Quanta ingiustificata idolatria! Allegri da 6–, all’Italia serve altro

Seconda parte

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C’è chi vede questo declino come la causa dello strapotere Juventus; e chi come me, invece, che vede nello strapotere della Juventus, con la Federazione da un lato “minacciata” per anni di causa e dall’altra sovvenzionata tramite Fiat come Top Sponsor FIGC, con nuovamente il refrain della “sudditanza psicologica”, una delle ragioni principali per cui il nostro calcio agonizza.

Probabilmente la ragione più grande perché, da come si esprimono i suoi dirigenti, sembra sia tornata in grado di decidere i destini di giocatori italiani (mi ripeto, vedi le dichiarazioni di Marotta sui casi Politano e Berardi), anche tanti prestiti, forse troppi, giocatori controllati etc… Non stupiamoci neanche della decadenza della nazionale se poi i Perin, pur di avere una chance di diventare titolare, si accontentano di fare il secondo alla Juventus.

Possiamo dire che che se in Italia gli arbitri e le altre squadre non soffrono di sudditanza nei confronti della Juventus ne guadagna tutto il calcio nostrano. Altrimenti non si cresce.

E questo si ripercuote a casca anche in relazione allo spettacolo offerto, e non stupiamoci della questione diritti tv:

Il tutto, ovviamente, con la compiacenza dei media che soprattutto in questi mesi hanno fornito uno spettacolo inverecondo. Non ultimo, l’eccesso di… come volete chiamarla? Sensibilità? Eddai… l’eccesso di sensibilità di Sandro Sabatini che spiega per quale ragione non ha “stoppato” Buffon durante il delirio post-Madrid:

In linea teorica l’addetto stampa tira per la giacchetta Buffon e gli dice ‘stai calmo, sii più diplomatico’. In pratica, di fronte ad un monumento come Buffon, non esiste alcun addetto stampa in grado di limitare o indirizzare Buffon. Invece, io sono stato molto criticato per non aver controbattuto a Buffon quando usava espressioni obiettivamente esagerate nei confronti dell’arbitro. Pochi se ne sono accorti, ma ogni volta che Buffon diceva una parolaccia, alle mie spalle in studio scattava un tentativo di applauso da parte del pubblico. Ho rivisto la scena – ed io non lo faccio mai: dicevo ‘calmi, calmi’ al pubblico; questo mi ha fatto perdere la percezione della densità delle dichiarazioni di Buffon e un po’ di rigore giornalistico. Non me la sono sentita in quel momento di dirgli ‘guarda che il rigore c’era, stai esagerando nella reazione’. Non me la sono sentita di fermarlo, placarlo e redarguirlo. Il suo era uno sfogo e Buffon andava rispettato anche nelle sue debolezze. Col senno di poi si possono dire tante cose.

Non me la sono sentita”, un po’ come succede agli arbitri con la Juventus.

Sudditanza psicologica anche dei media?

Succede anche con Allegri, non riescono a rimproverargli neanche quando le spara grosse, come quando parla di basket:

perché nel basket quando ci sono pochi secondi a disposizione non si dà forse la palla al più forte che con una giocata ti risolve la situazione e la partita? E allora perché nel calcio non può essere la stessa cosa?“: peccato che nel basket proprio la situazione di “ultima palla”, a maggior ragione se in uscita dal time-out, sia una delle cose più studiate dal punto di vista… tattico.

In questo contesto, gli allenatori non osano più: ci sono anche grandi allenatori, qualcuno persino ad altissimo livello, ma ormai sono lì a subire le logiche aziendali, sono legati solo ed esclusivamente al risultato, sono costretti a far giocare spesso campioni che hanno perso la fame dei migliori anni.

Il nostro è un campionato vecchio nelle idee e nei nomi, e i tecnici non sperimentano quasi più, hanno perso il coraggio.

