Cronaca di un post-partita surreale

Seconda parte

 

Perché la verità vera è che quello è rigore.

Lo dice il regolamento, lo dice la logica del campo, lo dice ogni dannata ragione che sia fondata sulla realtà dei fatti.

In un quarto di finale di Champions come in terza categoria. Al 97° minuto come al 4°. E non darlo sarebbe stata una decisione assurda, ingiusta, sbagliata, perché il regolamento non cambia al cambiare del minuto, rimane sempre quello.

Anche tenendo conto del fatto che, nella squadra che lo sta subendo, c’è un giocatore di 40 anni all’ultima partecipazione in Champions, non riesco proprio a capire come si possa non dare.

Non è questione di cuore, non può essere questione di cuore: altrimenti facciamo il calcio per i 40enni ex glorie e vincano sempre loro.

Cioè, lo so che il regolamento di questo sport fa specifica menzione del fatto che se il tuo portiere ha annunciato l’addio al termine di questa stagione ed è unanimemente considerato il più forte della storia e della galassia, oltreché il più integerrimo, e che secondo questo regolamento allora la squadra ha diritto all’annullamento di una decisione arbitrale a scelta.

Ma non questa decisione.

Anche perché, a dirla tutta, ci sarebbe l’ovvia e altrettanto sacrosanta espulsione del difensore marocchino (per chiara occasione da rete doveva essere espulso e, comunque, era già ammonito e il secondo giallo era davvero il minimo sindacale).

Ma anche se so che vi stupirò, vi dico che la valutazione del fallo da rigore non è neanche la cosa più allucinante a cui sto assistendo di fronte alla TV.

Quello che davvero mi sorprende è la rabbia, la veemenza e l’aggressività di tutte le persone in studio, chi più chi meno, assolutamente sproporzionate, a meno che non pensiamo di essere sintonizzati su Juventus TV (o come cavolo si chiama).

Tutti, dal conduttore Sabatini a Cesari, da Ferrara a Di Livio (ma gli ex-calciatori di altre squadre che non siano la Juve esistono ancora o sono morti tutti? Nessuno che vuole fare l’opinionista televisivo?), che si scagliano contro il Real, contro l’arbitro, contro la UEFA, con la bava alla bocca, come predatori feriti che azzannano senza pietà la preda moribonda che ha osato ribellarsi.

Una di quelle cose che ti lascia il tempo di dire solo tre sillabe: cioè, boh.

Ma tranquilli, perché siamo ancora molto lontani dalla fine.

Perché negli schermi entra, prepotentemente lui.

Il monociglio.

Andrea Agnelli comincia a disquisire, ovviamente senza alcun accenno di contraddittorio (figuriamoci), della necessità di introdurre il VAR al più presto anche in Europa (ma il suo capitano, che ritroveremo più avanti, non aveva affermato, pochi mesi fa, che il VAR era un mostro e che il calcio stava diventando sempre più simile alla pallanuoto?), del fatto che le squadre italiane siano sistematicamente danneggiate per colpa di Collina (evidentemente Perugia brucia ancora) che, essendo italiano ed essendo vanitoso (!), danneggia indirettamente le compagini nostrane (!), citando anche, in un’operazione “acchiappa-like” tanto meschina quanto puerile, anche i torti arbitrali subiti da Roma, Milan e Lazio (come se gliene fregasse qualcosa).

Oltre, ovviamente, a criticare sia il rigore che l’espulsione di Buffon, giudicata eccessiva a causa di una non meglio precisata mancanza di sensibilità da parte dell’arbitro, virtù (la sensibilità) a quanto pare imprescindibile a questi livelli.

Segnatevi questa parola. Sensibilità.

Perché più avanti, nel momento clou della serata, diventerà l’epicentro di tutto.

Tornando a noi, Agnelli si spinge addirittura oltre, arrivando a criticare la “eccessiva, anche se tecnicamente corretta”[cit. sua, lo giuro] espulsione di Dybala dell’andata.

Oltre ogni logica, ai limiti della follia.

O meglio, la follia viene superata, oserei dire polverizzata, quando il conduttore, forse nella speranza di compiacere oltremodo l’intervistato alleviandone il dolore sportivo, si lancia in due domande/osservazioni simil-complottare riguardanti la presunta precocità anagrafica dell’arbitro (33 anni) e l’impunità di Sergio Ramos che, da squalificato, sostava bellamente nel tunnel degli spogliatoi dello stadio.

Un delirio talmente conclamato da non trovare nemmeno l’appoggio del presunto beneficiario, che, in un momento di lucidità, respinge, ridicolizzandole, tali teorie.

