Grosso guaio in casa #Milan: ora che succede con la #Uefa?

Seconda parte

Esthia immobiliare

Sempre a Luglio, spiegavamo quale fosse la prima parte della strategia rossonera, ovvero basarsi su due considerazioni che si sono rivelate una azzardata e l’altra sbagliata: riporto per intero il passo perché credo sia interessante:

Ma avevamo detto, ad inizio articolo, che il Milan dal punto di vista del FFP sta provando a sfruttare al massimo l’opportunità che ha, e per certuni questo significa muoversi in maniera intelligente. Infatti, al di là della fattibilità del piano che presenteranno alla UEFA il prossimo ottobre (auguri), l’intesa che la società rossonera siglerà con il massimo organismo calcistico europeo produrrebbe i suoi effetti soltanto a partire dalla stagione sportiva 2018-2019.

Di conseguenza il Milan, con i suoi bilanci, entrerà sotto osservazione della UEFA soltanto a partire dalla prossima stagione. Ed ecco spiegato l’all-in che i vertici rossoneri stanno facendo sul mercato: tutte le sanzioni che le verranno comminate, in particolar modo quelle legate alla limitazione del mercato e/o della rosa, non si applicheranno alla rosa allestita durante la sessione di mercato corrente. Ciò vuol dire che tutti gli acquisti fatti durante questa estate non saranno in alcun modo sanzionabili [ndr: nel senso che non possono essere esclusi dalle liste Uefa]. E questo è molto importante per una squadra che ha necessità di tornare ad essere competitiva prima di subito ma che partiva da una base di giocatori decisamente deficitaria e che andava quindi stravolta. Anticipare tutti gli investimenti più onerosi nell’unico esercizio che rimarrà fuori dai controlli è sicuramente una mossa intelligente. Rischiosa, rischiosissima (come vedremo poi) ma intelligente: forse l’unica strada possibile se scegli la prima via, tra le due illustrate in precedenza.

Ma ovviamente c’è il rovescio della medaglia, perché per i discorsi fatti nell’articolo precedente, questi investimenti potrebbero di fatto bloccare, o perlomeno limiteranno pesantemente, il mercato dei prossimi anni. E ciò comporta il rischio, altissimo, di ritrovarsi nel baratro qualora il rafforzamento attuale della rosa non producesse, da subito, gli effetti sperati sul campo. Perché, se da un lato l’ingresso in Champions potrebbe, e diciamo potrebbe, essere abbastanza probabile, alla luce dei 4 posti disponibili a partire dall’anno prossimo, questo non vuol dire però che dalla prossima stagione, con il doppio impegno “serio”, l’attuale rosa sia già attrezzata per rimanere competitiva. C’è chi addirittura afferma che, da un punto di vista meramente tecnico, gli attuali rinforzi non rendano così competitiva la squadra nemmeno per la stagione che sta per cominciare: ecco, se il Milan si dovesse risvegliare l’anno prossimo scoprendo che si trova in rosa i suoi Kondogbia, Jovetic e compagnia invendibile, ma costosa, non ci si dovrà stupire nel vedere il Milan con scarsa capacità di manovra nei prossimi anni… a meno di vittorie di campionati o coppe. Ma questo significa praticamente non avere i suoi Jovetic.

Boom.

Se avete voglia e tempo, Vi consiglio di dare una lettura approfondita ai due articoli estivi che spiegavano la situazione nel suo complesso, parlando sia di Inter che di Milan:

La strategia di Milan e Inter: parte 1, i bilanci

La strategia del Milan: parte 2

Il primo dei due articoli lo chiudevo con un ringraziamento che non smetterò mai di ripetere:

Perché tutta l’operazione Milan sembra essere un grande gioco d’azzardo, difficile sapere su cosa sia basato. Dal punto di vista sportivo è chiaro, non dovrà sbagliare quasi nulla e gli acquisti dovranno risultare super-azzeccati: è una corsa sul filo, un gioco di equilibrismo che, per quel che ci riguarda, ringraziamo Zhang per non avere avuto la tentazione di provarlo.

Grazie Zhang.

L’azzardo è fallito miseramente: da una parte i ricavi dalla Cina sembra siano praticamente zero, ma su questo eravamo certissimi visto che l’Inter stessa fatica nonostante abbia una proprietà decisamente più appetibile dal punto di vista degli investimenti da parte di possibili partner; dall’altra i risultati sportivi sono quelli che ci si aspettava, visto che su queste pagine non abbiamo mai ceduto alla tentazione di sposare la linea dei media, ovvero Milan da scudetto:

Ci sono anche un terzo e quarto punto della scommessa.

Il terzo, che in parte Vi ho citato in precedenza, è che il management del Milan sembra abbia voluto forzare la mano, facendo credere che i problemi erano del passato e che il futuro è roseo perché le cose sono cambiate.

Come? In una delle tante conferenze/interviste (a proposito: ma quanto parla Fassone?) ha spiegato che il grosso dei costi di mercato sarebbero confluiti unicamente nel bilancio attuale (quindi quello che riguarda la stagione 2017-18).

Ma come? E che fine fanno gli ammortamenti di cui abbiamo parlato?

Considerazione corretta. Non avendo il bilancio in mano non possiamo averne certezza, ma il Milan potrebbe avere deciso di optare per due soluzioni: la prima è quella dell’ammortamento a quote decrescenti.

