Torino-Inter 1-0: pagelle tattiche

Seconda parte

 

GAGLIARDINI 6

Contro il dinamismo del Torino lui fa più fatica di tutti, perché non trova quasi mai la posizione giusta e si trova spesso costretto a fare dei pressing assurdi fuori posizione, che lo portano a correre tantissimo e male.

Il caso più emblematico è quello sull’azione del gol del Torino.

Tutto nasce da una rimessa laterale, quindi è chiaro che l’Inter è disposta in maniera atipica; la palla sbagliata da Cancelo (su fallo di Obi, ribadisco), però, lo dovrebbe portare a più miti consigli e occupare spazio più che portare pressione prima su Moretti e poi su Ansaldi.

Rivedendo l’azione lui fa un torello incredibile, che gli sarebbe anche perdonabile se non fosse che lo abbiamo visto almeno un’altra decina di volte.

A questo aggiungiamo anche tanti stop non precisi che lo hanno costretto a passaggi di fortuna, facendo perdere un tempo di gioco alla manovra dell’Inter.

Rispetto alle ultime uscite un passo indietro, sia in precisione che in efficacia nel recupero palla, anche se quando c’è da lottare lotta e non si tira indietro.

BROZOVIC 7

Ero tentato di metterci su anche un segno meno dopo il 7, perché alcuni passaggi sbagliati sono davvero incomprensibili.

Sarebbe comunque stato ingiusto, perché gli errori registrati ne hanno già penalizzato il voto, che rimane alto perché la partita rimane comunque davvero buona.

Per la prima volta da quando gioca in questo ruolo incontra un avversario che gli mette costantemente qualcuno addosso: Mazzarri ha chiesto praticamente a tutti di alternarsi su Brozovic, ma in particolar modo a Belotti, Baselli e Obi.

In molti casi ci sono riusciti, limitando molto il raggio d’azione del croato che non ha avuto gli stessi spazi del Milan: il risultato è una partita meno appariscente in fase di possesso.

In fase di non possesso, invece, fatta eccezione per alcune situazioni gestite alla Brozovic vecchia maniera, si erge come un medianaccio qualunque, un Gargano fortunato, un Medel dotato di piede e testa: la Lega Serie A gli attribuisce una dozzina di palle recuperate, io ne ho segnate un paio di più.

Se prova di maturità doveva essere, maturità è stata, anche se aspettiamo altri test: paradossalmente sarà più difficile nelle prossime contro Cagliari e Chievo (contro l’Atalanta non ci sarà, purtroppo) piuttosto che contro la Juventus.

Insomma, nelle prossime 4 partite capiremo quanto affidamento si potrà fare l’anno prossimo su Brozovic.

E, no, non ho sbagliato: sono 4 partite, non 3. Perché quel “purtroppo” che avete letto prima, riferito alla sua assenza contro l’Atalanta, la dice lunga, lunghissima su quanto e come siano cambiate le cose da un mese a questa parte…

BORJA VALERO 5,5

Ormai ha il francobollo appiccicato addosso e non se lo scrolla più, al punto che gli si attribuiscono demeriti non suoi e si tira dritto sulla valutazione talvolta a prescindere dal match.

Il suo non è stato malvagio, affatto: segnato con la matita rossa, due volte, c’è soltanto un passaggio sbagliatissimo verso Perisic che aveva preso il tempo al suo avversario diretto.

Di suo ci ha provato, ma da una parte lui è un giocatore che ha bisogno di gente vicina, di possesso palla continuo, di fare un altro tipo di gioco; dall’altra il movimento dei tre davanti è tornato bradipico, fatta eccezione per la prima mezz’ora di Candreva e qualche iniziativa isolata di Perisic.

Anche la risalita dell’Inter non è mai stata velocissima e questo lo ha penalizzato.

Chiaro, poi, che non sia un trequartista e che la sua interpretazione del ruolo è molto diversa da quella di Rafinha: molto più portata all’arretramento, spesso centrale, nel suo caso, mentre quello dello spagnolo è più da interno di metà campo, come abbiamo visto nella precedente analisi del derby.