Tra l’altro, ci sarebbe da discutere per ore sulla furbizia di un uomo che fa della dietrologia spiccia sulla età di un arbitro con una persona che ha assunto la presidenza di una società di calcio più o meno alla stessa età (35).

Per ore.

Ma non lo faremo, perché non abbiamo tempo.

Perché, come avrete capito, lo studio televisivo è un vulcano in perenne eruzione; la tensione, la rabbia, il fervore sono il leitmotiv del programma e non possiamo rilassarci un attimo.

Nel frattempo, infatti, deve essere accaduto qualcosa in studio perché, al rientro, Sabatini, forse inondato da messaggi di gente che metteva un pelino in dubbio la tesi del non rigore, se ne esce affermando che “ovviamente ci sono gli juventini che pensano che questo non sia rigore, ma ci sono anche tifosi di altre squadre che invece sostengono che si tratti di rigore”.

Già, e allora come ne usciamo?

Semplice, riprendiamo le parole di Andrea Agnelli sull’introduzione del VAR anche in Europa, affermando che, parole di Cesari, “con il VAR perlomeno si sarebbero tolti tutti i dubbi e si sarebbero eliminate le proteste”.

Ma come, fino ad un attimo fa era chiaramente un NON rigore, e 30 secondi dopo è solo un problema di certificazione da parte del VAR? Che poi, se la decisione presa è corretta, che senso avrebbe rimuginare sull’assenza del VAR in questo caso specifico?

Non vi capisco e, come Valentino Rossi, comincio ad avere paura.

Che non si placa di certo quando arriva il turno dell’allenatore della Juve.

Che vorrebbe pure parlare della prestazione (d’altronde gran parte del merito è suo), ma proprio non ce la fa a non focalizzarsi sul rigore. Spostando, però, a sorpresa, il tiro su un episodio, a quanto pare eclatante, fino a quel momento colpevolmente ignorato da tutti: il fallo su Cuadrado all’andata.

Lo so, lì per lì vi sarete tutti domandati: ma a quale ca…volo di episodio fa riferimento?

Ovviamente, la solerte regia Mediaset ripropone immediatamente l’episodio incriminato.

E scopriamo quindi che, all’ultimo respiro della partita di andata, Cuadrado giunge solo davanti a Navas e calcia incredibilmente fuori.

Qualche tempo dopo, più o meno mezzo secondo, il gambone di un difensore del Real forse lo tocca, lo sfiora, e l’attaccante bianconero, come è suo stile, non se lo fa ripetere due volte crollando a terra in preda agli spasmi tipici della morte.

Per un attimo abbiamo temuto che gli si dovesse amputare la gamba, fortunatamente è ancora tutot intero.

Rigore? No, assolutamente.

Ma facendo pure finta che lo sia, qualcuno riesce a spiegarmi perché l’arbitro, nel giudicare il fallo di Benatia, avrebbe dovuto tener conto di quell’episodio?

Porquè? Porquè? Porquè?

Forse la risposta è sempre nello stesso regolamento di prima, quello speciale per il portiere più forte della galassia: se all’andata non ti danno un rigore, al ritorno è giusto tenerne conto… se conviene al portiere più integerrimo dell’universo.

Naturalmente, nessuno in studio che provi a cambiare registro (anche solo per curiosità professionale, mica per altro eh) chiedendo al mister: “Uè, fenomeno, ma gli ultimi due cambi a disposizione te li volevi riportare a casa come souvenir?”.

O anche uno del tipo più specifico: “cosa è accaduto, secondo te, nella testa di quei deficienti che nell’ultimo assalto dell’ultimo minuto fanno un fuorigioco con un cross dai 20 metri, lasciando il povero Alex Sandro (terzino piuttosto atipico da questo punto di vista) solo con Cristiano Ronaldo e, pertanto, preoccupatissimo di non lasciarlo solo e rimasto l’unico della truppa?”.

Oppure: “quanto pensi sia deficiente Benatia che si tuffa su Vazquez in quel modo a 2 metri dalla porta?”

O ancora: “Sai, ci sono portieri flagellati per molto meno, ma perché Buffon è rimasto impalato tra i pali?”

O ancora: “L’azione del gol nasce da un fallo laterale nella metà campo del Real Madrid: non era quello, forse, il momento ideale per un cambio? Così da consentire alla Juventus di ricompattarsi tutta dietro e perdere 30 secondi fondamentali?”

Guardate quanti secondi passano con Allegri a 10 metri:

Insomma, qualcosa di giornalistico.

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