Chievo-Inter 1-2: il confine tra pazzia e stupidità

Seconda parte

Qui l’Inter ha un grande torto: crede che la partita sia finita. Un po’ perché il Chievo non ne ha più, un po’ perché ha davvero il controllo della palla e del match (possesso palla finale del 62%), un po’ perché sono stanchi tutti e non c’è tutta questa capacità di seguire l’azione.

Questo comporta, però, che le distanze aumentino. Succede per tutti, all’Inter come al Chievo, come al 78esimo quando Perisic potrebbe servire l’ennesimo assist a Icardi e invece preferisce servire Rafinha, magari presumendo un ritorno del pallone per la sua personale doppietta facile.

Un errore del genere è grave, perché partite così si devono chiudere, anche per evitare infortuni e squalifiche (tutti i diffidati rimangono in campo).

Spalletti ci mette del suo, togliendo dal campo (al 22esimo, quindi prima dell’occasione di cui sopra) uno spento Karamoh per Santon, passando al 3-4-2-1, con D’Ambrosio centrale di sinistra, Cancelo e Santon larghi, Perisic trequartista di destra, Rafinha trequartista di sinistra.

Incomprensibile, neanche giustificabile con l’ingresso di Birsa che è un trequartista e, al limite, avrebbe richiesto il passare a un centrocampo a 3.

Cancelo così si trova totalmente sguarnito e il Chievo prende persino coraggio.

L’uscita di Borja Valero fa il resto, perché quando c’è da controllare la palla e “metterla in banca”, stanco per quanto possa essere, Borja Valero, con il suo 91,5%, è nella top 5 assoluta della Serie A per precisione nei passaggi e nella top 3 dei centrocampisti: attribuitegli il difetto che volete, ma se si deve controllare il pallone è una garanzia (oggi 90,5%).

Lo sarebbe, in linea teorica, anche Vecino, che però viene da un lungo periodo di inattività e si vede subito: c’è una palla a metà campo che non dovrebbe portare per così tanto tempo e invece lo fa, perdendo un contrasto con Castro che regala una ripartenza al Chievo.

L’azione è chiaramente e clamorosamente viziato da un fallo che Valeri non fischia (unico errore di giornata, chapeau): palla da Castro a Birsa che trova un corridoio perfetto per Stepinski e palla in rete.

Va dato atto a Maran di avere inserito 3 calciatori decisivi nell’azione del gol, va dato demerito a Brozovic e D’Ambrosio di non avere affrontato, almeno uno, Birsa con più decisione, e soprattutto a Skriniar di essersi lasciato attrarre dal corpo a corpo contro Stepinski, lasciandolo così in gioco:

Da quel momento, 5 minuti di follia pura, con un ultimo assalto clivense gestito malissimo dall’Inter, soprattutto sull’ultima uscita, davvero fatta malissimo e due uomini liberi alle spalle di Cancelo:

Davvero una roba brutta, talmente brutta da non essere definibile altrimenti.

Insomma, l’Inter porta a casa una vittoria in gran parte meritata ma che probabilmente punisce il Chievo più di quanto avesse meritato durante la partita.

Le prossime quattro sono tutte cruciali, non si può sbagliare praticamente più nulla e questo significa rimanere concentrati e determinati fino a un secondo dopo il fischio dell’arbitro.

L’Inter di oggi, invece, si è concessa sin troppe pause, sin troppi dubbi, troppi momenti di scarsa concentrazione e poca determinazione.

Perché forse a questi calciatori non è ancora chiara una cosa, forse l’unica sulla quale concordano tutti o quasi i tifosi interisti: ovvero che la peggiore avversaria dell’Inter è l’Inter stessa.

L’Inter e la sua fantomatica pazzia.

L’Inter e tutti i suoi momenti in cui non è pazza, ma è soltanto una stupida ottusa.

 

 

PAGELLE

HANDANOVIC 7

Bravo Samir.

