Inter: tra plusvalenze, FPF e strategie possibili

Seconda parte

Qualche giorno fa un utente mi ha chiesto “perché esiste il Settlement? Non si possono semplicemente multare le squadre, magari incrementando la multa come succede nella NBA con la Luxury Tax?

Alla UEFA interessa davvero relativamente l’aspetto della multa, visto che il meccanismo prevede che le sanzioni vengano ridistribuite tra le squadre partecipanti ai gironi di Champions League e alle fasi di qualificazione della Europa League.

Insomma, la UEFA “non ci guadagna”.

Se volete approfondire i perché e i percome del Fair Play Finanziario Vi rimando a questo articolo, utile anche in retrospettiva (cliccate sull’immagine per leggerlo):

Alla UEFA importa davvero che il sistema sia sostenibile, altrimenti il giocattolo si rompe. Affinché sia davvero sostenibile, però, focalizzate questo punto, l’approccio della UEFA punta a essere riabilitativo, non punitivo, tanto che le multe sono spesso in parte, o totalmente, con la condizionale: al verificarsi di eventi positivi dal punto di vista del FPF, la multa diminuisce o si azzera.

L’approccio diventa punitivo “obtorto collo”, quando non ci sono alternative (probabilmente il caso del Milan) e/o quando qualcuno ha pensato di fare il furbo o si è pensato più furbo della UEFA (rivedasi il Milan e capiremo a breve se anche il PSG ha barato o meno nelle operazioni di Neymar e Mbappe): in quel caso, però, l’obiettivo non è punire quello specifico soggetto, quasi una forma di “sadismo burocratico” come pensano troppi tifosi del Milan.

In gioco c’è la credibilità di tutto il sistema e per garantire tutti, pertanto, il presentarsi di violazioni di una certa entità e/o gravità inibisce il concetto stesso di “riabilitativo”.

L’Inter, così come altre squadre che hanno sottoscritto il SA, rientrava perfettamente nei criteri per essere “riabilitata” e non punita.

Per essere a tutti gli effetti riabilitativo, però, l’obiettivo non è semplicemente rientrare nei parametri, ma riuscire a mettersi nella condizione di farlo strutturalmente, costantemente: per questo si presentano business plan a medio termine.

Nel SA l’Inter e la CFCB si sono accordate affinché i nerazzurri rientrino in tutti i parametri standard del Fair Play Finanziario non oltre la stagione 2017-18:

The Club has presented a reasonable and realistic financial and business plan which should lead the Club to comply with the CLFFPR by no later than 2018.

Il CLFFPR sta per “UEFA Club Licensing and Financial Fair Play Regulations”.

Ricordate quando parlavo di Milan? Sottolineavo due parole: ragionevole e realistico, ma anche prudenziale nel caso di Voluntary Agreement.

Che periodo copre il SA?

Il periodo è di quattro stagioni: 2015-16, 2016-17, 2017-18 e 2018-19.

Fermi, state calmi (avete un asciugamani? Niente panico!), perché c’è da fare distinzione tra quello che si chiama “reporting period” e quello che si chiama “monitoring period“.

L’Inter si impegna a rispettare tutti i parametri entro e non oltre la conclusione di questa stagione, ma siccome la normale verifica avviene a posteriori (quindi il 2017-18 viene controllato nel 2018-19), il “reporting period” aggregato che viene sottoposto a verifica riguarda le stagioni che si completano nel 2016, 2017 e 2018: nella sostanza, il 2018-19 è “soltanto” un anno in cui l’Inter sarà monitorata con maggiore attenzione rispetto agli altri e “in itinere”, non a posteriori.

Per spiegare questo passaggio basta leggere il glossario, in cui ci viene dato un esempio: il “reporting period” valutato nel periodo di licenza 2015-16 copre la stagione (T) che si chiude nel 2015 (ndr: 2014-15), la stagione (T-1) nel 2014 (ndr: 2013-14) e la stagione (T-2) 2013 (ndr 2012-13). il “monitoring period“, quindi, si chiude al 2015-16.

L’estensione per la stagione successiva (2018-19) è più formale che sostanziale: l’Inter dovrà solo mostrarsi “tendenzialmente virtuosa” (tra l’altro dovrebbe anche presentare una proiezione credibile dei 12 mesi successivi, che riguarda quindi la stagione 2018-19, il periodo chiamato “T+1”) anche se eventuali sanzioni e/o multe relative all’ultimo periodo T (2017-18), ovviamente, si manifesterebbero nella stagione 2018-19, quella per cui si ottiene la licenza.

