Udinese-Inter 0-4: pagelle tattiche

Seconda parte

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In più ci aggiungiamo una punizione splendida che Bizzarri riesce a deviare in corner e l’assist per Ranocchia da calcio piazzato.

A qualcuno potrà sembrare anche una bestemmia, qualcuno sarà ancora timoroso di ricadute (qualche piccolo blackout c’è ancora e tutti sappiamo chi è Brozovic…), ma qua siamo ben oltre Agatha Christie: gli indizi sono già diventati prove, le prove sono già diventate eclatanti.

Ora, però, consentitemi una digressione di due righe. Prendo un nome a caso, Andrea Pirlo, al quale sarebbe bastato un solo gesto tecnico come il lancio di Brozovic su Icardi per far partire il bailamme dei media starnazzanti di palloni d’oro, indipendentemente dalle tante, e spesso pericolose, perse dal regista italiano. Palloni sbagliati in situazioni critiche che praticamente nessuno gli rimproverava: chi sono io, oggi, per rimproverare inezie a Brozovic?

Il periodo di assestamento è finito, adesso è il suo ruolo e le paure legate al passato sgrossate dalle sue prestazioni: su Marcelo si può contare, le partite di spessore sono diventate troppe per fare finta di niente.

Su questa pietra fonderai la squadra dell’anno prossimo…

RAFINHA 7,5

… e tutti i tifosi dell’Inter sperano che accanto al mattone-Brozovic ci sia quello Rafinha, perché a questa squadra un giocatore così mancava da morire.

A gennaio aveva ragione Spalletti nel desiderare più un centrocampista di contenimento che uno come Pastore: visto questo Rafinha, ci si tiene questa splendida certezza innestatasi nel mondo Inter con grande professionalità e grandissimo attaccamento.

Perché non c’erano dubbi su dove potesse giocare, ovvero sulla trequarti…

Ha una propensione a giocare sul centro-destra, che abbiamo evidenziato più volte: è probabile che si trovi in maniera più istintiva e naturale a giocare con Cancelo piuttosto che con altri, ma ha davvero calpestato ogni zolla del terreno di gioco come dimostra la heatmap:

Anche se abbiamo evidenziato l’estremamente buona prova nel duo di metà campo quando l’Inter si è trovata un uomo in meno contro la Juventus: perché in realtà è quello il suo ruolo vero, anche se la qualità nel dribbling, la sua capacità di accorciare, di galleggiare nelle “terre di mezzo”, la sua propensione alla ricerca (assidua, costante, asfissiante per gli avversari) del lato cieco tra le linee, ne fa un incursore perfetto.

Soprattutto con la forma che continua a crescere, prende anche velocità e si muove con più disinvoltura e scioltezza: il suo dribbling sul primo tocco in ricezione è davvero qualcosa di fantastico che in Italia hanno in pochissimi.

Il gol nasce, finalmente, da una palla tenuta su da Mauro, come gli chiede Spalletti: lui si inserisce con i tempi giusti e la piazza sul primo palo con quella naturalezza che è propria di chi ha comunque il gol nelle vene.

Non basta?

E allora fate così, sommate Rafinha e Borja Valero e troverete quasi la metà delle palle recuperate dall’Inter (difensori compresi!):il ragazzo non si tira mai indietro, lotta, contrasta, si impegna nei duelli al punto da vincerne più della metà: trovatemi in Italia un altro trequartista che lo fa…

Sta diventando il nostro top, il nostro riferimento: da lui e da Cancelo passano le strade della nuova Inter.

Vamos, Rafa!

CANDREVA 6

Alla fine non me la sono sentita di dargli l’insufficienza, perché la corsa e il sacrificio ci sono state tutte, perché il suo continuo movimento ha creato quegli spazi in cui hanno viaggiato Cancelo e Rafinha.

Anche se, a dire il vero, l’avrebbe meritata perché questa cosa del gol mancante gli è già sfuggita di mano, al punto da farlo sembrare un elemento di discontinuità all’interno del quasi perfetto ingranaggio inter.

Al punto che il tifoso sbotta, forse esagerando ma con buona dose di verità intrinseca:

Vedete, quando “difendevo” Candreva lo facevo per una ragione essenziale: il suo giocare fuori da ogni autoreferenzialità, che si traduceva in grandissimo movimento a sostegno dei compagni in fase difensiva (cosa che c’è tutt’ora) e soprattutto nella capacità di cercare sempre il compagno per l’occasione giusta.

Per una grande fetta di stagione, Candreva è stato il più costante creatore di passaggi chiave (potenziali assist). Beninteso, in Europa: per qualche mese persino davanti ai Neymar e agli Ozil, anche se il grosso del suo score proveniva dai cross (ma poco importa).

Oggi ha perso quest’ultima caratteristica, perché è davvero stato ingoiato dalla storia del gol che gli manca, al punto da inventarsi un movimento “contro” Icardi nell’azione del terzo gol, come abbiamo visto nell’articolo di ieri.

