Inter-Sassuolo 1-2: traditi sul più bello

Seconda parte

SKRINIAR 5,5

Nel secondo tempo si esalta, ma resta davvero grave l’errore sul gol di Berardi: se l’avversario avesse scelto di scartarlo a sinistra (destra di Skriniar), lì ci sarebbe stato Ranocchia, quindi l’unico lato da coprire era il centro e, se necessario, abbattere l’avversario.

Un errore grossolano che macchia una partita altrimenti di buon livello, con tante palle recuperate, molti duelli vinti,con interventi preziosissimi soprattutto quando il campo si apre e il Sassuolo riparte in contropiede trovandosi spesso in parità numerica e con tanto campo a disposizione.

Non cambia nulla della sua stagione, che è strepitosa.

RANOCCHIA 6

Partita da 7 se non fosse per una delle ingenuità “alla Ranocchia”, di quelle cose che ti fanno capire perché non è mai emerso davvero nonostante avesse i mezzi fisici e tecnici per distinguersi e fare una carriera di altro livello.

Il 2° gol del Sassuolo nasce da un suo intervento di testa ad anticipare Babacar, ma un intervento goffo che rimette la palla in mezzo, proprio nei piedi di Berardi: sarebbe bastato buttarla fuori.

Forse si poteva gestire meglio anche l’uscita nell’azione del primo gol, visto che il supporto di Cancelo era arrivato in tempo e si poteva evitare il cross in mezzo: ma in questo caso sì, si tratta di un dettaglio.

Anche qui viene da dire “peccato” perché la prestazione è stata tutto sommato buona, anche se il continuo rinculare all’indietro ha costretto l’Inter a soffrire qualche ripartenza di troppo e magari non ci si è sempre trovati nella posizione giusta per difendere compatti, come nell’occasione del tiro parato da Handanovic.

Individualmente emerge un po’, collettivamente no.

BORJA VALERO 6

Col senno di poi è facile dirlo, ma forse sarebbe servita di più la sua regia che non quella timida e impacciata di Vecino.

Entra con l’Inter in pieno affanno e colta dall’ansia di recuperare: lui sembra l’unico lucido e in quei 20 minuti non sbaglia praticamente niente.

Si distingue, tra l’altro, per una palla recuperata a pochi minuti dalla fine che poteva essere fondamentale.

D’AMBROSIO 5,5

Ammetto che avrei scommesso sulla presenza di Dalbert, perché c’era la necessità di spingere di più, perché sarebbe stato più importante avere un terzino di spinta piuttosto che di contenimento, visto anche le condizioni di Cancelo dall’altra parte.

Spalletti, però, ha mostrato ancora una volta qual è la vera necessità della sua presenza in campo: la possibilità di passare alla difesa a 3, oltre che coprire le avanzate di Perisic senza per forza chiedergli aiuto costante che a D’Ambrosio non sembra servire. Non costante, intendo.

Il problema vero, però, è quando si supera la metà campo, là dove D’Ambrosio sparisce perché di sinistro è a disagio e tutti i cross messi dentro erano molli, facili, spesso corti e senza una reale pericolosità.

Sul secondo gol sembra essere troppo remissivo.

VECINO 5

In termini assoluti non una partita negativa, ma totalmente anonima sotto molti punti di vista.

Ha giocato con estrema timidezza, senza mai andare oltre né nelle percussioni né nel rischio sul passaggio: bloccato anche psicologicamente, un po’ troppo nascosto, lontanissimo parente del giocatore apprezzato nei primi 3 mesi di esperienza nerazzurra.

Un paio di brutte palle perse, soprattutto nel secondo tempo, quando serviva essere più precisi, sono solo l’aggravante.

EDER 5,5

Si vede solo nelle occasioni in cui potrebbe far male, solo che non ne approfitta e, anzi, spreca una occasione più che buona.

E dire che, comunque, avrebbe anche il merito di metterci una buona firma con l’assist di petto che Icardi spreca malamente…

BROZOVIC 4,5

Ditemi che non è vero.

Ditemi che è stato un abbaglio.

Ditemi che è una casualità.

Perché quello visto contro il Sassuolo è un mix tra il vecchio e il nuovo Brozovic. Ovvero che rimane molto centrale nel gioco dell’Inter (117 passaggi totali, un’eternità), che prova buone variazioni di gioco, ma che fa dell’imprecisione la sua e la nostra croce.

