Atalanta-Inter 0-0: pagelle e 1° approfondimento tattico

Seconda parte

 

SANTON 5

Il numero dei passaggi sbagliati a fine partita si ferma a 15, la precisione al 67%, le palle perse tante.

In difesa si fa notare praticamente solo per le tante volte in cui viene chiamato in causa dal suo lato sui rilanci dei bergamaschi: lui ne vince tanti (8 su 11) e in attacco si fa notare solo per un tiretto da fuori area.

Letteralmente un pesce fuor d’acqua, sale in ritardo, copre in ritardo: l’Atalanta dal suo lato gioca spesso e volentieri, lo supera prima attirandolo e poi scavalcandolo.

Il povero Davide resta sempre a metà e viene saltato con una facilità imbarazzante.

Il modulo non lo aiuta, l’improvvisamente non lo aiuta, Spalletti non lo aiuta e rimane la domanda: porqué? Porqué?

GAGLIARDINI 5,5

L’Atalanta ne conosce i difetti e punta tutto su questi: togli spazio a Gagliardini e lui sbaglia.

Partite di questa intensità non sembrano fatte per le sue lunghe leve, lui è sempre in difficoltà anche per ché Freuler gli lascia davvero poco spazio.

Leggo sulla Gazzetta dello Sport addirittura 7 recuperi, dato non confermato né da Opta, né dalla Lega (che si ferma addirittura a zero)  né dal mio foglio delle “X positive”: due.

Gli rimane l’enorme merito di aver trovato il lancio giusto per Perisic, ma è davvero l’unico lampo in una partita condita da tantissimi errori in fase di impostazione: ben 11 passaggi sbagliati, di cui una buona parte diventano poi un problema per l’Inter.

Così come il merito di aver corso tanto, tantissimo e di averci provato.

BORJA VALERO 5,5

Il tifo interista ha trovato il suo nuovo punching ball. Passata la bufera Candreva, ripresosi Perisic (al di là dei gol), mancava in effetti qualcuno a cui additare colpe anche non sue, magari ingigantendo i demeriti.

Tre palle perse nel mare magnum di orrori dispensati nel primo tempo come se fosse una reunion di John Carpenter, Wes Craven, Sam Raimi e William Freadkin, e il bersaglio diventa quello che te ne sbaglia meno.

Questo fa della sua partita una buona partita?

Certamente no, ma ha le stesse identiche attenuanti di Gagliardini, anzi, se possibile qualcosina di più perché la marcatura di De Roon è molto più asfissiante, molto più continua e per tutto il primo tempo non gli concede 1 metro che sia 1.

Gasperini lo sa e, se proprio deve concedere spazio, meglio farlo a Gagliardini (peccato che Perisic non l’abbia punito…).

Il primo tempo è di una difficoltà bestiale, visto che non riesce praticamente mai a giocare fronte all’avversario e non ha riferimenti diretti con cui poter fare scambi veloci, se non in un paio di casi con Rafinha.

Nel secondo tempo cresce di tono, perché era impossibile che una marcatura del genere potesse durare 90 minuti. Nulla di straordinario, ma nel momento in cui Rafinha esce (il che non significa che prima fosse colpa di Rafinha, mi raccomando), la palla circola molto più rapidamente, più per necessità che per virtù, ma così è e questo si registra.

In fase difensiva ci prova, qualche palla recuperata, ma ogni volta che prova un contrasto lo perde, perché la disparità fisica è eccessiva e questo non è il contesto in cui lui può dare il meglio.

Insomma, una partita in cui non incide, in parte per colpa sua, in parte più sostanziosa perché attorno ha davvero la confusione più totale, nessun sostegno e un modulo sconclusionato.

Fermo, non si muove, è un vecchietto, un palo della luce, immobile…

Il conto delle palle perse a fine partita è 6, la precisione dei passaggi 93% (e nessun compagno sopra sopra l’80%!): però, mi raccomando, il punching ball è lui, solo colpa sua.

RAFINHA 6,5

Tariamo il voto, per comprenderne anche la natura: se si utilizzasse lo stesso metro utilizzato per Borja Valero e per Gagliardini sarebbe insufficiente.

Lui, però, fa un mestiere diverso e due pregi: quello di potersi muovere in libertà e quello di… farlo.

Il problema è l’estrema imprecisione palla al piede, sia come passaggi (da un blaugrana, un 77% è sempre più che negativo) sia come successo nei dribbling e nel controllo palla, in cui si registrano 5/6 palle perse non da lui.

Come questa, per esempio:

Nonostante questo, però, finché è in campo è l’unica luce di creatività di questa squadra, il che rimane un merito che prescinde persino dai singoli errori.

