Malpensiamo insieme: Rizzoli, l’Inter e gli arbitri romani

Quanti romani con l'Inter?

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Ma per capirci, basta la storia più recente: il big match Juventus-Inter della scorsa stagione.

Lo ricordate tutti, vero? Ebbene, quella era una partita da “designazione sniper”, e forse proprio così fu designata, perché era scritto che Rizzoli non sarebbe stato sereno nei confronti della Juventus, reduce com’era da quel Milan-Juventus in cui aveva annullato il gol di Pjanic che in realtà era regolare.

Una direzione di gara ai limiti dello scandaloso, con un rigore più che dubbio (Mandzukic su Icardi: quest’anno ci hanno insegnato che è rigore), uno netto tutta la vita, ovvero quel contatto Lichtsteiner su D’Ambrosio sul quale l’arbitro non poteva avere dubbi, tanto era vicino:

il Var oggi lo avrebbe dato, Cesari ovviamente avrebbe continuato a raccontare la sua realtà parallela in cui è fallo di D’Ambrosio.

Anche se le cose peggiori della partita furono il metro arbitrale totalmente pro-Juventus e la bestialità commessa sulla leggerezza di Chiellini con Icardi lanciato a rete.

Ma la cosa peggiore di tutti fu l’intervista a Le Iene.

Un’intervista che era chiaramente una difesa d’ufficio da parte di chi aveva, di fatto, chiuso la carriera e non voleva essere ricordato solo per quella partita.

Peccato che gli arbitri non possono rilasciare interviste: gli è fatto divieto dal regolamento Aia e non ci risultano documenti ufficiali in cui si dimostra che fosse autorizzato a farlo.

Dovevano persino essere presi provvedimenti e invece l’hanno fatto designatore.

Fatto designatore uno che ebbe il coraggio di dire che la palla di Chiellini non è mai arrivata a essere ferma e lui, aggiungendo che l’Inter stava facendo “casino” solo per ottenere uno sconto sulle giornate di squalifica.

Boom.

In una sola intervista si è mandato all’aria un intero regolamento Aia. Ad opera del futuro designatore.

Evidentemente gli si è riconosciuta una certa bravura e… sensibilità.

Quella stessa sensibilità che, a un certo punto di questa stagione, lo ha portato a cambiare strategia nelle designazioni in maniera sostanziale.

Il problema lo fanno sorgere giornali e social, media e commentatori. Con punte di straordinario giornalismo che non deve essere dimenticato:

In quel caso mi arrabbiai moltissimo, perché un paio di designazioni di questo genere sono persino auspicabili, proprio perché in teoria potrebbero servire a togliere ogni sorta di dubbio su designatore e equidistanza arbitrale.

In quella partita Maresca fu talmente sereno, e sensibile, che Cacciatore espose nuovamente il gesto delle “manette”: tanto per gradire, insomma.

Oggi è l’interista a chiedersi il perché di così tanti arbitri, var e assistenti di Roma e dintorni.

“Si tratta di una polemica pretestuosa”, potrebbero ribattere gli avversari.

Credo, però, che chiunque veda queste designazioni non possa avere dubbi.

Su queste pagine abbiamo parlato molte volte di arbitri, non tanto in relazione a grandi dubbi (sì, anche su quelli, ovvio), ma soprattutto in relazione al “metro arbitrale”, il vero grande strumento che ha il direttore di gara per… dirigere la partita.

Ce ne siamo lamentati spesso, soprattutto a partire da un preciso momento della stagione: dopo la partita contro la Juventus, partita dalla quale è cominciata anche la discesa dell’Inter.

Consideriamo “romani” tutti quegli arbitri di sezioni in qualche modo vicine a Roma e, nello specifico: Valeri (sezione di Roma 2), Doveri (Roma 1), Gavillucci (Latina), Pasqua (Tivoli) e Mariani (Aprilia), mentre per gli assistenti si parla solo di Giallatini e Dobosz, di Roma 2, Marrazzo di Roma 1.

Fino a quel momento, prima di Juventus-Inter, la squadra di Spalletti avuto solo 3 arbitri “romani”: Gavillucci contro la Spal, Doveri contro il Benevento, di nuovo Gavillucci contro il Verona.

Gli assistenti Giallatini e Dobosz solo in Crotone-Inter.

Al Vari, invece, Mariani contro il Bologna, Valeri contro il Benevento, e di nuovo Mariani contro il Cagliari.

L’avete visto lo schema, sì?

Il lungimirante Rizzoli aveva accuratamente evitato di designare arbitri e assistenti “romani” in partite con l’Inter come protagonista, con una sola eccezione: Doveri 4° uomo nel derby dell’andata.

Sommando tutte le figure, si parla di 9 designazioni in 15 partite, per 4 figure designabili: ovvero il 15% dei casi possibili, benché la presenza di pochi assistenti di quelle sezioni possa influenzare questa statistica.

Da quel momento in poi è stato scientifico.

Juventus, Udines e Sassuolo di seguito con Valeri, Mariani e Doveri, pausa con Rocchi contro la Lazio e di nuovo Valeri contro la Fiorentina, partita in cui fa l’en plein con Giallatini e Dobosz come assistenti, Pasqua come 4° uomo.