Tutto considerato, contro Cagliari o Chievo mi aspetto una metà campo con Brozovic-Valero-Rafinha.

CANDREVA 6,5

Per mezz’ora o giù di lì è l’incubo della difesa granata, con Ansaldi e Moretti che non riescono quasi mai a trovare le contromisure giuste: il secondo poi si riprende e fa una gran partita.

Dopo averci provato un paio di volte, esagerando un po’, cala, anche perché prende 3/4 calcioni per i quali Tagliavento decide che non è neanche il caso di intervenire.

Alla fine è lui quello che ha tirato di più in porta, ma stavolta risulta non proprio efficacissimo in fase di non possesso.

Non proprio il massimo il suo atteggiamento da bella statuina nell’origine dell’azione del gol.

PERISIC 5

Dispiace, perché c’è, su questo non c’è dubbio.

Sulla traversa fa il massimo, perché contrastato da un difensore, ma qualche minuto prima ha l’occasione buona per fare del male al Torino, a porta vuota… sarebbe bastato un pallonetto facile facile e sarebbe stata tutt’altra partita.

Corre, corre tantissimo, si sacrifica, è sfortunato nella deviazione che serve De Silvestri che poi crossa per Ljajic: ma lui recupera, altri dormono.

Nel finale sparisce perché la partita diventa un assedio con troppi cross sbagliati e lui non si trova mai al posto giusto, né da crossante né da ricevente.

RAFINHA 6+

L’Inter ha bisogno di cambiare passo e lui subentra al posto di Candreva ma lasciando spazio a Cancelo sulla fascia.

I primi minuti non sono granché , quasi monotematici nella ricerca proprio del portoghese, poi cresce anche perché l’ingresso di Karamoh gli lascia totale libertà di movimento: il fatto di avere a destra un Cancelo più determinato che nel primo tempo e un Karamoh molto più mobile dell’ultima mezz’ora di Candreva lo agevola non poco, anche se l’impatto sulla gara è inferiore a quanto ci si aspettasse.

Su Rafinha il discorso si fa un po’ più delicato e particolare e vedremo di affrontarlo in settimana, ma sul match avrebbe la possibilità di mettere il timbro: il palo decide di no.

KARAMOH 6+

Si trova anche gli spazi giusti per fare male al Torino ma la fase di realizzazione del pericolo è da rivedere.

Il fatto che abbia questa tendenza a puntare sempre l’uomo è un’arma, soprattutto nei finali di match: peccato che non si sia concretizzato nulla.

ICARDI 5-

Un tiro in porta su calcio d’angolo, miracolo di Sirigu.

Per il resto un’altra partita da grande assente, per lo più ingiustificato. Perché l’Inter avrebbe bisogno del suo supporto, della sua presenza, dell’undicesimo giocatore che partecipa alla manovra.

Soprattutto quando le avversarie sono più chiuse, a maggior ragione se Perisic e Candreva hanno l’ordine di accentrarsi spesso, sarebbe utile che si togliesse da riferimento centrale, perché così in mezzo ci si intruppa sempre e l’avversario ha spesso la meglio; perché così, soprattutto quando ce n’è più bisogno, all’Inter non rimane altro che sparacchiare palloni in mezzo nella speranza di trovarlo.

Solo che lui è in una di quelle giornate in cui non lo trovi, in cui fa spesso il movimento sbagliato: ci sono alcuni assist, soprattutto di Perisic (e in particolare uno nel primo tempo, sul secondo palo: forte sì, ma bellissimo e con Mauro in ritardo), in cui lui non crede e non va, sbagliando.

Ne avrebbe un’altra in cui ci arriva al momento giusto, su assist di Cancelo, solo che è di sinistro al volo e la cicca male.

A sua parziale, parzialissima, discolpa va detto che Tagliavento proprio non gli concede un fallo che sia uno, un paio li abbiamo mostrati ieri nelle immagini con Burdisso letteralmente addosso a Icardi, in un caso addirittura con tentativo di laccio californiano… ma rivediamolo va, che fa sempre bene.

 

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