Chi ha rapito Marcelo Brozovic?

Terza parte

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Perché, vedete, non è una di quelle semplici trasformazioni in cui un calciatore prende una determinata via, migliora, apporta qualcosa alla squadra, magari ne diventa anche fondamentale ma senza cambiarne la natura più profonda.

In questo caso non è così: la rivoluzione di Brozovic è la rivoluzione dell’Inter tutta che con il suo nuovo regista ha trovato soluzioni, alternative e ritmi che prima non aveva.

Partiamo dal primo numero, quello che forse dà una misura più precisa di quanto sia cambiata l’Inter con la nuova versione del croato. Per queste comparazioni userò partite che precedono il Napoli, tutte quelle utilizzabili con Brozovic titolare con almeno un’ora di presenza in campo: il fornitore è Opta. Non sono tante, perché parliamo di Fiorentina, GEnoa, Benevento, Chievo, Juventus, Spal, Crotone e Bologna in ordine di calendario.

Nella prima serie di 8 partite, Brozovic ha giocato soltanto due volte da centrocampista centrale, pur con compiti totalmente diversi da quelli attuali (come leggerete tra poco).

Nello specifico:

  • Ha giocato una media di 80,5 minuti (solo 3 partite da 90 minuti);
  • Realizzato poco meno di 50 passaggi;
  • 1 passaggio ogni minuto e 36 secondi;
  • Percentuale di riuscita 83,59%;
  • Circa 4 passaggi lunghi di cui 1 sbagliato;
  • 3,43 passaggi chiave a partita.

I numeri ci raccontano di un calciatore che entra nel vivo dell’azione raramente, nonostante i circa 50 passaggi di media che sono frutto soprattutto del dominio territoriale contro Genoa, Benevento e Chievo: per queste 3 si sta sopra i 60, per tutte le altre poco sopra i 40.

Dal numero di passaggi chiave a partita, un trequartista che prova a rendersi decisivo per i compagni.

Il nuovo Brozovic invece:

  • Non è mai stato sostituito;
  • Ha giocato la spaventosa media di 96,3 passaggi;
  • Ha fatto poco più di 1 passaggio ogni minuto;
  • Ha una percentuale di riuscita di 89,9% (la tendenza lo porterà sopra il 90% da qui a fine stagione);
  • Ha provato 12,7 passaggi lunghi di cui 10 riusciti e 2 sbagliati;
  • Ha creato 1,71 passaggi chiave a partita.

Dal punto di vista dell’essere decisivo, la metà. Dal punto di vista della centralità, il doppio.

La trasformazione nei numeri è sostanziale, non tanto (e non solo) perché cambia ruolo toccando più palloni, perché nell’Inter solo un paio di volte gli altri centrocampisti avevano superato un centinaio di passaggi: Brozovic lo ha fatto ben quattro volte in 7 partite, con 3 addirittura sopra i 110.

Marcelo si è messo al centro dell’Inter e l’ha presa per mano, riuscendo a gestire più palloni di quanti non ne gestissero mediamente Vecino o Borja Valero (tantomeno Gagliardini), risultando più preciso dell’uruguaiano, restando appena sotto lo spagnolo che, però, ha un gioco diverso: è nella top 5 del campionato come precisione ma prova un considerevole numero in meno di lanci lunghi.

Non lo ha fatto semplicemente per volontà: è stato tutto talmente naturale che i compagni stessi si affidano a lui con una fiducia inesistente prima. E la cosa più straordinaria è che ti trovi spesso a pensare, tu tifoso, un “dalla a Brozovic, dalla a Brozovic!” anche quando l’Inter è nella sua trequarti e non c’è nessuno che si muova.

Centralità, palla tra i piedi, precisione: sono i primi tre capisaldi.

