L’analisi del derby, scelte e cambiamenti tattici

Terza parte

 

A chiosa di questo ragionamento, una statistica parziale che racconta perfettamente entrambi i lati della medaglia.

Al 13esimo minuto l’Inter aveva già perso palla 8 volte, tra passaggi sbagliati e palle recuperate dal Milan, ma a fronte di questo numero “8” c’è un altro numero, il “7”, che parla di possesso riguadagnato.

Errori sì, ma con capacità di riprendere la palla e di annullare o quasi il peso delle palle perse.

 

A fronte di queste imprecisioni, però, molte altre cose positive. Nell’articolo di premessa abbiamo sottolineato la prestazione di Brozovic ed è proprio a lui che voglio dedicare qualche spezzone, mostrando come la sua capacità tecnica abbia fatto guadagnare all’Inter una manovra più ariosa, imprevedibile, spesso guadagnando un tempo di gioco.

 

In condizioni normali, un pallone del genere sarebbe stato stoppato e l’azione avrebbe auto ben altro svolgimento, molto più lento, costringendo D’Ambrosio a stare più basso.

La qualità di Brozovic con entrambi i piedi, invece, cambia tutto, perché anche una palla così così può diventare un inizio di azione importante: col sinistro a scavalcare Suso… non lo vedevamo da qualche tempo.

Qui stesso ragionamento ma in condizioni estremamente più complicate. A fare la differenza, non solo il sinistro di Brozovic (nella metà campo interista non si vedeva un mancino dai tempi di Ricky Alvarez, credo), ma anche la bravura di Rafinha nel cercarsi e trovarsi spazi importanti senza dare mai riferimenti precisi a Montolivo.

Va anche detto che il Milan non si è piazzato benissimo, ma il pressing di Kessié è giusto, solo che Brozovic aveva gli anticorpi giusti.

Anche qui, azione che sembra più semplice delle altre ma basta aver seguito l’Inter negli ultimi anni per comprendere quanto sia diverso il modo di impostare l’azione con questa capacità di avere un passaggio così morbido, una piccola apertura di 20 metri a disinnescare il centrocampo avversario.

L’azione dell’Inter ne guadagna sempre.

 

I cambi di gioco sono stati un elemento fisso della partita, soprattutto nel secondo tempo quando, con scelta costante e consapevole, l’azione si forzava a sinistra, con l’accentramento dell’esterno di destra (Candreva o, poi, Eder), per lasciare Cancelo libero contro Rodriguez.

Qui si vede con maggiore chiarezza che in altre occasioni, ma la cosa fondamentale è potere fare questa apertura senza dare al Milan il tempo di adeguarsi: Brozovic prende la palla, un tocco e apertura.

Per la manovra dell’Inter è grasso che cola.

Nel video sotto, invece, il grande demerito del Milan e di Gattuso: non avere mai né cercato né trovato le contromosse per limitare Perisic. Bonaventura è spesso attirato da Gagliardini fuori dalle zone importanti, Montolivo è raramente perfetto (qui costretto da Candreva nello spazio di mezzo) e Kessié è combattuto tra l’aiuto a Calabria, il controllo di Brozovic e il sostegno a Montolivo per via della posizione di Rafinha.

Probabilmente sarebbe bastato invertire il triangolo di metà campo, con Bonaventura trequartista a dar fastidio a Brozovic: così, invece, 10/15 metri di campo per il croato sono davvero troppi e, anche se non sempre millimetrico, il suo lancio è capace di aprire la difesa del Milan come una cozza.

Ho definito Brozovic dal passo “monocorde”, ricordate? Ora riguardate questi 5 video e avrete la risposta: il passo in corsa di Brozovic è praticamente sempre lo stesso, ma come ho spiegato non è un difetto, è solo un modo di giocare che hanno alcuni centrocampisti. Quello che poi cambia è il modo di far viaggiare la palla… e in questo caso viaggia più che bene.

In questa ultima parte, piccole pillole di aspetti interessanti che abbiamo toccato negli articoli precedenti.

Per quanto riguarda Handanovic, rispetto a quello che siamo abituati a vedere di solito c’è stata una improvvisa impennata nella qualità del gioco con i piedi. Non sappiamo se si è trattato di un lavoro specifico o se è solo un fatto di maggiore concentrazione, ma è evidente che in quella decina di occasioni in cui Handanovic è stato costretto a fare più di un “passaggetto”, è risultato decisamente più efficace.

Alcuni lettori mi hanno chiesto delucidazioni su uno dei voti dati a Handanovic qualche settimana fa, una insufficienza con l’unica motivazione di una scarsa efficienza con la palla tra i piedi.

Ma il portiere non dovrebbe soprattutto parare? Davvero è così importante che sappia impostare con qualità?

La risposta è sì, soprattutto se si parla di calcio moderno. E in questo caso ho la fortuna di un’azione che non poteva essere più esplicativa.

Si tratta dell’azione del gol annullato! E tutto parte proprio dall’apertura di Handanovic su D’Ambrosio: il fatto che il Milan sia proteso in uno dei rarissimi pressing alti (pur non altissimo), non proprio il massimo dell’organizzazione, consente ai nerazzurri di trovare spazi e tempi per fare del male.

 

La  buona qualità dell’apertura consente a D’Ambrosio di ricevere palla indisturbato, ma niente sarebbe accaduto se non ci fosse stato il buon posizionamento di Rafinha (ripetiamo ad libitum, davvero ottimo in questo suo galleggiare ai lati di Montolivo) e l’accentrarsi di Candreva. Se a una prima osservazione poteva sembrare uno sviluppo casuale, dopo aver analizzato alcuni aspetti della partita si può apprezzare quanto sia un naturale svolgersi di concetti cercati e ricercati con insistenza.

Con, in più, un Handanovic partecipe positivo.

Positivo soprattutto se paragonato al dirimpettaio, uno dei portieri in assoluto più scarsi con i piedi che abbia visto da quando guardo calcio, e non sto esagerando.

Il conto dei palloni sparacchiati dal giovane portiere rossonero è incalcolabile, ma non è l’unico difetto.

A mero titolo esemplificativo, prendiamo soltanto l’azione del gol annullato a Icardi, se non vi si attiva il loop fatelo voi manualmente, guardando sempre Donnarumma perché il movimento del portiere ha davvero del comico: in questi casi si è soliti dire che il portiere deve stare in piedi quanto più tempo possibile, coprendo il massimo della porta con il corpo.

Con Donnarumma nulla di tutto ciò, e dall’inquadratura da dietro è clamorosa la mancata copertura del primo palo.

Fanno passare questo portiere come uno dei migliori d’Europa eh, addirittura titolare della nazionale: sulla Gazzetta dello Sport ha preso 6,5!

Altro calciatore che per adesso sta ricevendo un certo sostegno mediatico è Cutrone, che sempre sulla rosea prende un 6 pieno. Rivedendo la partita il mio voto rimane 5 senza appello.

 

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