#RomaLiverpool #RealBayern: le pesanti eredità di questa Champions League

Seconda parte

La competizione dei dettagli

Aveva ragione José, come sempre: la Champions League è la competizione dei dettagli.

Puoi star lì a fare la partita della vita, poi arriva una scivolata del portiere e prendi gol; oppure un fuorigioco fatto male a cui segue un rigore contestato nonostante sia solare; una dormita generale; una sottovalutazione; un errore tattico.

Ovviamente anche uno o più errori arbitrali.

In questo contesto, anche una ammonizione diventa pesantissima.

Fa il paio col discorso difesa: viste le difese generalmente più alte, vista la scarsa capacità dei difensori di essere concentrati per 90 minuti, ogni errore rischia di pesare in maniera incredibile nel contesto di una manifestazione.

Due episodi su tutti:

  • il rigore di Ronaldo contro la Juventus è sacrosanto, una ingenuità pazzesca di Benatia, forse troppo abituato agli arbitri italiani. Ma il vero errore è l’atteggiamento della difesa sul cross che finisce sulla testa di Ronaldo: che senso ha provare un fuorigioco a un minuto dalla fine? Misteri della fede.
  • Il gol di Sergi Roberto nel “remuntadone” del Barcellona ai danni del PSG: è roba che non si dovrebbe sbagliare neanche nelle giovanili.

La poliedricità di Asensio

Marco Asensio è lo spot perfetto del calciatore moderno, che ha due caratteristiche precise: la poliedricità e la qualità tecnica di livello.

Non solo, è uno spot al coraggio di lanciare i giovani se e quando lo meritano, a prescindere da errori e leggerezze che i poco meno che ventenni commettono a iosa: la crescita mentale che si fa a quell’età è esponenzialmente più importante di qualunque altra.

Arrivato al Real ad appena 19 anni e destinato al Real B, si prende spazio e scena con due punti di picco che ne attestano la definitiva consacrazione ad appena 22 anni: il gol in finale l’anno scorso (meglio conosciuto come “quattroaunoasensioèfinita”) e l’ultima partita contro il Bayern Monaco.

Per la tenacia, la qualità tecnica, la velocità, lo spirito di sacrificio e per la pericolosità costante, mi ha ricordato il primo Ronaldo, pur con caratteristiche diverse: il contropiede del gol in tandem con Lucas Vazquez è il sigillo perfetto per una prestazione maiuscola.

Spendere milioni su milioni può essere un modo splendido per sprecare stagioni: a volte basterebbe azzeccare un giovane all’anno e trovarsi una via lastricata di successo e prospettive. Conosco una certa squadra, in Italia, che se avesse investito di più in scommesse giovanili che in “certezze” già rodate a quest’ora…

Insomma, Gareth Bale può partire serenamente: uno dei calciatori più costosi della storia sostituito da un giovane costato meno di 4 milioni.

E non basta: il futuro post-Ronaldo è già scritto e più che roseo.

Un terzino di qualità è investimento che vale

Ci agganciamo al discorso fatto sopra sulla “difesa 3 1/2”: per funzionare c’è bisogno di un terzino di spinta dalla grande qualità tecnica.

La Juventus con Alex Sandro e il Bayern con Kimmich sarebbero già spot sufficienti, ma perché limitarsi all’ottimo quando c’è il top?

Il Real Madrid ha investito tempo sulla formazione di Marcelo, soprattutto dal punto di vista difensivo, lavoro tattico (e di testa) svolto soprattutto da Mourinho che ha letteralmente stravolto il gioco del terzino brasiliano, restituendo ai verde-oro quello che già da qualche anno è indiscutibilmente il miglior terzino sinistro in giro per il mondo.

Dopo Mourinho, Marcelo ha calato in parte l’attenzione difensiva, anche se ha mantenuto una discreta qualità che compensa l’eccezionale capacità dell’uno contro uno difensivo a una certa leggerezza e incostanza dal punto di vista tattico:  il rischio, però, è ad altissima ricompensa.

