Milan-Inter 0-0: Icardi tiene in vita il Milan

Seconda parte

BROZOVIC 7,5: mettiamo prima le cose negative: alcuni palloni, pure troppi, li sbaglia per eccesso di sicurezza, per superficialità e per una tensione emotiva pari allo zero.

Poi, però, c’è il nuovo Brozovic, quello che tocca una quantità industriale di palloni (ben 121 passaggi!), cuce gioco e soprattutto crea variazioni sul tema che per larghi tratti diventano l’unica vera arma pericolosa dell’Inter: le sventagliate in profondità o ad allargare il gioco per far respirare la manovra sono una delizia per gli occhi, diventano spesso dei potenziali assist, danno tutt’altro spessore alla manovra.

Era atteso ad una prova di maturità che, purtroppo, non supera con voti pienissimi, ma sono comunque voti molto alti e ti accorgi che la storia è cambiata quando, ad un certo punto, ti riscopri a desiderare che i compagni gliela diano più spesso, gliele diano tutte purché il gioco passi da lui… quando fino a 50 giorni fa speravi che non ne toccasse neanche una.

La trasformazione è pazzesca: oltre a ritrovarci un regista dal passo naturale, si riscopre anche lottatore (splendida la palla rubata a Kessié in transizione negativa che diventa positiva) e non perde il vizio di farsi vedere dal limite, cercando il gol in almeno 3 occasioni.

Il tutto si può dire con una sola parola: chapeau.

CANDREVA 6,5: in qualche caso fa confusione, soprattutto quando si trova a condividere gli stessi 30 metri quadrati con Cancelo, segno evidente che tra i due non sembra esserci grande affinità.

La presenza del portoghese, però, gli concede una libertà che si rivela utile e talvolta anche produttiva, come nell’assist a Icardi per il gol annullato.

Vero che gli manca sia il gol che l’assist, ma almeno per quest’ultimo non è colpa sua: il primo glielo nega il Var, il secondo lo sbaglia Icardi, clamorosamente.

EDER 5,5: il senso del cambio c’è, perché impegna i due difensori centrali, destabilizza la posizione di Rodriguez e lascia così campo a Cancelo.

Solo che non riesce mai a essere davvero utile né pericoloso.

RAFINHA 6,5: galleggia nella normalità per mezz’ora, poi sale in cattedra e i rossoneri non lo prendono più: se la manovra dell’Inter è cambiata è anche perché Rafinha fa sempre da riferimento e perde pochi palloni, oltre a recuperarne parecchi, molti più di quanto non si speri in un giocatore che in teoria dovrebbe essere quello dal tasso tecnico più alto.

In area, però, mostra di avere perso l’abitudine al gol, ed è un peccato perché qualche occasione ce l’avrebbe anche.

Negli ultimi 20 minuti non ne ha più e esce stremato.

BORJA VALERO 6,5: entra e lo fa col piglio giusto, trovando sempre l’half space libero e trovando corridoi importanti soprattutto per Perisic e D’Ambrosio.

Certo non è il suo ruolo e la speranza è che in certe partite più abbordabili si possa vedere un centrocampo con lui in campo assieme a Brozovic e Rafinha.

PERISIC 6,5: in netta crescita fisica e mentale, e va dato atto a Calabria di aver fatto una gran partita in copertura, perché un altro sarebbe stato fatto a fettine.

In un paio di occasioni, su cross, non ci crede e la palla gli sbuca improvvisamente sorprendendolo.

Oltre a una qualità che sta tornando a ottimi livelli, ci mette una quantità e una corsa che  risultano fondamentali in certi tratti di partita.

ICARDI 4: incredibile.

Incredibile.

Incredibile.

Incredibile.

La partita di Icardi si riassume in una sola parola ripetuta quattro volte.

Incredibile che il Var intervenga su una fattispecie nonostante fosse stata data indicazione che non sarebbe intervenuto.

Incredibile che sbagli il gol sull’assist di Candreva, trovandosi un po’ troppo in avanti rispetto a quanto necessario.

Incredibile che sbagli l’ultima occasione, a porta vuota, senza nessun disturbo avversario Per un attaccante normale diremmo che è più facile sbagliare quest’ultimo, in un’azione particolare, quando arrivi sul pallone proprio all’ultimo e a fine partita: ma Icardi non è un attaccante normale e con lui questi gol sono gol 999 volte su 1000. Purtroppo oggi era la giornata sbagliata tra le 1000.

Incredibile, infine, che giochi una partita totalmente anonima, con pochissima, direi persino imprecettibile partecipazione alla manovra offensiva, senza quasi mai fare un pressing utile, senza guadagnarsi (a parte in una sola occasione) un fallo utile, tenere su una palla importante (tranne che in una sola occasione).

Una di quelle partite buone per i suoi detrattori perché costringe l’Inter a giocare sostanzialmente con un uomo in meno: se poi ci aggiungi i gol sbagliati, il conto è presto fatto.

A parziale discolpa, però, va detto che sembrava correre male ed è probabile che l’ultimo acciacco abbia lasciato qualche segno: se riposerà la prossima ne avremo la certezza.

SPALLETTI 6,5: l’Inter fa davvero una buonissima partita, in cui avrebbe di certo meritato di raccogliere i 3 punti.

Gli va dato atto di avere aggiustato le storture che si erano venute a creare, insistendo su D’Ambrosio a sinistra e ottenendone i frutti; lasciando dentro a destra sia Cancelo che Candreva, ma trovando la soluzione giusta per non sovrapporli; reinventando Brozovic in un ruolo che nessuno aveva mai esplorato prima e riscoprendo invece un regista di qualità e sostanza, di quelli che si sperava arrivassero dai due ultimi mercati; cercando e ritrovando la buona vena di Perisic.

Insomma, l’Inter di oggi sembra più matura: se mentalmente regge, il 4° posto è decisamente alla portata.

Dispiace solo che non abbia tutte le frecce disponibili, perché il senso del cambio di Eder c’è tutto ed è anche azzeccato dal punto di vista tattico: il Milan nel finale stringeva con i terzini per chiudere il secondo attaccante, ma così facendo lasciava libero l’esterno di turno, ora Perisic ora Cancelo, innescati alla perfezione da Borja Valero e dal piede fatato di Brozovic.

Purtroppo, però, l’applicazione dell’idea dipende anche dal materiale che hai: e se hai un nokia 3310 (pace all’anima sua gloriosa) puoi chiedergli di fare telefonate, per il resto devi chiedere a dispositivi di altra generazione.

ARBITRO DI BELLO 5,5: la disparità del metro arbitrale è sinceramente eccessiva: si passa dalla fiscalità più assoluta su micro-contatti che i rossoneri esagerano come se si trattasse di violenza allo stato puro, alla licenza di uccidere (vedi almeno due gialli risparmiati su falli subiti da Rafinha).

Quando c’è da cascarci, ci casca volentieri, fatta eccezione per alcune palesi simulazioni di Cutrone che non fischia.

Concede anche che i rossoneri prendano sempre la palla a gioco fermo, rallentando la ripresa del match come se niente fosse.

Ci si ritrova, infine, con una sproporzione inaccettabile nel numero di falli fischiati (14 a un incredibile 7 per i rossoneri) e nelle ammonizioni, 4 per l’Inter e 1 sola per il Milan.

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