L’Inter del futuro con o senza Icardi?

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Nel novero delle palle filtranti come potenziali assist, l’Inter ne ha create solo 7 a partita, il Napoli 25, la Roma 17: eppure sarebbe il terreno ideale per sfruttare Icardi.

Il paradosso vuole anche che l’Inter sia l’ultima per numero di errori sulle palle lunghe, ovvero solo 20, ma questo, se possibile, dimostra l’assioma di prima: i nerazzurri non si prendono quasi mai il rischio della giocata d’azzardo ma ad alta remunerazione.

Non prendo discorsi sul gioco o sulle occasioni da gol, individuali o collettive, perché ogni statistica di questo genere è chiaramente influenzata dalla presenza stessa di Icardi, se è lui che condiziona il gioco dell’Inter o viceversa o addirittura entrambe: quindi si corre il rischio di poter dire tutto e il contrario di tutto.

Prendo, però, il confronto Immobile-Icardi come buono e gli riconosco tutta la validità dal punto di vista della partecipazione al gioco e della precisione dei passaggi, ma volendogli aggiungere qualche ulteriore spunto di riflessione.

Immobile ha creato 32 occasioni da rete (passaggi chiave potenziali assist) su un totale della Lazio di 260: ovvero il 12,30% della squadra.

Icardi ne ha create 23 su un totale di 215 dell’Inter: ovvero il 10,7% del totale.

Niente male per uno “che si nasconde”, vero?  Cosa che nessuno nega, figuriamoci su un sito che ha avuto il coraggio di parlare del match di Icardi contro il Bologna per confrontarlo con… Bruno Petkovic!

Poi, è chiaro, che questo se possibile aumenta il rammarico di non vederlo più attivo nel gioco interista, ma qui si rientra nell’ambito del dilemma eterno, ovvero se è nato prima l’uovo o la gallina.

Per ciò che riguarda lo “sbattimento”, Icardi è perfettamente in linea, se non con gli altri, nella riuscita dei “duelli”:

E questo nonostante l’Inter non sia una di quelle squadre che fa molto ricorso al cosiddetto “centravanti boa”. Non sappiamo se è una scelta tattica indipendente oppure se è proprio Icardi a condizionare la scelta, ma l’Inter non lo fa praticamente mai e l’impressione è che, probabilmente, se venisse chiamato più spesso in causa, Maro potrebbe avere maggior peso all’interno della manovra d’attacco nerazzurra.

Anche perché il ragionamento è semplice e quello applicato prima per Mauro si può applicare all’Inter: se ti trovi in difficoltà e non riesci più a uscire bene con palla a terra, dopo aver perso 3, poi 4, poi 5, poi  palle in azioni infruttuose… cambia! Provaci. Perdere palla per perdere palla, almeno provi una variazione che rimetta in gioco il tuo centravanti.

Attaccante a cui va anche dato atto che ha avuto accanto praticamente zero centrocampisti d’assalto, di quelli che ti arrivano in corsa per sfruttare le sponde: andando a memoria, gli unici sono stati Kovacic e Guarin. Per il resto è stato un annegare in mezzo ai Melo, ai Medel, ai Kondogbia per arrivare ai più tecnici Vecino e Borja Valero che però hanno caratteristiche lontane da questo aspetto di gioco.

Discorso a parte per Brozovic, l’enorme “vorrei” del parco giocatori nerazzurro: potrebbe se volesse? Ne è capace? Ne ha voglia? Chi può dirlo.

Ma l’aspetto che credo sia più importante per valutare il peso di Icardi nell’Inter è il suo sostituto.

Se oggi togli Icardi, chi metti?

Vero, l’Inter ha avuto negli anni non proprio lontani un parco attaccanti a tratti mostruoso: Vieri a Crespo, da Cruz a Eto’o, da Adriano a Ronaldo a Milito per dirne solo di alcuni. Attaccanti tutti diversissimi per tecnica e capacità tattica ma individualmente capaci di sostenere l’attacco con la multidimensionalità di cui sopra.