Vero che il Bayern dal suo lato ha spinto e spesso fatto il bello e cattivo tempo, ma è anche vero che non ha mai trovato la soluzione alla spinta del brasiliano, che ha attaccato senza soluzione di continuità causando problemi su problemi all’avversario.

La cosa speciale di Marcelo? Di capire i momenti dei match, di assumersi le responsabilità, di diventare importane quando al Real serve di più.

Uniamo la giovane scommessa con il ruolo di terzino? Basti guardare a Andrew Robertson del Liverpool.

O, se non volete andare troppo lontano, a Joao Cancelo dell’Inter, che deve fare di tutto per tenerlo in nerazzurro il più a lungo possibile.

I tridenti

Ronaldo, Asensio e Benzema (sostituite a piacere con le riserve).

Neymar, Cavani e Mbappé.

Messi, Suarez e Coutinho (anche qui, sostituite a piacere).

Mané, Firmino e Salah.

Robben, Ribery e Lewandowski.

Inter, se non hai ancora capito, te ne serve un altro.

Il FPF ha fallito

Le regole del fair play finanziario sono state introdotto nel maggio 2010, con l’introduzione definitiva, con il primo triennio di monitoraggio 2011-2014.

Da quel momento in poi hanno vinto:

  • 3 volte il Real Madrid;
  • 2 volte il Barcellona;
  • 1 volta a testa Bayern Monaco e Chelsea;

Nei 7 anni precedenti;

  • 2 volte il Barcellona;
  • Inter;
  • United;
  • Milan;
  • Liverpool;
  • Porto;

Ripeto, per chi non lo avesse letto al tempo:

Un altro paradosso del Fair PLay Finanziario è che nasce per una giusta causa ma crea una stortura che ha portato il calcio verso ambienti e prospettive diverse e quasi irriconoscibili: l’idea era quella di impedire che vincesse il più ricco, oppure quello che azzarda di più facendo leva sui debiti, ma il più… “bravo.” L’intento era nobilissimo e puntava all’equilibrio delle società, alla garanzia del loro futuro.

Il problema è che per un certo periodo hanno fatto passare una riforma di “stabilità finanziaria” per una riforma di “equità sportiva”: così non è, nella maniera più assoluta. Di quel “calcio più giusto” di cui si parlava tempo fa non c’è più traccia: l’impressione è che favole come Porto e Bayer Leverkusen siano ormai un retaggio del passato.

Ecco, il concetto di bravura si è però spostato anzitutto in fase gestionale: il primo vero virtuosismo deve essere qui, anche se non dipende soltanto dalla bravura ma da altri fattori. Questo ha creato una sperequazione fortissima tra chi ha una base  storica fortissima, magari a livello mondiale, e può contare magari su proventi diversi anche dal punto di vista di sponsor (pensate alla Chevrolet con il Manchester United) o di diritti tv (vedi la Premier League), e tutti gli altri.

L’effetto del FPF è stato quello di rendere più forti i più ricchi, più deboli tutti gli altri, senza reali meccanismi di redistribuzione degli utili che potessero compensare.

Direte voi: eh ma il Liverpool? E questo Real che ha speso relativamente poco negli ultimi anni?

Il Liverpool ha due giocatori a costo zero (Alexander-Arnold e Milner), ma nonostante questo l’11 che ha battuto la Roma è costato oltre 300 milioni, con le punte del Van Djik detto prima, Salah 42, Olaxde Chamberlain (assente a Roma) 38, Mané 42, Wijnaldum 28, Firmino 41.

Insomma, l’ultima vincitrice fatta con operazioni intelligenti e low cost è stata l’Inter del Triplete, costata poco più di un centinaio di milioni: trovate il dettaglio qui.

E il Real?

