#LazioInter: ci siamo noi, proprio lì dove meritiamo d’essere

Pagelle seconda parte

Esthia immobiliare
VECINO 7

Nelle pagelle de ilMalpensante.com è rarissimo che un singolo episodio diventi determinante per una pagella: in questo caso, però, il gol è davvero troppo importante per non fargli avere un peso specifico enorme nel contesto complessivo della prestazione di Vecino.

Una brutta prestazione, senza alcun possibile appello: più palle perse che recuperate, praticamente nessun duello vinto con Milinkovic Savic, discreta anche la quantità dei passaggi sbagliati.

Il Vecino di inizio campionato è un lontano ricordo.

Se rimane in campo lo deve esclusivamente allo svantaggio interista e alla necessità di garantire comunque un minimo di copertura: in condizioni diverse sarebbe stato il primo cambio.

Ma ha ragione Spalletti a tenerlo: gli apre la stagione a Roma, gliela chiude sempre a Roma. Non solo per il gol: è lui a ribattere rapidamente su Eder il rinvio di Strakosha nell’azione che porta al rigore.

Porta fortuna.

BROZOVIC 7

Beninteso, non fa una gran partita in termini assoluti, perché sbaglia troppi passaggi, perché sbaglia troppi movimenti, perché spesso il timing sull’avversario è più dannoso che altro: ogni volta che c’è una palla sporca, una di quelle 50%-50%, Brozovic ci arriva in ritardo.

E certe esagerazioni si pagano carissime, come quella al limite dell’area laziale su Felipe Anderson, nell’azione che genera il gol del brasiliano, perché il pazzo che si lancia senza ragione sull’avversario provando a recuperare una palla impossibile è lui: se avesse temporeggiato non ci sarebbe mai stato contropiede.

Confusionario quanto volete, ma è l’unico in mezzo al campo a metterci quello che ha e anche di più, visto che deve lavorare anche per Vecino e Rafinha.

Se l’Inter ha avuto una parvenza di pericolosità, il merito è anche suo: dei 9 passaggi chiave totali, 5 sono suoi.

Certo, esagera talvolta, con cambi di campo che non gli riescono come nei momenti migliori; certo, bisogna fargli capire che in quel ruolo l’ordine e il pensiero sono fondamentali rispetto a qualunque altra cosa… però non ci sarebbe stata Champions League senza Brozovic, compresa ultima partita.

Non bella, non la migliore, ma certamente tra i migliori dell’Inter.

Ultima chicca, quando si dice il genio: sulla punizione di Milinkovic Savic che finisce sul palo c’è un calciatore che fa una cosa stranissima che in diretta non si capisce, visto che lo fa alle spalle della barriera. Nella inquadratura di dietro, invece, non solo si vede la genialata (sono sarcastico eh!), ma anche senza numeri di maglia non ci sarebbero dubbi sull’autore del… gesto atletico.

RAFINHA 6

Partita senza insufficienze abbiamo detto, senza insufficienze sia.

La palma di “peggiore in campo”, però, è sua di diritto: lento, abulico, spesso nascosto, impreciso quando contava e in affanno.

Lucas Leiva gli prende le misure e lui non trova mai la posizione corretta e ogni volta che prova a svariare si trova davanti un Murgia, un Marusic, un Lulic, un Milinkovic Savic che gli stoppano ogni velleità.

In quel titolo di cui parlavo prima (“i migliori hanno fallito”) lui sarebbe stato nella foto di copertina, al secondo posto: zero palle recuperate, zero palle pericolose, zero tiri.

Il tifo interista probabilmente storce il naso quando esce lui e non Vecino, ma Spalletti aveva ragione: era inguardabile, nonostante nel finale il suo piede educato probabilmente sarebbe servito.

Solo che era partita da ascia e non da fioretto: serviva più la testa di Vecino che non il piede di Rafinha.

CANDREVA 6+

Il “+” è solo perché rispetto ai compagni di sufficienza “da vittoria” ci ha messo di più dal punto di vista dell’impegno fisico e della corsa.

A destra il solito problema con Cancelo, a sinistra decisamente meglio anche se di sinistro non proprio perfetto.