Dalla prossima stagione le cose cambiano con il FPF 2.0: si stabiliranno degli indicatori di bilancio (debiti, bilancia di mercato etc…) che possono dare il via a un’opera investigativa prima della conclusione della stagione, così come avvenuto quest’anno per il PSG con l’operazione Neymar (su questo mi aspetto che la camera investigativa dia già dei segnali a giugno).

In pratica il periodo chiamato T+1 sarà oggetto di revisione in corso d’opera.

Su tutte, le eventuali restrizioni della rosa, come scrivevo qualche tempo fa:

Se l’Inter chiude tutto perfettamente entro il 30 giugno, non ci saranno sanzioni né limitazioni.

Attenti alla formula, perché questo non significa “uscire dal Fair Play Finanziario” come ho letto da più parti anche da giornalisti tecnicamente più accreditati.

Il FFP non finirà mai (probabilmente), anzi, è stato fatto un altro giro di vite con la versione 2.0 che affronteremo più avanti. L’Inter uscirà dall’accordo per il Settlement Agreement, rientrando a tutti gli effetti nei ranghi delle squadre “normali”.

In realtà già a giorni potremmo avere delle novità riguardo a quanto monitorato fino a oggi, visto che la CFCB ha chiesto documentazione integrativa sulle nuove partnership e sui contratti di sponsorizzazione dirette e indirette.

Se l’Inter non dovesse rientrare nei parametri?

I paletti del SA sono chiari anche dal punto di vista del mercato, le restrizioni riguardavano due stagioni (15/16 e 16/17) che potevano estendersi nei due successivi solo in caso di “percorso di riabilitazione” non rispettato:

Stessa cosa per la cosiddetta “bilancia di mercato”:

Il Settlement Agreement è un accordo che si stipula con una parte della UEFA, la camera di investigazione della CFCB: nel caso in cui l’Inter fosse nuovamente fuori dai paletti del SA, la palla passerebbe alla Adjudicatory Chamber, che abbiamo conosciuto nel caso Milan.

Le possibilità sono:

  • Chiudere il caso;
  • Accettare o rifiutare l’iscrizione del club alle coppe;
  • Imporre ulteriori misure disciplinari;
  • Sostenere, respingere o modificare la sanzione suggerita dalla camera investigativa.

Il punto 3 prevede una serie di sanzioni:

  • avvertimento
  • richiamo
  • multa
  • decurtazione di punti
  • trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA
  • divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni UEFA
  • limitazione del numero di giocatori che un club può iscrivere alle competizioni UEFA compreso un limite finanziario al costo totale aggregato dei benefit per i giocatori registrati nella lista delle competizioni UEFA per club
  • squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni
  • revoca di un titolo o di un premio (ma non è questo il caso).

Ora è più chiaro il perché questa società, dopo avere commesso qualche errore di troppo all’inizio, si è mossa con estrema cautela?

Tutto quello che abbiamo visto fino a oggi è riferito a quello che è a tutti gli effetti un contratto con la UEFA. L’obbligo in questa stagione è quello di arrivare a contenere la perdita fino a raggiungere il pareggio di bilancio (break-even, sorry) a zero.

Su questo, però, ci riagganciamo a quello che dicevamo prima: l’Inter ha comunicato una perdita di 24,6 milioni che però ai fini del calcolo del break-even potrebbe essere più bassa, non sappiamo di quanto.

Un altro tassello, fondamentale ma sempre tassello, arriva da quel che è stato comunicato per Inter Media and Communication Spa e che riguarda il lato delle sponsorizzazioni e introiti da diritti tv: a fine anno la cifra dovrebbe arrivare a 203 milioni. Che però non basta per capire il quadro, visto che i tasselli mancanti sono tanti.

Rispetto al bilancio scorso sappiamo che mancheranno delle voci, ma fare calcoli è sinceramente troppo per chiunque che non sia la proprietà.

Per esempio, riagganciandoci al discorso dei costi di cui parlavamo prima. Nel bilancio di questa stagione mancheranno circa 7,6 milioni di premi Europa League, così come la parte relativa allo stadio, ma c’è una fetta di costi (1 o 2 milioni,  a occhio e croce) sostenuti proprio per la partecipazione in EL (hotel, voli, vitto, materiale tecnico etc…). Mancheranno anche gli extra-introiti da stadio, ma a quanto pare non era una cifra importante in grado di spostare granché, probabilmente coperta (e oltre) con il maggior afflusso nelle gare di casa in campionato.

Quest’ultima voce ci dice di circa 11.000 persone in più di media a partita (!) rispetto all’anno precedente: è circa il 24% in più, ma nessuno ci dice che si tradurrà effettivamente in circa 3,5 milioni in più (il 24% in più rispetto alla stagione precedente, ma è un calcolo azzardatissimo).

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