C’è anche chi, come Inzaghi, imbastisce un processo da fuoco e fiamme dopo la partita di andata contro l’Inter, lamentandosi di non avere ricevuto quello che non gli spettava (un rigore), e invece glissa sornione quando non gliene danno uno colossale su Lucas Leiva.

Guarda caso contro la Juventus, un po’ come successo a Gasperini qualche giorno prima: sudditanza psicologica anche degli allenatori?

Che, così, sembrano diventare veri e propri “passacarte”.

In quanti troveremmo quel fuoco che aveva dentro il miglior Sacchi? Lui, l’unico rivoluzionario vero – che lo condividiate o meno – in grado di far arrivare a queste latitudini un vento nuovo: e due Coppe dei Campioni, tanto per esser chiari.

Se qualcuno pensava che Allegri sarebbe stato il nuovo Sacchi, sappiatelo: avete preso tutti una cantonata colossale.

L’articolo sarebbe finito qui se non che è stato mandato a qualche lettore in anteprima e vorrei rispondere, in anticipo, a qualche possibile obiezione.

  1. Non nutro alcuna simpatia o antipatia nei confronti di Allegri. Il voto, è chiaro, è una provocazione che si basa sulle attese di una stagione che doveva essere quella buona per il Triplete. Se la Juventus avesse vinto Gasperini o Ballardini è chiaro che il voto all’allenatore sarebbe altissimo;
  2. Allegri ha capito da che parte tira il vento e in ogni conferenza stampa fa di tutto per appropriarsi del ruolo di “protagonista mediatico” che ha un “contro” molto forte: innalza i personaggi sul piedistallo. Normale, poi, che così ci si attiri l’attenzione e una critica anche più decisa. Forse un comportamento più soft lo avrebbe esposto a qualche rischio in meno. Ma certo non è da lui;
  3. La Champions League. Non prendiamoci in giro con la storia della leggenda, dei 7 consecutivi, dei 4 doblete etc… etc… perché sono “menate” buone solo per sviare l’attenzione: l’unico terreno su cui questa Juventus va giudicata davvero è la Champions League, e da questo punto di vista è innegabile che l’obiettivo principale di stagione è stato fallito. Ancora;
    Quello che è mancato è chiaro a tutti: gli errori tecnici e tattici, errori strategici e di superficialità, compiuti nell’andata contro il Real Madrid sono lì a designare un solo colpevole. E non è Oliver;
  4. Non amo Sacchi e chi mi legge sa tutti i perché, i come, i quando e tutte le ragioni: ma va detto che vinse dopo nove stagioni dal precedente e due stagioni in B: non è la stessa cosa che arrivare dopo una Juventus ricostruita a dovere, con 3 scudetti già in bacheca, un regime di Fair Play Finanziario favorevole, con tutti gli avversari storici (i Sensi, i Moratti, i Berlusconi) che hanno (s)venduto a proprietà che si sono dovute scontrare col FPF di cui sopra, senza la stessa base dei bianconeri;
  5. Ma davvero trovate così attraente l’Allegri pubblico?
  6. Nessuno discute i meriti e i risultati di Allegri, si discute solo il suo apporto al calcio italiano (zero) e il suo “quid” in più alla Juventus: tanto valeva non acquistare Higuain e tutti gli altri, rimanere con Conte e vincevi uguale uguale;
    Perché va detto che oggi la Champions League è il vero fattore discriminante dei grandissimi club, molto, molto di più del campionato nazionale;
    Per chi vince così ripetutamente, il valore di un campionato è infinitamente meno importante di una vittoria, che so, del Napoli o della Roma, persino di questa Inter dal così lungo digiuno.
  7. In molti citano la solidità difensiva della Juventus come uno dei grandi meriti di Allegri: la Juventus di Conte subì 20 gol, 24 e 23 gol; Allegri 24, 20, 27 e 24. Nonostante la base eccezionale, che nessun allenatore d’Italia ha mai avuto prima, non ha neanche sviluppato quanto fatto dal suo predecessore: era un calcio difensivo e tale è rimasto. Questo ci basta?
  8. Il resto del calcio di Allegri è fisico, è aggressivo, con il baricentro molto basso, speculativo nella peggiore delle accezioni, per niente ricercato dal punto di vista della manovra. Spettacolo? Zero.
    Grazie ancora a tutti, il dibattito continua. Solo, non vorrei avere agitato troppo gli animi: la diversità di pensiero è pur sempre una virtù