Nel frattempo, in queste 5 partite due volte Giallattini+Dobosz come assistenti e due volte Pasqua come 4° uomo.

Da Roma a Torino Soltanto un “romano”, Valeri in Inter-Bologna, per poi riprendere con 3 designazioni consecutive: Doveri contro l’Atalanta, Pasqua contro il Cagliari e adesso di nuovo Valeri contro il Chievo, a cui si aggiungeranno Marrazzo come assistente e Pasqua come 4° uomo.

Mentre per 15 partite c’è una sola sovrapposizione di figure “romane” (Valeri al Var e Doveri arbitro contro il Benevento), dalla partita contro la Juventus in poi, sono ben 6 le partite in cui ci sono almeno due “romani”.

22 designazioni in 19 partite che fanno quasi il 30%, ovvero il doppio di quanto visto prima, solo che qui è molto più scientifico perché 19 di queste sono concentrate in 7 partite!

Graficamente è molto più semplice da “visualizzare” (i nomi sono volutamente illeggibili):

Insomma, siccome crediamo che Rizzoli sia una persona molto preparata e intelligente, siccome ci ha dato dimostrazione di essere un certosino pianificatore, ci piacerebbe capire quale sia la strategia di queste designazioni.

Quale sia il motivo di avere 3 arbitri (su 15 partite: il 20%) di una certa zona in un periodo del campionato in cui “interessa meno”, mentre improvvisamente, in un particolare momento del campionato, scopre la necessità di cambiare totalmente direzione e designarne ben 8 su 19, ovvero il 42% delle designazionI!

E, attenzione, mi sono “costretto” a inserire il cosiddetto “circondario”, ovvero gli arbitri ricadenti in territori vicino a quello romano, come Gavillucci, che ha due designazioni nelle prime 15 partite e zero nelle successive 19.

Perché se togliamo il cosiddetto “circondario”, ovvero proprio Gavillucci e Mariani, abbiamo un solo arbitro romano (senza virgolette stavolta, romano romano) nelle prime 15, e ben 7 nelle successive 19!

Se facciamo la stessa operazione con le altre figure, in quella prima parte di stagione, ci sono solo 5 giacchette nere romane in 15 partite, e ben 20 nelle successive 19:.

Sembra abbastanza chiaro che anche per Rizzoli le due parti di stagione sono effettivamente due, divise da chissà quale procedimento mentale, scaglionate con un criterio prima, con un altro criterio dopo, forse puntando al cosiddetto “grande numero” che viene fuori a fine campionato, di quelli che piacciono tanto ai fan del “tutti i torti a fine campionato si compensano”: quasi volesse per forza far “tornare i conti” tra andata e ritorno, affastellando designazioni su designazioni.

Peccato che i campionati non si dividano soltanto in andata e ritorno, ma hanno andamenti che nella memoria del tifoso hanno cadenze precise e ben determinate.

L’Inter ha avuto un calo per questa ragione? Non arriviamo a tanto, ma dato che il campionato potrebbe decidersi anche per una singola svista, non sarebbe il caso di evitare? Anche per la serenità degli arbitri stessi, senza per forza scrivere chissà che dietrologie anche per una singola designazione come fatto dagli juventini, e media compiacenti, per Maresca in Chievo-Juventus.

Solo che per Chievo-Inter ci aspettavamo una designazione più… “equilibrata”: proprio in un momento in cui un singolo punto può essere determinante nella sfida contro le romane mandare il romanissimo Valeri?

Proprio prima della sfida contro la Juventus, che può essere decisiva per Champions League e scudetto, mandare il romanissimo Valeri proprio quando l’Inter ha ben 5 diffidati, di cui 3 titolari? Dài, non si fa!

Un arbitro non “romano” può essere più dannoso di altri, questo è chiaro , ma è in generale tutto il cambio di “strategia” a essere davvero poco chiaro.

23esima giornata, Inter-Crotone a Orsato: un big per un match del genere?

Voi direte che è per salvaguardare Champions e salvezza, giusto: peccato che Verona-Roma sia arbitrata da Fabbri che non è neanche un internazionale, Lazio-Genoa a Maresca, stessa cosa.

Inter-Bologna a Valeri? Roma-Benevento a Manganiello (Napoli-Lazio correttamente a Banti).

Poi in tre consecutive:

Tagliavento in Sampdoria-Inter (e almeno qui ci stanno Banti in Crotone-Roma e Damato in Lazio-Bologna).

Inter-Verona a Rocchi? Lazio-Benevento a Calvarese, Bologna-Roma a Irrati (internazionale sì, ma solo dal 2017).

Poi di nuovo Tagliavento in Torino-Inter (Rocchi in Udinese-Lazio), mentre in Roma-Fiorentina va sorprendentemente Fabbri.

Per il derby di Milano davvero stupefacente Di Bello mentre manda Rocchi in Spal-Bologna, Banti in Udinese-Fiorentina, Doveri in Benevento-Bologna, Tagliavento in Chievo-Sassuolo, Orsato fermo.

Insomma, facendo la somma di tutto preferisco dire che non comprendo le alchimie di Rizzoli, le sue motivazioni, le sue strategie. Perché altrimenti avrei una sola alternativa… ed è malpensare.

Che in questo periodo, tra sensibilità e bidoni al posto del cuore, abbiamo già esagerato. Forse.

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