Ma oggi, disponibili, prendibili, vogliosi di sposare questo progetto e, soprattutto, che diano certezze… quanti ce ne sono?

Datemi un Milito e vi solleverò una coppa… ma datemelo!

Nel calcio moderno, sono pochissimi gli attaccanti in grado di cambiare nettamente il gioco di una squadra, carenza che ha convinto alcuni allenatori a giocare col cosiddetto “falso nueve” oppure ad adattarci un esterno, ovvero la via che hanno seguito Aguero e Mertens (potremmo dire anche l’ultimo Sanchez dell’Arsenal, che rischia di fare una fatica bestiale allo United proprio per la sua trasformazione in punta pura), per non parlare ovviamente di Messi e Cristiano, quando giocano da centravanti.

Ci sono dei casi di attaccanti ultra-completi, vedi Lewandowski, capaci di far tutto, sorreggere l’attacco e al tempo stesso segnare valanghe di gol: ma quanti Lewandowski ci sono? Dzeko, che è uno degli attaccanti più bravi dal punto di vista tecnico, è uno che tendenzialmente non segna moltissimo (in carriera solo 4 volte sopra i 20 gol: i 39 dell’anno scorso si accoppiano solo con i 36 del 2008-2009 al Wolfsburg) e ha bisogno di avere gente che gli corre attorno: e l’Inter non ha i suoi Salah, Perotti o Nainggolan.

Tutti gli altri hanno dovuto adattare il proprio modo di giocare alla nuova realtà, e gli esempi principali sono proprio quelli di Higuain e Immobile: il Ciro di questa stagione ha già più passaggi dell’Immobile dell’ultimo anno di Torino.

Higuain al Napoli, invece, era molto più presente nel gioco ed è stato costretto ad adeguarsi alla nuova realtà, a essere più preciso, a vedersi più determinante anche nella singola giocata: dopo 25 partite ha già superato l’Higuain di Napoli come palle recuperate, ha percentualmente più assist, vince notevolmente più duelli (passato dal 32% e 47% a oltre 56%), mentre sembra essersi attestato abbondantemente sopra l’80% come precisione nei passaggi, cosa mai successa al Napoli.

Ma questo ragionamento non va contro Icardi?

No, l’esatto contrario. Perché qualunque attaccante oggi vada all’Inter è difficile che possa incidere in maniera sostanziale nel modo di giocare: non con la squadra costruita in questo modo, a meno che non si chiami Lewandowski, Dzeko o si trovi in giro l’erede di Drogba… e ho persino il dubbio che gli stessi Lewandowski e Drogba oggi potrebbero cambiare radicalmente il gioco e il destino di questa squadra.

Si badi, non è l’odiosissimo discorso del “benaltrismo”: non è il classico “l’Inter ha altri problemi”. Perché ogni ruolo è importante, ma lì davanti si gioca una partita fondamentale per il futuro nerazzurro.

La verità è che l’Inter ha un patrimonio quasi inestimabile in Icardi: se ne ha le capacità e ne ha la voglia, cambiargli squadra attorno potrebbe dargli più opportunità di segnare e di essere presente nel gioco dell’Inter.

In questa ottica, è innegabile che la sua trasformazione è necessaria, è un passaggio fondamentale sia per lui che per l’Inter: Mauro deve evolvere, deve influire di più nella manovra. Non può permettersi, né lui né l’Inter, di sparire dal gioco, di avere partite con 3 palloni giocati, zero duelli vinti e troppi zero nella casella delle statistiche.

Rimane un passaggio troppo importante nella sua evoluzione, anche in ottica della nazionale, anche se quello che ci interessa di più è proprio la sorte dei colori nerazzurri.

Anzi, di più: la permanenza di Icardi probabilmente ci dirà quanto grande sarà l’Inter, o almeno l’idea di Inter che si vuole sviluppare.

Perché a oggi ci sono due sole alternative conosciute: Eder e Lautaro Martinez. Il primo non lo commento, il secondo sembra bravissimo… ma quanto significa “saltare nel vuoto”?

 

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