Poteva e doveva essere la sua partita, ci ha provato solo una volta al volo, fuori di poco: chiude la stagione con zero gol e, anche se ci torneremo, non può essere considerato il titolare per la prossima stagione.

Ceduto? Dipende dalle offerte, se ci sono. Altrimenti si studiano altre soluzioni…

PERISIC 7

Sballottolato da Spalletti pur di toglierlo dalle grinfie di un Marusic quasi impeccabile, almeno dal punto di vista difensivo.

Fa una quantità abominevole di chilometri, corre, copre, si sacrifica, crossa, ci prova di testa: dal punto di vista dell’impegno ci sono solo elogi.

Dal punto di vista della qualità, invece, qualcosa da ridire ci sarebbe ma non è giornata da rimproveri… anzi, solo uno: il movimento sbagliato sull’azione di Karamoh che poi porta al calcio d’angolo decisivo. Fortunatamente il francese non lo prende, altrimenti sarebbe stato pure tragicomico.

Tra tutti, però, è uno di quelli che non si è mai arreso né ha mai dato l’impressione di farlo: nella copertina dei migliori che falliscono, lui non ci sarebbe stato.

E se volete la riprova, andatevi a riguardare l’azione che porta al rigore: è lui che mette in difficoltà Strakosha nel rinvio che poi Vecino trasforma in assist per Eder che serve Icardi, abbattuto da De Vrij.

ICARDI 6

Lui, invece, ci sarebbe stato eccome, in bella evidenza.

Atteggiamento sbagliato che più sbagliato non si potrebbe: troppo statico, troppo centrale, direi “troppo immobile” ma farei torto a Ciro che, da mezzo infortunato, ci ha messo il triplo dell’argentino.

Con prestazioni così non convincerà mai nessun ct della nazionale e in Champions League si rischia di essere sopraffatti facilmente.

Ma non è solo un problema di atteggiamento o di supporto ai compagni: c’è chi mi “rimprovera” questa mia pretesa di vederlo trasformato in un attaccante di manovra, anche se in realtà gli si chiede di giostrare su un raggio più ampio di appena 5/6 metri, non di più.

Il problema vero è che Icardi in partite così rischia di essere un lusso che questa squadra non può permettersi, perché si gioca in 10, perché lui rimane centrale a prescindere dallo svolgimento dell’azione e non ci prova praticamente mai su nessuno dei rinvii della difesa interista.

Fortuna sua, fortuna nostra, che la Lazio gestisce malissimo un possesso palla comodo; fortuna sua e nostra che Perisic dia fastidio, il fastidio giusto, a Strakovsha che trova Vecino pronto a metà campo; fortuna sua che ci sia Eder libero e non Candreva; fortuna sua che De Vrij commetta in quella azione l’unico errore della partita.

In caso avverso sarebbe stato, di gran lunga, il peggiore in campo: anche nel finale i pressing e le salite tutte sbagliate nel momento più importante del campionato.

Gol e vittoria cancellano tutto per una partita, ma il discorso va affrontato a quattr’occhi con Spalletti.

EDER 6,5

Bravo a metterci la giusta determinazione, a metterci il giusto piedone, a darci dentro come è giusto fare nell’ultima di campionato: chiaro che è lontanissimo parente dell’Eder visto alla Sampdoria, ma quella palla di Vecino trasformata in oro per Icardi non è roba per tanti.

KARAMOH 7

Nel bene o nel male, la sua incoscienza e la sua leggerezza sono le chiavi di un’Inter che disunisce la Lazio: non c’è nessuno che tiene il suo passo e la costante necessità dei raddoppi fa sì che i biancocelesti rinculino più del dovuto.

Un po’ troppo naif e giocherellone, soprattutto sul 2-3: in questi casi la concretezza deve essere l’obiettivo principale.

RANOCCHIA 7

Entra e per tre o quattro volte interviene di testa a spazzar via palloni e paure. Un paio di interventi in anticipo e una presenza davvero molto preziosa che giustificano, ampiamente, un ingresso in campo non condiviso da molti.

Spalletti sapeva che, pro o contro, il gioco aereo sarebbe diventato fondamentale: aveva ragione lui, anche qui.

 

Indice

Loading Disqus Comments ...