Chi ha rapito Marcelo Brozovic?

Seconda parte

Altro evento, altra “brozoviciata” di quelle di lusso, Sassuolo-Inter 1-0, altra partita da 3 in pagella malpensante per Marcelo:

Abbiamo visto Brozovic nella sua versione peggiore, pascolante, un osanna al correre inutilmente e con l’atteggiamento svogliato di chi non ha la testa altrove e non vede l’ora di tornarci a fine partita. Assolutamente inutile, assente, senza logica per la stragrande maggioranza del suo tempo di permanenza in campo.

E uno avrebbe anche la pazienza di perdonargli l’assenza in attesa di quella palla (come quella data a Icardi) che può cambiare la partita. Ma lo farebbe a condizione che non diventi dannoso, come invece diventa lui quando perde palla oppure quando dimostra di non sapere cosa fare in campo e non ci mette neanche la grinta per sopperire con la voglia all’ignoranza manifesta.

Da questo punto di vista il gol di Falcinelli è emblematico. Sappiate che Brozovic risulta spesso tra quelli con più alta velocità massima registrata, quindi quella corsetta impettita, cantilenante, a petto dritto verso Politano (che ha la palla) al quale non recupera neanche mezzo metro sembra una clamorosa presa per il culo al tifoso: cosa che si conferma quando Politano si accorge che si sta andando a imbucare e rallenta. Si conferma perché Brozovic si ferma, letteralmente, a 3/4 metri dall’avversario che riprende a correre e lui continua a corricchiare.

Per il video ringraziamo l’amico @DonDiegoTheOne, fonte inesauribile di video interessanti e chicche arbitrali:

Questo excursus breve per dire che se c’è un motivo per cui Brozovic è stato al centro di critiche, discussioni, polemiche etc… è solo per colpa di… Brozovic.

Che si è trovato già in passato a un niente dall’andare via dall’Inter, come quando l’Inter aveva fatto di tutto per portare Lichtsteiner in nerazzurro in cambio di Brozovic, estate 2016, anche se in quel periodo sarebbe stato ceduto praticamente a chiunque avesse fatto un’offerta appena appena decente.

Altra permanenza forzata che fu condita da continui battibecchi con Frank De Boer, come quando, sostituito contro l’Hapoel, minacciò di lasciare lo stadio e fu multato e escluso per 3 partite.

Perché Brozovic, il vecchio Brozovic, era tutto questo: tweet spesso fastidiosi (come quando dopo il pareggio di Zapata all’ultimo minuto di un derby si ritrae felice in piscina), alimentazione che si dice più che scorretta, discoteche, sbuffate in campo, poca voglia di impegnarsi, indolente come pochissimi, concentrazione vicino allo zero (e per “vicino” intendiamo comunque “da sinistra”, con numero negativo!), ai quali faceva da contraltare l’incostante e imprevedibile esibizione di una tecnica di ottimo livello, colpi di qualità, tiri, assist e giocate che lasciavano perplessi i tifosi: ma perché non lo fa sempre?

Ora, se volete spiegare a qualcuno cosa significa “far venire il sangue agli occhi”, fategli leggere i tweet contro Brozovic in certe sue partite.

Oppure, se volete spiegare a qualcuno cosa significhi essere rapiti dagli alieni e tornare radicalmente cambiati, o se avete una teoria su qualche vaccino segreto, qualche chip impiantato di nascosto dalla CIA per modificare il carattere delle persone, ecco, fategli vedere una qualunque partita di Brozovic prima Inter-Napoli dell’11/03/2018 e fategliela raffrontare a una qualunque successiva.

Perché una cosa sembra chiara: quello di oggi è un altro Brozovic, qualcuno ha rapito Marcelo e lo ha modificato geneticamente, gli ha cambiato qualcosa dall’interno e ce lo ha restituito nuovo.

Al punto che dai sondaggi come quello di sopra si estrapola più volentieri Rafinha che non lui.

