tornando a Icardi e all’Inter, i matrimoni si fanno in due, ma è fondamentale capire quale strada si vorrà percorrere nel bene della squdara.

Perché di Icardi ne avremo tanti anche in futuro (come ce ne sarebbe stato un altro se non fosse arrivato nel 2013), ma di Inter ce n’è una sola ed è giusto ricordarselo e ragionare nel suo interesse, che poi è anche quello di ogni tifoso della Beneamata.

L’Inter continuerà a esistere anche senza l’argentino e non è scritto da nessuna parte che non possa essere un’Inter anche migliore.

In difesa di Mauro Icardi

Meazza, Piola, Boniperti, Borel e Altafini.

Basterebbero questi nomi per comprendere quanto sia paradossale questo periodo nerazzurro, in cui si riesce a identificare come “problema” un calciatore al quale manca 1 gol per stare appena un passo dietro ai signori di cui sopra, gli unici più giovani di lui a raggiungere i 100 gol in Serie A.

Altra lista.

Higuain, Trezeguet, Shevchenko, Crespo, Montella: se dovesse segnare un gol domenica contro la Sampdoria, solo questi calciatori avrebbero realizzato 100 gol in meno partite dell’argentino.

Che, però, non ha avuto la fortuna di giocare in squadre così performanti come quelle in cui hanno giocato gli altri e, soprattutto, ci ha forse giocato troppo presto, troppo giovane: ricordiamo che Icardi è arrivato all’Inter meno che ventenne e ha appena compiuto 25 anni.

Se provassimo a ragionare in termini di proiezione futura, considerando che in genere tra i 25 e i 30 gli attaccanti fanno più gol, Icardi ha tutte le carte in regola per arrivare nella top 3 dei marcatori di sempre in Serie A, al momento comandata da Piola (274 gol), Totti (250 gol) e Nordahl (225 gol). Se anche dovesse solo raddoppiare il numero di gol, rientrerebbe nei migliori 7 con Baggio (205), Di Natale (209), Altafini e Meazza (216).

Considerando soltanto i calciatori che hanno segnato più di lui in Serie A, soltanto 12 hanno una media gol a partita migliore di Icardi: il suo 0,553 gol a partita oggi gli vale un 82esimo posto nella classifica generale dei gol realizzati, ma che lo riporta avanti di molto se si considera solo la media gol a partita.

Davvero per l’Inter può essere un peso?

Il discorso credo possa essere più complesso di così, o quantomeno è una domanda che tenderei a farmi in un secondo momento, perché la prima che mi farei è più semplice e immediata: Icardi è capace di essere un attaccante diverso da quello che gli si rimprovera e che abbiamo evidenziato in precedenza?

Ecco, in questo contesto mi sento più a mio agio e riesco a rispondere con più facilità, perché la risposta è sì.

Ho ancora davanti agli occhi la prestazione dell’argentino in Inter-Juventus dell’anno scorso, con De Boer in panchina. Un match in cui fu un’iradiddio, capace di mettere a ferro e fuoco la migliore difesa italiana (da qualche anno a questa parte), facendoli ammattire tutti.

Ma non è l’unico esempio che potrei prendere, perché non sono poche le partite in cui ci sono stati più o meno grandi e più o meno intensi lampi di giocatore totale: Icardi può esserlo.

A questo punto la domanda successiva è spontanea: perché non succede più spesso?

Le ragioni credo siano due, anche se non solo due.

La prima è già stata evidenziata: Icardi non è uno di quei calciatori che ama snaturare le sue caratteristiche, anzi, se possibile, sapendo di essere letale, prova sempre a estremizzare i concetti del suo calcio.

Tendenza, però, che è tanto più accentuata quanto meno l’Inter è in grado di variare il suo gioco, di fornirgli palloni in verticale, di lanciarlo al momento giusto. Mauro sa, lo sa con certezza, che questa squadra può offrirgli pochi palloni e vorrebbe giocarli nel suo terreno di battaglia preferito, cosa che gli ha consentito di essere un enorme valore aggiunto per l’Inter, al punto da consentirgli (stagione 2015-2016) di realizzare 16 gol in campionato con meno di 1,7 tiri a partita: ovvero 1 gol ogni circa 3,5 tiri a partita.

Numeri pazzeschi da questo punto di vista.

L’Inter di quest’anno è molto più precisa nei passaggi rispetto alle precedenti, ma quando c’è da estrarre dal cilindro un passaggio importante, una verticalizzazione, un lancio lungo, i nerazzurri non ci sono, non più: per numero di passaggi lunghi riusciti, l’Inter è terz’ultima, lontana ben 10 lanci dalla Roma. Persino il Napoli del “tutto-palla-a-terra” completa 5 lanci buoni in più dell’Inter.

Indice

Loading Disqus Comments ...