Basterebbero, ma non basta: perché Brozovic ha fornito all’Inter delle soluzioni che non aveva prima. Cambi di campo, lanci lunghi, palloni di prima a superare un avversario con relativa facilità. Come esempio migliore prendo questo del derby che è davvero esemplare:

L’Inter senza questo Brozovic avrebbe ricominciato il giro palla, costringendo D’Ambrosio a tornare sui suoi passi.

E voglio riproporre tre video in cui apparentemente non si vede nulla di speciale, non un’azione da gol, non un assist, non qualcosa di memorabile. Sono quelle azioni, però, che fatte al momento giusto, col tempo giusto, con la misura giusta, riescono a far diventare la manovra di una squadra lineare, pulita, rapida, pericolosa per l’avversario perché capace di far saltare il primo pressing e costringerli alla rincorsa: 9 volte su 10 Brozovic passa al momento giusto, col tempo giusto, la misura giusta.

La cosa ancora più stupefacente è che è in grado di farlo con entrambi i piedi con una naturalezza fuori dall’ordinario.

In questo caso sono tutti e tre (quattro con quello che avete appena visto) scarichi sull’esterno, sulla corsa, con l’avversario costretto a rincorrere:

Per comprendere più a fondo, Brozovic ha una media di lunghezza passaggio fissata a quasi 19 metri, Borja Valero a 16, Vecino a 15. Non vi inganni quello che può apparire un breve scarto, perché 3/4 metri di media sono una quantità industriale, soprattutto se pensiamo che Brozovic gioca la media di oltre 96 palloni a partita nel nuovo ruolo.

Per dare un metro di misura: Modric 17 metri, Kroos (uno dei più assidui “cambiatori” di gioco) a 18, Pjanic a 19.

Il migliore esempio che possiamo portare da questo punto di vista è l’assist per Perisic nella partita contro il Chievo: all’Inter queste soluzioni mancavano terribilmente. Anche qui, la cosa che stupisce è l’assoluta naturalezza del gesto tecnico:

 

Secondo i parametri di Squawka, tra i centrocampisti non trequartisti (quindi escludiamo Gomez, Luis Alberto, Calhanoglu etc…) è quello dalle statistiche migliori (sarebbe comunque secondo considerando i trequartisti): nella prima parte di stagione non pervenuto.

Per quanto riguarda la precisione nei passaggi, nella seconda parte di stagione riesce ad avere uno “score” migliore di Jorginho, in assoluto il più efficace dal punto di vista del controllo del pallone: poi staccatissimi Leiva, Biglia, Torreira. Se, invece, guardiamo la stagione nel suo complesso non è neanche nella top ten: i primi sono Jorginho, Hamsik, Torreira, Borja Valero e Leiva.

Può davvero essere solo il cambio di ruolo ad aver determinato questa svolta?

Abbiamo detto che non è così, perché lì ci ha giocato altre volte e con risultati in qualche caso persino disastrosi. Contro il Chievo quest’anno, per esempio, Spalletti aveva trovato delle soluzioni per toglierlo dalla cabina di regia, pur lasciandolo quanto bastava per vedere il sorgere di quello che abbiamo imparato in queste ultime sette partite:

Questo è quello che scrivevo nella pagella:

Mi era piaciuto, invece, e direi anche tanto, nella gestione della palla (gioco ravvicinato, preciso, pulito, senza esagerare, offrendo supporto ai compagni), nell’abnegazione del pressing e, soprattutto, nell’applicazione di uno schema semplice ma efficace: dato che il Chievo aveva predisposto un meccanismo a destra per limitare Perisic, Brozovic si è spesso spostato a sinistra, “tirando via” l’interno avversario deputato al raddoppio. Bravo lui e bravo Spalletti.

Il vero cambio di marcia, inutile girarci attorno, è stato mentale, e forse non è un caso che sia arrivato proprio contro il Napoli, in una partita di un certo livello, impegnativa, dove non c’erano alternative e lui sapeva che sarebbe rimasto in campo per 90 minuti se avesse fatto la sua onesta partita.

