#Inter, promossi e bocciati: le pagelle di fine anno (cap. 1)

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Al secondo posto tra le partite più brutte c’è Genoa-Inter del ritorno, poco dopo la stentata vittoria contro il Bologna che sembrava poter dare nuova linfa. Lì sembrò davvero tutto finito, tanto che il titolo dell’approfondimento post partita fu: “chissà se il cuore batte ancora” perché il linguaggio del corpo parlava di una resa incondizionata, sconfortante.

Ma quello che non va è l’atteggiamento dell’ultima mezz’ora: nonostante la pressione sull’avversario, non c’era mai l’evidenza di crederci, la dimostrazione della voglia, lo sforzo di volersi aggrappare al risultato. Li guardavi in faccia e capivi che si erano rassegnati pure loro e, di riflesso, ti rassegnavi pure tu.

La sfida, però, più brutta in assoluto non è quella giocata peggio, quella dai “numeri peggiori”: è Inter-Sassuolo del ritorno.

I motivi sono chiari a tutti: c’è da meritarsi la sfida dell’ultima giornata contro la Lazio e ti presenti in campo così? Giochi la domenica precedente contro l’Udinese aggredendola e annientandola nella prima mezz’ora, fuori casa, e contro il Sassuolo in casa te la fai sotto?

Quella lì è stata anche la settimana peggiore dal punto di vista dei social, con quel “merita la Lazio” sinceramente stucchevole, ma anche quei tanti “spero che la Lazio vinca” detto in molti modi diversi al quale si faceva fatica a credere.

In quella partita l’Inter ha rinnegato sé stessa e deve ringraziare Crotone e Zenga per avere avuto la chance giusta per il finale.

GESTO TECNICO INDIMENTICABILE

Una squadra da premiare con un gesto tecnico?

Sì, esattamente.

E il gesto tecnico è la gestione della palla nei primi minuti di Inter-Juventus al ritorno, in una azione che porta all’ammonizione di Cuadrado. Azioni così possiamo trovarne in molte partite, avrei potuto scegliere qualche azione contro il Napoli o la stessa Juventus (entrambe andata), ma la sfida del ritorno arriva in condizioni particolari per i nerazzurri, con gerarchie ormai stabilite e aspetti psicologici decisamente diversi che all’andata: quel modo di gestire la palla contro la prima in classifica che sta pressando altissimo con 6 uomini dimostra che c’è una squadra con idee, personalità, senza paura, con una identità ben precisa…

ERRORE PIÙ GRAVE

L’errore più grave è stato probabilmente sottovalutare il Sassuolo al ritorno, perché è chiaro che l’approccio alla partita non poteva essere più sbagliato…

CARATTERISTICA MIGLIORE

L’identità.

Questa squadra ha perseverato nella sua identità. Fatta eccezione per qualche raro match, l’Inter ha comunque sempre provato a essere sé stessa, cosa che a inizio campionato le ha consentito di vincerne molte negli ultimi 15 minuti.

Questa capacità di durare per 90 minuti ne è la conseguenza, non la causa: quindi scelgo l’identità.

Merito di Spalletti che ha concesso poco agli esprimenti, dando a questa squadra una base solida su cui appigliarsi, meccanismi oliati, sicurezze: sembra la base giusta su cui costruire per il futuro.

CARATTERISTICA PEGGIORE

L’altra faccia della medaglia identità, ovvero la quasi impossibilità di cambiare spartito: quando devi cambiare qualcosa, in termini di imprevedibilità e di variazione tattica importante per far svoltare le partite, all’Inter non sono rimasti che Karamoh e Eder.

Davvero troppo poco per pensare che si possa insistere anche nella prossima stagione.

PROSPETTIVE FUTURE

Come nelle scelte di cui sopra, dipende, e in questo caso dipende tutto dalla domanda che la società, la proprietà, Spalletti e la squadra vogliono farsi: che ambizioni ha l’Inter?

Se l’ambizione è confermarsi, la base è ottima, soprattutto con gli inserimenti dei nuovi arrivati a parametro zero, a maggior ragione se Lautaro Martinez si rivelerà quel giocatore apprezzato in Argentina (approfondiremo a parte nei prossimi giorni).

Se l’ambizione è crescere e disputare quantomeno una Champions League dignitosa, la base è buona ma serve altro, a partire quantomeno da quel Rafinha che ha cambiato le sorti di questa stagione.

In questo secondo caso, però, non basterebbero De Vrij, Asamoah, Lautaro e Rafinha: servirebbero calciatori per due competizioni, servirebbe la conferma di Cancelo e un sesto/settimo innesto i cui ruoli dipenderanno dalle prospettive di gioco di Spalletti: si confermasse il 4-2-3-1 molto dipenderebbe da Rafinha e Martinez, perché si potrebbe spostare l’attenzione su un gran nome a metà campo oppure su un esterno di destra con qualche gol tra le sue possibilità.

Le fondamenta, però, ci sono comunque… a condizione che si confermi l’intero blocco.

C’è un dato che dimostra l’assoluta fondatezza del ragionamento: l’Inter ha sofferto quando doveva cambiare marcia.

Avete notato la lista delle partite più belle o più brutte? Le peggiori sono sempre state con squadre di bassa classifica, e non lasciatevi ingannare dal fatto che Genoa e Sassuolo sono 11esima e 13esima, perché la prima delle non retrocesse, la Spal, è a appena 4 punti dall’11esima, a dimostrazione di come la Serie A si sia nettamente divisa in due blocchi distinti e separati: la Sampdoria, decima, è 11 punti sopra il Sassuolo.

I voti peggiori sono arrivati con Sassuolo andata e ritorno, Genoa, Bologna, Crotone e Spal, aggiungiamoci anche Udinese e Benevento.

Con le grandi, invece, l’Inter ha sempre fatto nel complesso buone partite che soltanto Orsato ha “macchiato” con la sconfitta, altrimenti sarebbe stato un percorso netto senza sconfitte.

La classifica del mini-torneo tra le prime 5 della classifica credo sorprenderà tutti, perché non ho trovato analisi del genere in giro… a proposito di chi merita oppure no:

  1. Napoli a 14 punti (4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte);
  2. Juventus a 14 punti (4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte);
  3. Inter a 11 punti (2 vittorie, 5 pareggi, 1 sconfitta contro Orsato);
  4. Roma a 9 punti (2 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte);
  5. Lazio a 5 punti (1 vittoria, 2 pareggi e 5 sconfitte).

Incredibilmente l’Inter e la Juventus hanno avuto un percorso praticamente identico la cui componente dirimente è tutta in quel secondo tempo del big match tra le due squadre.

Contro le grandi, l’Inter ha avuto un rendimento di enorme livello: questo significa che le fondamenta sono state gettate, dal punto di vista tecnico e tattico.

Da questa base, le prospettive di crescita sono certamente interessanti: basterà avere pazienza e capiremo dal 1° luglio qual è lo stato delle cose del bilancio nerazzurro e se ci consente di ambire a qualosa di più. Al momento, comunque, i Cancelo e i Rafinha mancano e, dovessero mancare definitivamente, sarebbe una gran perdita.

Nei prossimi giorni ci soffermeremo sui singoli calciatori, andando reparto per reparto.

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