Gli ammortamenti esistono perché è contabilmente corretto imputare un costo dalla utilità pluriennale negli esercizi contabili in cui manifesta i suoi effetti. Le quote, però, non sono “casuali”: nel caso del calcio, la scelta consolidata da parte di quasi tutte le società è dell’ammortamento a quote fisse, ovvero per un contratto di 5 anni si calcola  il 20% del costo iniziale attribuito per ogni anno di contratto.

Una delle circolari contabili della FIGC, però, consente al Milan l’ammortamento a quote decrescenti:

  • contratto di due anni, 1° anno al 60% e secondo al 40%;
  • contratto di tre anni, 50%, 30% e 20%;
  • contratto di quattro anni, 40%, 30%, 20%, 10%;
  • contratto di 5 anni, 40%, 30%, 20%, 7%, 3%.

Bonucci, per esempio, acquistato a 42 milioni (fonte ufficiale Juventus), contratto di 5 anni, avrebbe questi due scenari:

  • ammortamenti costanti: 8,4 milioni l’anno;
  • ammortamenti decrescenti: 16,8 milioni al primo anno, 12,6 milioni al 2° e poi 8,4 milioni, 2,94 milioni e 1,26 milioni;

Ovviamente importi validi nel caso in cui non ci siano rinnovi in mezzo.

Capite la furbizia? L’intento è di aggravare il bilancio di quest’anno per dimostrare che i numeri futuri, sotto Voluntary o Settlement Agreement, sarebbero stati più facilmente virtuosi: il sistema di ammortamenti, sempre secondo le raccomandazioni contabili della FIGC, deve essere uguale per tutto il parco calciatori e, una volta adottato, può essere cambiato solo a fronte di eventi eccezionali.

E per i giocatori in prestito con opzione di riscatto? Il Milan aveva una sola via, quella dell’accantonamento.

La disciplina del bilancio impone alle società di accantonare delle somme a fronte di probabili costi futuri. Per esempio, l’Inter l’anno scorso non ha accantonato nulla in bilancio in relazione a eventuali multe della UEFA per violazioni del Settlement Agreement (è scritto nella relazione), e questo perché c’è più che fiducia che si rientri in tutti i parametri e non ci siano multe. In caso diverso, avrebbe dovuto iscrivere un costo di X milioni per far ricadere sull’esercizio corrente parte del costo (o anche per intero, visto che la “responsabilità” è dell’esercizio in corso).

Nel caso del Milan, benché non sia usanza contabile da parte delle società, l’unica via sarebbe l’accantonamento del costo per il riscatto: Kalinic, per esempio, costa 5 milioni come prestito e 20 come riscatto. Per far “rendere partecipe” questo esercizio anche della sua razione di 20 milioni, l’unica è accantonarli in questa stagione, dando per scontato il riscatto. Quindi costo storico già a 20 milioni, con i 5 di prestito che confluiscono naturalmente tra i costi dell’esercizio corrente. Ammetto, però, che su questo punto ho più di una perplessità.

Comunque è scommessa, in questo caso, andata a vuoto facilmente: la Uefa pretende che il proprietario si impegni formalmente, con un impegno irrevocabile, a ripianare tutte le perdite tutte le perdite fino al pareggio di bilancio. Il proprietario o una parte correlata, che non può essere Elliott che è solo un finanziatore.

Il Milan qui ha perso la sua scommessa più grossa: non è riuscito a presentare una fideiussone.

Il quarto punto della scommessa, sotteso, era di natura più squisitamente politica: Fassone & Co. hanno dato per scontato che il Milan, società prestigiosissima in Europa, secondo team più vincente, squadra dall’altissimo blasone, non può essere condannata o penalizzata a cuor leggero.

Purtroppo, però, non hanno capito che con il FPF la UEFA si gioca praticamente l’intero sistema della sua credibilità come organo superiore: pertanto non c’è blasone che tenga, visto che in gioco c’è molto più che un blasone.

Pertanto, cari amici milanisti, il primo bersaglio delle vostre critiche deve essere il duo Fassone-Mirabelli: evidentemente il loro gioco d’azzardo non è piaciuto per niente alla camera investigativa del CFCB.

Nel caso in cui il Milan avesse avuto un atteggiamento diverso in fase di mercato sarebbe cambiato qualcosa?

Su questo aspetto non credo ci fossero grandissimi margini: il Milan, dal punto di vista societario, è da ristrutturare e la strada è lunga, non si fa dall’oggi al domani, non si fanno scommesse da giocatori compulsivi. L’Inter lo sa benissimo, visto che è dal passaggio di Moratti a Thohir che è cominciato il percorso, con tante piccole e grandi scommesse perse, ma non certo a questo livello: il primo vero anno zero è quello appena trascorso, finalmente e fortunatamente.

Un atteggiamento più accorto e prudente, però, avrebbe di certo posto della camera investigativa in una prospettiva più benevola: così, invece, se la premessa è quella dello sforamento (multiplo, sostanziale e non coperto da miglioramenti strutturali futuri), la considerazione successiva va dritta dritta al cuore della proprietà.

E si aprono gli scenari peggiori.

Indice

Loading Disqus Comments ...