Soprattutto nel secondo tempo, le palle perse diventano troppe e, in certi casi, davvero stupidissime a seguito di un atteggiamento superficiale che in quel contesto sembrava fuori luogo e faceva vedere i fantasmi del vecchio Brozovic.

E se il numero delle palle perse supera abbondantemente la dozzina, da una parte non viene compensato dai recuperi che ultimamente c’erano, dall’altra ci sono anche passaggi semplici sbagliati nel peggiore dei modi nei momenti più “caldi”.

Ma quello che incide davvero sulla sua prestazione è l’atteggiamento nelle azioni dei due gol.

Sul primo rientra in ritardo e copre una posizione senza senso: sarebbe bastato guardare l’avversario alle spalle e stare un po’ più larghi… e non metterci il piede per quel tocchetto che il tuffo di Adjapong e l’ansia di Abisso trasformano in una punizione letale.

Sul secondo gol… altro rientro naif, che fa quasi il paio con quello dell’andata e sembra chiudere un cerchio da chissà quale significato astrale.

Questo è all’andata (ringrazio l’amico DonDiegoTheOne per il video):

Questo è al ritorno, lui è quello che appare e scompare sulla sinistra.

Nel secondo tempo, poi, si è messo a giocare largo a sinistra senza un perché, proprio quando l’Inter aveva bisogno di gente capace di rischiare nel mezzo: difficile che glielo abbia chiesto Spalletti.

Insomma, è arrivata la partita in cui Brozovic gioca male… e sapevamo che sarebbe arrivata, non perché è Brozovic ma perché è nell’ordine naturale delle cose: nelle ultime partite, da Napoli in poi, quando non è stato il migliore in campo è stato comunque tra i migliori e un match non cambia la valutazione dell’ultimo periodo.

Non perché sono mancati i buoni colpi (vedi almeno due splendidi lanci su Perisic, entrambi pericolosi): Il problema, semmai, si pone sul tipo di brutta partita e sulla tenuta mentale a lungo termine.

Si chiama Brozovic, maneggiare con cautela, perché ti fa cose come la prima ma è capace di fare anche cose come la seconda.

CANDREVA 5

Lui in termini assoluti non stava facendo male, ma era l’emblema dell’Inter di oggi: confusionari entrambi.

Ogni volta che c’è stato da duettare con Cancelo è andata male, in qualche caso malissimo, in un paio di casi disastroso: i due evidentemente non si capiscono, non si piacciono, non si parlano.

Così, anche su indicazione di Spalletti, si è messo a migrare per il campo, tanto che la sua heatmap è più sbilanciata a sinistra che a destra, ed è tutto dire.

Il momento in cui si decide, credo definitivamente, la sua stagione è quando decide di passare l’unico tiro che avrebbe dovuto davvero tirare in porta nelle ultime settimane: vero è che Icardi si trova liberissimo dall’altra parte, ma è anche vero che lì si tira in porta senza neanche pensarci due volte. O, al limite, con Adjapong per terra fai un tocco in più e non c’è possibilità di scampo per l’avversario: è il 4° minuto del secondo tempo, era il momento perfetto per il delitto perfetto.

Gli diamo credito per averla costruita lui l’azione, però…

Dal punto di vista difensivo, invece, stavolta è stato meno combattivo del solito, meno puntuale nell’aiuto al compagno, meno prezioso tatticamente.

PERISIC 6

Lui il suo l’avrebbe anche fatto, con chilometri macinati su (sempre) e giù (quando è servito) per la fascia, un paio di occasioni in proprio, tante palle in mezzo, dribbling e tentativi di dialogo con compagni poco collaborativi.

Sarebbe bastato che Mauro mettesse quella palla al bacio dalla sinistra, perfetta sia per forza che per direzione, una di quelle che devi solo appoggiare in rete, devi solo decidere se chiudere l’angolo oppure assecondare il movimento della palla e impattare centralmente: è andata male.

Intelligente, invece, sul gol di Rafinha: dopo milioni di cross in mezzo, lo scarico sul centrocampista è perfetto. Poi Rafinha fa il resto.

Non nella sua serata migliore, ma neanche nella peggiore.

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