Se possibile, il Real è la dimostrazione che quel periodo “di mezzo” è stato fondamentale: Bale, Isco, Kroos, Modric etc… è tutta gente arrivata prima dell’inizio della stagione 2014-15 (in cui arrivarono Kroos e James Rodriguez).

Il “danno” era già stato fatto con Ronaldo, operazione che, tra l’altro, diede la spinta definitiva al Fair Play Finanziario: la finalista dell’edizione precedente, vincitrice della penultima, non poteva tenersi il suo miglior giocatore…

Certo, poi bisogna esser bravi a spendere, perché L’Inter ha speso oltre 400 milioni a partire da gennaio 2014, eppure…

L’Italia pallonara è morta

Kaput, morta, stecchita.

Il cerchiobottismo dei media in questi giorni è da far accapponare la pelle.

In Italia va tutto bene, lamentarsi degli arbitri è esercizio di faziosità superficiale e non necessaria, gli arbitri non incidono, il designatore è un essere assolutamente trasparente che sceglie i migliori e basta.

Orsato è bravo, ripara gli asili, fa beneficienza e il suo alla fine, che volete, è un errore al 67esimo, nulla di più.

In Europa va tutto molto meno bene, lamentarsi degli arbitri è doveroso e soprattutto è necessario fare fronte comune perché i problemi si devono risolvere (all’italiana), e il designatore è un malevolo macchinatore che vuole il male delle italiane.

Se in Italia ti lamenti per il lavoro di Rizzoli, per l’improvviso cambio di strategia e la pletora di arbitri, assistenti e Var delle sezioni romane/laziali, sei un povero piangina, un complottista, un nemico dello sport.

In Europa, invece, il designatore incide eccome: è lui il vero colpevole di tutti i mali.

Se in Europa il designatore va assolutamente cambiato perché non va bene a qualcuno, quello in Italia si tiene perché a quei qualcuno va bene?

In Italia si è fatta la guerra al Var per mesi, improvvisamente è diventata la panacea di ogni male che restituirà la giustizia in Europa.

Ma in Italia il Var c’è solo da quest’anno: scusate, ma quindi prima le ingiustizie c’erano? Due anni fa era lecito parlare di arbitri e designatori?

No.

Ah ecco.

In Italia Orsato è assediato in casa, il presunto fratello rischia la vita, la moglie è in crisi e fa tutto davvero schifo: per una partita di calcio tutto ‘sto macello?

L’arbitro Oliver invece? Le minacce ricevute da lui, invece?

Eddai, perdio, lui se l’è cercata.

Come sta succedendo sempre più spesso, a targhe alterne, i giornali sportivi fanno cartello, aprono con le stesse notizie, spesso con rimandi l’uno all’altro: viene quasi il dubbio che la redazione sia solo una…

Mezza lamentela di Spalletti, un post di Brozovic su Instagram e le parole fuori tempo limite di Antonello: che reazioni scomposta dell’Inter!!!

Le accuse di Agnelli, le bestialità di Buffon, YouPay di Chiellini (quello del “siamo stati bravi a non mettergli le mani addosso”), lo stupro di Benatia: dai, c’è da capirli… l’arbitro ha dato per errore un rigore che ha interrotto un sogno. C’era il rigore eh, ma non andava dato.

Quelle non sono lamentele: e poi, non lo sapete?, Buffon è il testimonial di settecentocinquemilatrecentocinque iniziative di beneficienza!

Ma le cose da dire sarebbero tantissime:

Quegli stessi giornali che ancora oggi non hanno trattato a dovere l’infortunio di Mandzukic.

L’avete vista la ferita, vero? Con una ferita così aperta come ce l’hanno presentata dopo (non certo quella già cicatrizzata di cui sopra) avrebbe giocato ben cinquanta minuti!!! Avete visto analisi sui giornali: io no.

A questo punto ridiamo un po’, se non l’avete già visto:

 

Oh, se non l’avete capito: il mondo del calcio è nella merda.

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