Grosso guaio in casa #Milan: ora che succede con la #Uefa?

Ultima parte

Insomma, il Milan ha fatto quelle quattro scommesse di cui sopra con la convinzione che, comunque, la Uefa avrebbe concesso uno tra Voluntary  e Settlement Agreement.

Cosa sono? Accordi tra le due parti, Uefa e club, con cui ciascuna “concede” qualcosa all’altro in termini di accordo. Il primo è “volontario”, nel senso che è il club stesso che giustifica la sua situazione attuale (in termini di costi/ricavi, ma anche di debiti e prospettive future) impegnandosi a rispettare determinati obblighi per arrivare al pieno rispetto delle regole del FPF entro un certo numero di anni.

Attenzione che la Uefa tende a premiare i piani più a breve termine rispetto a quelli più lunghi: quello del Milan in 5 anni non poteva essere visto di buon occhio.

Il piano deve essere credibile e basarsi su prospettive prudenziali: abbiamo visto che non era così, da notare le parole “conservative” e “reasonable”, prudenziali e ragionevoli.

Continuità e solidità aziendale, quello che chiamano “going concern”: ovvero che il proprietario del club possa garantire una continuità aziendale solida, o che nella peggiore delle ipotesi ci sia qualcuno economicamente pronto, capace e disposto a intervenire. E di certo non poteva essere Elliott nella figura di creditore del Milan (per la sottoscrizione dei bond) e del suo proprietario (come finanziamento diretto).

La Uefa, nel comunicato di dicembre, è stata chiara: in particolare, la Camera ha considerato che, a oggi, ci sono ancora delle incertezze per quanto riguarda il rifinanziamento del debito che deve essere rimborsato a ottobre 2018 e le garanzie finanziarie fornite dai maggiori azionisti.

Niente Voluntary, via al Settlement? La sostanza non cambia molto, l’unica vera differenza è che nel primo caso è il club a proporre una soluzione, con dati, cifre, numeri, prospettive etc…, mentre nel secondo caso è la Uefa che impone dei paletti, così come accaduto all’Inter.

Il settlement, a differenza del Voluntary che è inserito nel regolamento che contiene il FPF, è contenuto nelle norme di funzionamento del CFCB proprio perché è uno degli strumenti per “chiudere il caso”.

L’art. 14 di queste norme prevede 4 possibilità a fine dell’opera investigativa:

  1. chiudere il caso;
  2. pattuire un Settlement Agreement, in accordo con il club;
  3. applicare una sanzione disciplinare tra avvertimento, reprimenda, o multa fino a 100mila euro;
  4. passare il caso alla camera giudicante;

Per il Milan punto 4 e non gli altri, soprattutto non il punto 2. Perché?

Qui entra in gioco la proprietà, che si è dimostrata evidentemente poco credibile agli occhi della Uefa: lo hanno scritto in ben due comunicati.

Non si tratta della situazione debitoria del Milan. Su questo è stata fatta della confusione ad arte: Elliott ha finanziato sia il Milan che Yonghong Li; Elliott è stato presentato come “garante” della continuità aziendale anche se il suo ruolo è quello di finanziatore: è stato il suicidio perfetto, il modo migliore per dimostrare che il Milan ha già previsto questa via di fuga. Ma Elliott non è certamente quel tipo di proprietario che la Uefa vede di buon occhio.

Hanno in qualche modo ammesso che quel piano, beh sì, un po’ carta straccia lo era.

Così come credo sia stata determinante la questione della fideiussione mancante per il VA.

 

 

Se volete farvi un giro sulla prospettiva possibile della Uefa, leggete questo articolo se ancora non lo avete fatto:

Ma il Milan è davvero nei guai?

E adesso?

I Settlement Agreement hanno avuto delle costanti: hanno comportato delle multe (anche corpose), limitazioni nella lista A della Uefa, mercati limitati (bilancia tra acquisti e cessioni il più vicina possibile allo zero), tetto stringente agli stipendi (quantomeno nessun aumento ingiustificato) etc… questo per esempio il comunicato sul Settlement con il Porto.

La camera investigativa aveva, quindi, tutte le possibilità di pattuire col Milan tutte quelle sanzioni che oggi vengono sbandierate con varie formule dai media: da probabile a possibile a quasi certo. Se, però, non ha trovato gli elementi per un Settlement Agreement, che senso avrebbe rimandare tutto alla camera giudicante?

Anche perché, sempre per regole che ci sono e funzionano, la camera giudicante comunque ha potestà sulle decisioni della camera investigativa, da esercitarsi entro 10 giorni dalla data di pubblicazione delle stesse.

 

 

Non solo: la camera giudicante dovrà esprimere il suo giudizio sulla base di quanto fornitole dalla camera investigativa: tecnicamente, è la stessa camera che chiederà osservazioni scritte e, successivamente, potrà decidere se chiedere o meno documentazione integrativa, che non può essere portata spontaneamente.