 

Qualche tifoso juventino magari potrebbe andarci giù pesante, ma è solo un gioco e gli argomenti per accalorarsi davvero sono altri.

Un saluto a tutti.

VE LO SPIEGO

Erano molti anni che volevo scrivere un articolo così.

Come anni?” direte voi “Ma se Allegri allena la Juventus solo da 4!

E avete ragione.

Dovete sapere che starei completando la collezione di tutto quello che ho scritto nella stagione del Triplete, con alcune doverose premesse riguardo alla stagione precedente: il volume sta prendendo corpo in maniera spropositata, anche perché sto inserendo statistiche, numeri e analisi che (ovviamente) non avete trovato e non troverete altrove… e ovviamente i media sono centrali, come sempre. 

Nel 2008, Fabrizio Bocca scrisse su Repubblica questo articolo, io ve lo linko, ma non vale la pena di leggerlo, davvero.

Lo trovai orrendo.

Orrendo perché non aveva alcun appiglio alla realtà. Solo chi non ha visto né il Porto di Mourinho né il suo Chelsea può dire che José non ha rivoluzionato il calcio europeo: basterebbe saperne un po’ di più sulla storia del calcio moderno.

Le ultime, vere, grandi variazioni nel calcio moderno le hanno apportate due allenatori: Mourinho e Guardiola, in un verso e nell’altro.

Guardate cosa era la Premier League, ma anche le protagoniste di Champions, prima di Mourinho e di Guardiola, guardate cosa sono state dopo: come metodi di gioco, come approccio alla gara, come scelte in campo, come atteggiamenti.

Mourinho in Italia non arrivò con la pretesa, né sua né dell’Inter, di fare spettacolo: arrivò con il solo obiettivo di vincere la Champions League, e ci è riuscì al secondo anno, completando l’impresa più bella della storia per quel che riguarda i club del calcio italiano.

Eppure ci fu un profluvio di esegesi calcistiche come questa, in cui improvvisamente contava altro e non più le vittorie… detto che, no caro Bocca, con quella Inter ci siamo divertiti, e anche tanto, sia nel primo che nel secondo anno.

Così, dopo molto tempo, mi sono passato lo sfizio di togliermi il sassolino: ho ripreso l’articolo di Bocca e l’ho “scimmiottato” un po’, mischiando cose che penso davvero a provocazioni mutuate dall’articolo sul suo blog di Repubblica.

E se trovate analisi così “pepate”, segnalatemele, Ve ne prego…

Perché proprio oggi? Perché è la vigilia della Champions League…

Eh? Che dite? Devo darvi il mio vero voto? 7-: non di più, perché fallisce in Champions senza giocare un gran calcio, perché arriva al minimo indispensabile e, per farlo, ha ancora bisogno degli Orsato, degli Irrati e dei tanti errori che da dicembre in poi ne hanno agevolato il cammino: fino all’andata con l’Inter media di 2,37 punti e proiezione di 90 punti (non sarebbero bastati); da quel punto fino alla 36esima, giornata decisiva, 53 punti su 20 partite, 2,65 di media, proiezione oltre i 100 punti. Dovevano farglielo bastare.

Quindi, diciamocelo, un bel po’ di verità qui dentro c’è.

Chissà perché, però, con Allegri ci vanno tutti coi guanti di velluto. Provo a dare una risposta?

Magari non se la sentono.

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