Ed è un grande peccato, perché partite del genere in cui si dispensano fatiche e sudori, sostegno continuo ai compagni (50 passaggi con il 94% di precisione), non possono vedere una insufficienza alla fine solo perché nelle occasioni che potevano contare qualcosa hai pensato solo a te stesso e a tirare.

Ne mancano due, eliminare questo fardello, sintonizzarsi su un aspetto soltanto: non farai gol, ma fai di tutto per portare l’Inter in Champions, che vale più dei tuoi gol, infinitamente di più.

Poi se ne farai uno, ben venga.

Se, però, devi farlo, scegli la data giusta: un bel gol dell’ex nella partita che conta di più.

PERISIC 7

In quella fase iniziale in cui Mauro non era ancora stato bravo a inserirsi a dovere, nonostante un’Inter spumeggiante, come spesso gli succede quando sta bene il pericolo numero uno era lui, Ivan Perisic.

La presenza di un terzino di spinta dal suo lato ogni tanto lo inceppa, ma gli consente di svariare di più, di accentrarsi e la manovra dell’Inter se ne avvantaggia perché crea superiorità in mezzo senza perdere la pericolosità sulle fasce, soprattutto contro squadre che si difendono a 3 dietro.

Ivan sta bene, sta benissimo e per i primi 15-20 minuti è immarcabile perché la presenza di Dalbert, per quanto non rappresenti un vero pericolo per l’avversario, comporta l’obbligo dei friulani di scalature faticose e impegnative.

Questo però gli consente di svariare, tanto che la sua heatmap trova sfoghi su tutto il fronte dell’attacco, nonostante una naturale propensione per la sinistra.

Alla fine risulta essere il più pericoloso e quello che “vede” di più palla e porta, ma quel che impreziosisce la sua prestaione sono i recuperi che non mancano, anzi, si distribuiscono in qualità e quantità proprio come mostrato dalla sua heatmap, ma soprattutto come dimostra questo video: quando si parla del famigerato unicorno (la seconda punta da 20 gol!), bisogna anche valutare aspetti tattici come questi, che sono fondamentali dal punto di vista della squadra e in prospettiva del campionato. Ma ci torniamo in settimana:

ICARDI 7

28 gol in stagione e il mirino puntato ai 29 di immobile e ai 30 che sarebbero la definitiva consacrazione, soprattutto se varranno la Champions League e la convocazione mondiale.

Mauro, non stancheremo mai di dirtelo: riuscire a muoversi anche solo con un raggio di 5/6 metri in più ti porta a essere letale, perché fai spazio ai compagni e quello stesso spazio poi te lo ritrovi tu.

Il movimento che porta al gol di Rafinha è da attaccante di razza e Spalletti ha ragione a chiedergli spesso questo movimento, perché per l’Inter diventa fondamentale, soprattutto adesso che Perisic è tornato a ottimi livelli, soprattutto con Rafinha che cresce di giorno in giorno e finalmente l’appoggio all’attaccante è portato da 4 calciatori invece che da uno soltanto.

Ecco, se abbandona le chimere di chi pensa, e gli suggerisce, che l’unica cosa importante per un attaccante sia far gol, se capisce quale apporto potrebbe dare a qualunque squadra, Inter e nazionale, non ci stancheremo mai di dirlo: diventa uno dei top 3 al mondo, senza discussioni.

Mauro, è l’ultimo step che ti manca.

SPALLETTI 7

Quant’era difficile mantenere alta la tensione dopo le nefandezze di Inter-Juventus?

Impresa improba per chiunque, a maggior ragione per qualunque allenatore di questa Inter: il rischio di un tracollo era enorme. Lui, invece, alza l’asticella della tensione, li carica a molla e li presenta al Friuli come se dovessero giocarsi la partita della vita, con 20/25 minuti asfissianti che mettono al tappeto le scarse velleità dell’avversario.

L’impianto di gioco funziona talmente bene che si riesce anche a inserire Dalbert, benché l’avversario sia piuttosto morbido anche se disperato.

Spalletti per la prossima stagione è imprescindibile, lo sapete vero?

MAZZOLENI 6,5

Sceglie il metro dei “pochi gialli”, passa tutto il primo tempo a dire “calma calma” e poi “questo è l’ultimo” almeno 4 volte.

Su Skriniar si fida e fa bene, perché il tocco di braccio è più che veniale e Lasagna si lascia cadere come tramortito da chissà che: è rigore solo per i tifosi juventini che devono giustificare l’incredibile salvataggio di Rugani.

Purtroppo, però, manca un rigore netto su Karamoh alla fine: può sembrare questione “pelosa” ma non è così, perché intanto ci si gioca il titolo di capocannoniere e, non meno importante, il rischio di trovarsi a pari punti con la Lazio c’è e potrebbe diventare fondamentale la differenza reti. A fine campionato non si sottovaluta nulla.

UDINESE (in breve)

BIZZARRI 6

LARSEN 5

DANILO 5

SAMIR 4

BEHRAMI 5

WIDMER 5

FOFANA 4

DE PAUL 6

BALIC 5,5

ADNAN 4,5

BARAK 5,5

JANKTO 5,5

LASAGNA 6+

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