Va detto che lo ha aiutato, e molto, l’inserimento di Rafinha ma anche il progressivo evolvere della forma di Perisic, così come la crescita esponenziale di Cancelo. Ma Brozovic sembra avere innata questa capacità di trovare i varchi giusti, filtranti sui lati ciechi, filtranti per gli inserimenti dei compagni: tutte cose che aveva nascosto chissà dove.

Spalletti ha avuto il merito di crederci sempre, di averci provato fino allo sfinimento, di essere stato continuamente un riferimento in campo (a quanto pare anche fuori) come quando su una rimessa seguita alla maniera del “vecchio Brozovic” gli ha urlato di tutto per fargli mantenere la concentrazione al massimo:

Contro il Chievo c’è stato un periodo della partita, per esempio, in cui ha sofferto molto la marcatura a uomo riservatagli dagli attaccanti avversari: lui e Borja Valero facevano davvero tanta fatica. Questo genere di sofferenza è stata superata grazie alla capacità di Rafinha di adattarsi alle situazioni e “galleggiare” negli half spaces e alle spalle del pressing avversario.

In queste partite gli ho rimproverato qualche passaggio a vuoto, nel senso di eccesso di leggerezza, o di confidenza, nel gesto tecnico dell’assistenza al compagno, di quella facile. E chi non lo fa? Ci sono 3/4 passaggi facili sbagliati da Modric contro il Bayern, per dirne uno, e non ho usato lo stesso metro…

Ma questo forse perché lui è Brozovic, perché forse c’è il terrore sotterraneo che da un momento all’altro ci restituiscano il Marcelo d’un tempo, che torni a pascolare e sbagliare il quadruplo delle cose… chissà.

Ne ho selezionate 3 del “nuovo Brozovic” per far capire anche quanto sia cambiato l’atteggiamento nei suoi confronti: errori così prima erano la normalità, ora diventano un’eccezione, anche se il suo giocare 15 metri dietro li rende molto più pericolosi di prima.

Certamente ci saranno altri test, quello di sabato è uno di questi, e sono sicuro che in altre partite soffrirà e farà fatica, come avrebbe fatto anche lui contro l’Atalanta visto il pressing e le marcature predisposti da Gasperini.

Ma questa evoluzione può diventare un momento di svolta epocale per l’Inter, perché un Brozovic così, capace di cambiare la squadra in campo, cambierebbe anche le prospettive di mercato, allargando la base degli affidabili di buona qualità. Ha 25 anni.

Moltissimo, quasi tutto, dipende dalla sua testa, questo lo sappiamo.

In questi giorni si sta sbizzarrendo sui social, alzando la tensione e ergendosi un po’ a capopopolo. Se gli fa bene, se gli dà la carica giusta, se questo lo fa sentire più responsabile e dentro il progetto, che ben venga: l’Inter ne ha bisogno disperatamente.

Sabato è una prova di maturità e il popolo interista gli dà fiducia e credito: per quella piccola porzione di soggetti coinvolti dal sondaggio (complessivamente circa 1.500, quindi un discreto campione), è terzo nella classifica di “imprescindibilità”: e lo è anche nella lista allargata dove ci sono altri calciatori, Rafinha compreso.

Per lui è un’occasione non da poco, perché il rischio era quello di perdersi chissà in quale squadra, in quale contesto: sappiamo che per calciatori così può diventare davvero l’inizio della fine nonostante la giovane età.

Una rivoluzione tattica vera e proprio, una di quelle trasformazioni capaci di rimanere nel tempo, di fare “scuola”, di diventare… epica.

Ma per far sì che accada c’è bisogno che lui non molli un colpo, non una partita, non un contrasto, a partire da questo sabato. E così la squadra tutta: perché per certe narrazioni epiche c’è bisogno di tragedia, sangue e sconfitte.

Altre, invece, si scrivono meravigliosamente con le rinascite e le vittorie.

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