A fine stagione, se tutto andrà bene, faremo il conto di quanto abbia pesato il portiere nerazzurro, e ci accorgeremo che ha avuto un peso decisivo all’interno di tutta la stagione.

Insomma, vada per i gol di Icardi e Perisic, vada per la stagione stellare di Skriniar, ma subito dietro c’è lui con le sue parate decisive che ormai sono davvero tantissime.

CANCELO 5,5

Qualche lettore mi ha rimproverato di essere troppo duro con alcuni, troppo morbido con altri.

C’è una ragione precisa se qualcuno “paga di più” e qualcun altro “paga di meno”: gli errori non sono tutti uguali.

Non sono uguali nei perché dell’errore stesso: una cosa è sbagliare un lancio di 40 metri, un’altra è sbagliare un passaggio di 5; una cosa è sbagliare un dribbling al limite dell’area avversaria, un’altra è sbagliare sulla tua trequarti con la squadra protesa in avanti; una cosa è sbagliare perché l’avversario è stato più bravo di te, un’altra perché tu sei stato troppo superficiale e leggero nel gesto tecnico.

 

 

Ecco, Cancelo è uno di quei calciatori che ogni tanto spegne l’interruttore e gioca con un eccesso di svagatezza che rende i suoi errori terribilmente pericolosi. Ne fa almeno un paio a partita, ma oggi non sono stati compensati con praticamente nulla, se non un paio di buoni recuperi e poco altro.

Per l’Inter lui è fondamentale: un terzino che tocca 94 palloni (il primo è Brozovic con 113) non è solo un terzino ma un vero regista aggiunto.

Non può e non deve abbassare mai la tensione.

SKRINIAR 7-

Partita da 7,5, va detto. Solo che l’errore sul gol è talmente marchiano, talmente importante e talmente “banale” per uno come lui, da pesare tantissimo nell’ottica di una valutazione complessiva.

In certi momenti è sembrato di vedere quel difensore centrale che da solo stoppava ogni cosa gli capitasse attorno: un muro invalicabile che ha ritrovato anche la tradizionale solidità e concretezza nel possesso palla, con pochissimi errori, tra l’altro anche trascurabili.

Nel gol subito, però, come abbiamo visto nell’immagine di prima, fa un errore che non lui non dovrebbe commettere mai.

 

 

MIRANDA 6+

Gioca una di quelle partite in cui sembra non abbia proprio voglia di giocarle: vince diversi contrasti ma lo fa più per inerzia che per vera determinazione.

Impreciso, più del solito, in fase di impostazione.

In alcuni casi, però, è baluardo indispensabile.

Incolpevole sul gol del Chievo.

D’AMBROSIO 6,5

Meglio da quarto di sinistra che non da centrale di sinistra, anche se la cosa migliore della partita la fa da destra sugli sviluppi di un corner: l’assist è un piccolo gioiello che lo ripaga di tante critiche (quasi tutte dovute eh!).

Il Chievo raramente affonda dal suo lato, ma lo fa programmaticamente perché avendo un solo esterno, la necessità di controllare Perisic comporta una riduzione delle discese in attacco.

 

 

Sul gol del Chievo è probabile, però, che il suo compito doveva essere di aggredire subito Birsa invece di aspettarlo. Errore non gravissimo ma determinante.

BORJA VALERO 6

Pucciarelli e Inglese provano a dar fastidio a lui e Brozovic, piantandosi come pali in mezzo pur di non fare arrivare la palla ai due registi.

Dopo un po’, però, il meccanismo salta e Borja Valero fa quello che sa fare meglio: diventa l’àncora sulla quale i compagni si aggrappano ogni volta che hanno necessità di un appoggio facile, di dover scaricare la palla.

Lui si muove tanto e si fa trovare sempre, raramente ricambiato dai compagni che tardano tanto nei movimenti, con l’unica eccezione in Rafinha.

Esce in un momento in cui un allenatore sano di mente non lo toglierebbe mai, ovvero quando devi addormentare la partita e non perdere palloni inutili.

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