#LazioInter: ci siamo noi, proprio lì dove meritiamo d’essere

Pagelle, prima parte

Pagelle

INTER 8

La premessa a tutte le pagelle è che la vittoria finale “ripulisce” buona parte della prestazione che è stata, per troppo larghi e troppo numerosi tratti, insufficiente.

In questi casi, però, conta davvero soltanto il risultato, perché su questa pietra si fonderà l’Inter delle prossime stagioni.

Il merito di averci creduto sempre, di avere buttato il metaforico cuore al di là del metaforico ostacolo, vale bene un 10 dell’ultimo quarto d’ora, che si rivela decisivo e va a fare la media con tutto quanto visto in precedenza.

L’Inter ha dei difetti ma nell’ultima partita ha riscoperto uno dei grandi pregi dell’inizio del campionato: non abbattersi mai, come dimostra il fatto che i gol segnati nell’ultimo quarto d’ora sono di gran lunga protagonisti di questo campionato, anche se la maggior parte di questi sono concentrati nei primi tre mesi.

Importa poco, perché quelli che contano davvero sono arrivati all’ultima partita, in totale 17 gol, circa il 26%.

SPALLETTI 9

Nel complesso dei 90 minuti vince il confronto con il dirimpettaio Inzaghi. Per una partita mette da parte ogni indecisione, ogni tentennamento, e aggiusta l’Inter non appena può: nel primo tempo passa alla difesa a 3 (anche se già in svantaggio) e i cambi del secondo tempo fatti con un timing migliore rispetto al passato.

Cambi azzeccati anche nel contenuto, visto che in un modo o nell’altro diventano tutti decisivi:

  • Eder dà l’assist per Icardi nell’azione del rigore;
  • Karamoh è decisivo nell’azione che Anderson sventa mandando in angolo… da cui nasce il gol di Vecino;
  • Ranocchia è stato semplicemente perfetto e fondamentale per resistere agli attacchi finali della Lazio, ne riparliamo nella sua pagella.

Cambi tutti giusti, compreso il togliere un Rafinha impalpabile per lasciare dentro un Vecino per molti versi disastroso, eppure decisivo proprio per quella sua capacità di farsi valere nel gioco aereo: come detto prima, aveva ragione lui, torto io e tutti quelli che la pensavano come me.

In questa partita è stato colto dal famigerato coraggio della disperazione: spero la riguarderà, perché in futuro certe scelte si potranno fare senza perdersi in troppi calcoli.

HANDANOVIC 7

Zero-colpe-zero sui gol.

Ho letto delle critiche allucinanti alla sua presunta immobilità sui due gol: il primo, che sarebbe arrivato alla stazione Tiburtina se non avesse incontrato il naso di Perisic, e il secondo, in cui sbagliano in tre (D’Ambrosio, Brozovic e Miranda in ordine di responsabilità) e Felipe Anderson la piazza là dove arrivi solo se sei Superman.

Sul gol di Anderson nessuna chance neanche di uscire: quanti portieri avete visto essere sbertucciati da un pallonetto? Quello diventa gol perché Felipe Anderson è un gran giocatore e un piede educatissimo, ma a quella velocità 99 calciatori su 100 la spediscono fuori.

Piuttosto, i critici si guardassero Strakosha sul gol di Vecino (da dentro l’area piccola)…

Critiche ingiuste e largamente prevenute, che arrivano in una partita in cui fa almeno due parate importanti (quella su Milinkovic Savic all’8° del primo tempo è davvero complicata perché contro-tempo) e almeno una uscita miracolosa sui piedi dei laziali (Immobile, se non erro).

CANCELO 6

Con la difesa a 4 non riesce mai a trovare il tempo giusto per occuparsi di Lulic, che ne fa più o meno quello che vuole.

Quando si passa a 3, invece, le cose migliorano nettamente, ma passiamo dal disastro all’accettabile, perché si vede che fisicamente è cotto: attacca molto più raramente, si nasconde più spesso, resta staccato indietro nonostante tutta la fascia libera.

All’Inter è mancato moltissimo il suo regista laterale, che ieri ha toccato metà dei palloni che tocca di solito con molta più imprecisione del solito: appena 45 passaggi con il 77% di precisione.

Nel primo tempo si segnala solo per la grande uscita su Lulic nell’azione che poi Icardi spreca malamente: era il 22esimo.

Molto meglio nella fase finale quando, di fronte alla fatica, emergono di più i valori tecnici individuali: da quel lato non c’è più Lulic e lui sfonda, anche se in fase difensiva subisce troppo la fisicità di Lukaku.

Questa non è partita da insufficienze, ma in caso di sconfitta il titolo era già scritto: i migliori hanno fallito. Lui è uno dei migliori e uno di quelli che aveva deluso di più nell’ora più buia.

SKRINIAR 6,5

Se la difesa tiene fino all’ultimo è solo perché Skriniar c’è: Miranda non sta benissimo e si vede.

Tante le piccole cose fatte bene, tante le palle recuperate (7 a fine partita) con più ragionamento rispetto al solito: 97% di precisione nei passaggi e solo un paio di palle spazzate, cosa che è stata utilissima per tenere in partita Vecino e Brozovic, ma anche e soprattutto alla squadra per avere più palloni da poter giocare.

L’unica vera sofferenza gli arriva da Milinkovic Savic, che di testa è davvero un portento.

Ve lo anticipo: farò il pagellone dell’anno su tutta la Serie A e Skriniar svetta tra i difensori, senza alcuna possibile discussione.

MIRANDA 6

Abbiamo detto partite senza insufficienze, qui ce ne sarebbe stata un’altra se il risultato fosse stato diverso.

Dal suo lato gli arriva di tutto e lui va in affanno con tutto, che si chiami Milinkovic Savic (poco), Felipe Anderson o Immobile.

Si vede che non sta benissimo e che il recupero è stato piuttosto forzato, perché sul primo passo dello scatto non forza quasi mai, perdendo spesso il tempo sull’avversario: tipico atteggiamento di chi gioca proteggendosi da un infortunio.

Sul gol di Felipe Anderson commette il grave errore di aspettare nella fase di rientro, mentre in questi casi si deve essere più decisi, soprattutto se di fronte hai un treno che sta arrivando: anche qui, però, come potrete apprezzare dal video nella pagella di D’Ambrosio, è chiaro l’atteggiamento di chi non vuole fare uno scatto troppo brusco e temporeggia.

Nella ripresa decisamente meglio che nel primo.

D’AMBROSIO 6,5

Quando si parla di precisione, meglio guardare altrove.

Nel primo tempo ci sarebbe la possibilità di lanciare Perisic sulla corsa, lui ci prova di sinistro ma trova i piedi di Murgia: l’emblema della fase di costruzione di D’Ambrosio, anche se alcune cose discrete le aveva fatte vedere.

Dal suo lato la Lazio fa all-in, soprattutto con Felipe Anderson, e da quel lato sfonda senza grandi problemi, almeno finché non si passa a 3 dietro.

Sul gol di Felipe Anderson ha responsabilità enormi: prima attende troppo sul possesso di Lulic, poi ritarda la rincorsa su Felipe Anderson nonostante una lettura piuttosto semplice dello svolgersi dell’azione. E dire che sarebbe bastato un niente, anche solo provare una scivolata per fermare la palla del capitano laziale…

Ha, però, un merito enorme: quello di crederci più di tutto nel momento più difficile, ovvero quando la Lazio stava imponendo il suo gioco di ripartenze che stavano fiaccando la resistenza interista: il gol è un concentrato di volontà, forza, determinazione.

L’avessero annullato avremmo scatenato il putiferio.

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