L’unica cosa che può fare il Milan, oltre a presentare le osservazioni scritte, è essere ascoltato in audizione, solo dopo che la camera giudicante avrà studiato il caso e sentito il parere di uno dei rappresentanti della camera investigativa.

Nel fascicolo che è stato passato da una camera all’altra, dovranno essere presenti:

  • un riassunto conciso dei fatti;
  • uno schema delle prove raccolte;
  • una descrizione della natura delle presunte violazioni;
  • a reference to the provision(s) alleged to have been breached
  • una proposta alla camera giudicante sulla decisione finale da prendere, compresi, se del caso, eventuali provvedimenti disciplinari.

Questo aspetto, legato all’art. 27 delle regole di funzionamento del CFCB ci prospetta lo stato attuale delle cose:

Tutto lascia presagire che la camera investigativa abbia dato un giudizio talmente negativo da prevedere quantomeno l’esclusione dalle coppe e, data la natura particolare della sanzione, abbia fatto sì che la decisione fosse presa con “due gradi” di giudizio.

Il Milan sarà quindi estromesso dalle coppe?

Non è detto, proprio perché esiste questo secondo grado di giudizio, ma è chiaro che qualunque altra valutazione della camera investigativa avrebbe portato al Settlement Agreement e non al rinvio alla camera giudicante, sarebbe un controsenso: non poteva decidere direttamente in autonomia, visto che ne ha il potere?

Pertanto darei pure per assodato che la valutazione della camera investigativa sia negativo, molto negativo: il che non comporta, in automatico, che quella giudicante ne segua le valutazioni. Il rischio però c’è ed è altissimo.

Insomma, il nervosismo di Fassone è chiaramente giustificato.

Cosa può cambiare la situazione? Paradossalmente, un eventuale passaggio di quote a Elliott farebbe cambiare la prospettiva, perché in questo caso il debito verso Elliott sarebbe un debito verso soci, esattamente come buona parte dei debiti dell’Inter, che sono verso Suning. E farebbe diventare Elliott una figura totalmente diversa da quella che è stata fino a ora.

Anche l’eventuale rifinanziamento del debito, magari alleggerendo la posizione del Milan (che comunque non è così grave, visto che buona parte dei debiti è del proprietario stesso e non del Milan), potrebbe dare un impulso decisivo alla vicenda.

 

 

Altrimenti per il Milan si aprirebbe una stagione nerissima.

Ai tifosi interisti che magari si sono lanciati in qualche festeggiamento di troppo (si sa com’è, no?… l’avversario in difficoltà crea sempre un filo di godimento) direi di aspettare, perché Giugno è un mese decisivo per l’Inter e nel comunicato Uefa sul Milan ci è stato ricordato.

Quello che emerge è, ancora una volta, la stortura di un Fair Play Finanziario che tarpa le ali alle ricostruzioni e agevola i club già ricchi di suo, creando uno status quo insopportabile. Ripeto quanto detto più e più volte:

Un altro paradosso del Fair PLay Finanziario è che nasce per una giusta causa ma crea una stortura che ha portato il calcio verso ambienti e prospettive diverse e quasi irriconoscibili: l’idea era quella di impedire che vincesse il più ricco, oppure quello che azzarda di più facendo leva sui debiti, ma il più… “bravo.” L’intento era nobilissimo e puntava all’equilibrio delle società, alla garanzia del loro futuro.

Il problema è che per un certo periodo hanno fatto passare una riforma di “stabilità finanziaria” per una riforma di “equità sportiva”: così non è, nella maniera più assoluta. Di quel “calcio più giusto” di cui si parlava tempo fa non c’è più traccia: l’impressione è che favole come Porto e Bayer Leverkusen siano ormai un retaggio del passato.

Ecco, il concetto di bravura si è però spostato anzitutto in fase gestionale: il primo vero virtuosismo deve essere qui, anche se non dipende soltanto dalla bravura ma da altri fattori. Questo ha creato una sperequazione fortissima tra chi ha una base  storica fortissima, magari a livello mondiale, e può contare magari su proventi diversi anche dal punto di vista di sponsor (pensate alla Chevrolet con il Manchester United) o di diritti tv (vedi la Premier League), e tutti gli altri.

L’effetto del FPF è stato quello di rendere più forti i più ricchi, più deboli tutti gli altri, senza reali meccanismi di redistribuzione degli utili che potessero compensare.

Al di là dei torti di Fassone & Mirabelli, al di là della credibilità di Yonghong Li, al di là della situazione specifica del Milan, quella dei rossoneri evidenzia la stortura e sembra chiaro che questo stato di cose non può durare in eterno.

In questo momento, però, l’Inter deve solo ringraziare di avere una proprietà così oculata e attenta al rapporto con la Uefa, no contest.

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