L’assist per Perisic è delizioso, una di quelle cose che poteva fare solo lui, così come diverse situazioni in cui ha tagliato il campo scoprendo l’Atalanta e facendo saltare l’architettura gasperiniana.

Sulla coscienza ha il tiro sparato alto, che dimostra ancora quanto abbia perso d’efficacia in fase realizzativa, lui che comunque ha anche giocato da falso nueve e ha score importanti in relazione di gol per minuti giocati.

Al di là del gioco e dei miglioramenti, però, i numeri cominciano a farsi importanti: 545 minuti, zero gol e zero assist. Numeri che non disegnano una situazione “grave” ma che, in assenza di un cambio di marcia da qui a fine anno, faranno nascere certamente discussioni infinite sulla sua permanenza all’Inter: noi anticipiamo e ne parliamo in settimana.

PERISIC 6,5

Ma come, lui sbaglia due gol e prende sufficienza?

Boni, state boni.

Va detto che nella prima azione, si fa 80 metri di campo sprint creandosi un varco che nessun altro interista avrebbe creato (fissate tutta l’azione perché ne riparliamo anche nella pagella di Icardi):

Nell’azione della palla fuori su assist di Gagliardini, è comunque lui che detta un passaggio tagliando di netto la difesa avversaria.

Nell’azione del colpo di testa su assist di Eder è lui che svetta là dove nessun altro sarebbe arrivato.

Insomma, Perisic ha fatto il Perisic, è stato l’uomo più pericoloso dell’Inter perché ha giocato una partita di un certo livello, ha creato le occasioni per essere pericoloso, correndo a destra e a sinistra e in lungo e in largo come dimostra la statistica che avete visto prima (è il terzo in squadra, quasi 12 km).

Cosa vuoi rimproverargli? Qualche stop impreciso? L’aver sbagliato meno palloni di Gagliardini e Santon? Un paio di più di Rafinha?

Non scherziamo: lo scrive uno di quelli che, medie alla mano, lo ha sempre bastonato ogni volta che lo meritasse, la prestazione di Perisic è certamente una buonissima prestazione che sarebbe stata ottima se solo ne avesse segnata una delle tre avute.

Non solo, a impreziosire il tutto ci sono quegli ultimi 4 minuti da esterno della difesa a 3, al posto di Santon, in cui si fa apprezzare per tre diagonali chiuse come lo facesse da sempre. In una salva persino il risultato, ribaltando l’azione con un contropiede in cui (forse) sbaglia a non darla a Karamoh, ma conquistando una punizione fondamentale in quel momento.

Insomma, l’impressione è che ieri “no Perisic no Inter”.

 

ICARDI 5

Ahi ahi ahi.

Arrivano i dolori perché arriva l’altro punching ball.

Secondo voi è nato prima l’uovo o la gallina? Se Icardi fosse esistito prima dell’invenzione di questo detto, probabilmente a quest’ora diremmo: è Icardi che condiziona la manovra dell’Inter o è l’Inter che non sfrutta fino in fondo le potenzialità di Icardi?

Ma se per l’uovo e la gallina sarebbe difficile dire “entrambi”, per Icardi e l’Inter è la regola.

Entrambi si condizionano.

Spalletti tira fuori l’argomento con più specificità del passato: Icardi deve aiutare la squadra a salire, deve sostenere l’azione, farsi vedere, deve proporsi per “pulire la palla”.

Cosa intende, di preciso?

Benché le sfumature siano più ampie da allenatore ad allenatore, la sostanza è che quando si recupera palla ci sono, approssimando di molto, 3 possibilità: che hai un recupero in pieno controllo ma con l’avversario ben disposto, e così comincia un possesso palla “standard”; che recuperi palla e l’avversario è messo male (o comunque tu molto meglio) e allora ti inizia una fase di ripartenza/contropiede; che recuperi palla ma l’avversario è stato bravo nelle marcature preventive, o tu comunque sei in affanno, così ti aggredisce in pressing per trasformare la transizione da negativa in positiva.

“Pulire la palla” è una necessità soprattutto nel terzo caso, ovvero quando il tuo possesso palla è ancora precario, stai subendo il pressing dell’avversario e il rischio è di perderla nuovamente.

Se hai un attaccante bravo a “pulire la palla” (in Italia il migliore è di gran lunga Dzeko), ti si aprono mondi di possibilità che puoi riassumere in due situazioni: fai correre l’avversario a vuoto e inizi il tuo giro palla per scompaginarne l’assetto; o puoi addirittura creare le condizioni per trovarti a palla scoperta sulla trequarti dopo uno scambio rapido con l’attaccante che in quel momento ti fa da “boa”.

Ecco, questa cosa Icardi la fa sì e no una decina di volte… all’anno.

(continua nella pagina successiva)

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