Cosa ha influito in questo cambiamento? Dipende solo dal cambio di ruolo?

Prima di arrivare a Spalletti e ai numeri del nuovo Brozovic, partiamo da tre doverosissime premesse.

La prima è che il croato è stato inserito all’interno di un contesto tattico non proprio ideale, con Mancini che, nella sua stagione di arrivo, ha praticamente giocato con quel Medel centralissimo (una insostituibile iattura) e spesso con un centrocampo a 3. Nella stagione successiva, invece, dapprima ha cambiato moduli a ruota continua, spesso senza una reale esigenza, impedendo a quella squadra di crescere in consapevolezza e automatismi; in seguito ha dovuto incastrare un centrocampo in cui era necessario trovare tempo e spazio per Medel, Kondogbia e Felipe Melo, costringendo Marcelo a fare il trequartista, l’interno, talvolta anche l’esterno.

Chiaro che in un contesto del genere è difficile far emergere determinate qualità.

La seconda premessa è che probabilmente il suo “ruolo preferito” è sempre stato quello in cui lo vediamo oggi, probabilmente da sempre inascoltato in nerazzurro.

Quando arrivò all’Inter lo conoscevo a malapena, seguii la sua conferenza stampa di presentazione e mi rimasero impresse le sue parole. Alla domanda “dove preferisci giocare?” la risposta fu secca “o come centrocampista centrale o come centrocampista difensivo”.

Rimaste impresse perché fin lì il ragazzo era stato presentato come un “incursore”, addirittura trequartista o al limite interno di metà campo purché protetto alle spalle da uno di quei medianacci che in Italia piacciono moltissimo.

Solo che l’amico che mi dà le dritte sui campionati della ex Jugoslavia mi aveva esplicitamente detto che Brozovic era un centrocampista con spiccate doti di regia e contenimento.

Visto nelle prime partite all’Inter mi sembrava più che difficile… e sbagliavo.

La terza premessa è che quella che oggi chiamiamo “intuizione” di Spalletti in realtà proprio “intuizione” non sembra essere.

Anzitutto perché nasce da una esigenza contingente: la partita contro il Napoli viene poco dopo la scomparsa di Astori e si è preferito non far giocare gli ex compagni di squadra, Borja Valero e Vecino, con quest’ultimo che lamentava tra l’altro dei problemi fisici. Obtorto collo, insomma.

La seconda è che l’anno scorso ci aveva già provato Pioli, ma con risultati non altrettanto soddisfacenti. Anzi, in alcuni casi davvero disastrosi, vedi la partita contro il Napoli o quella contro la Sampdoria, o anche quella contro il Palermo in cui scrivevo:

BROZOVIC 6: sbaglia tanto, anche perché tocca oltre un centinaio di palloni. Lui è già un regista sui generis, schierato in un campo così è difficile chiedergli precisione. Nel primo tempo si rende anche pericoloso.

Lo definivo un regista “sui generis”, eppure non avevo compreso (io come praticamente tutti) che in realtà era quella la sua casella preferita, e lo dimostrava proprio il fatto di toccare sempre un centinaio di palloni ogni volta che si schierava in quella posizione.

Vero, Spalletti ha avuto anche “fortuna” due volte (nel non trovare centrocampisti alternativi e nel trovarsi costretto a schierarlo lì), ma da una parte gli va dato atto di averci creduto sempre, di avergli dimostrato di puntarci sin dalla prima partita, titolare contro la Fiorentina.

Gli va rimproverato, semmai, di non avere tentato prima una soluzione del genere, anche se i precedenti con Pioli non erano proprio il massimo dell’incoraggiamento: Brozovic, insomma, è uno dei tantissimi calciatori sballottolati in mezzo al campo, l’ennesima vittima sacrificale in nome del fantomatico Equilibrio, con la E maiuscola..

E proprio quando sembrava tutto finito, ecco che è iniziata una nuova vita, per lui e per l’Inter.

Indice

Loading Disqus Comments ...
Back to Top
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: