Inter: tra plusvalenze, FPF e strategie possibili

Terza parte

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L’anno scorso si dovettero fare i salti mortali a giugno per chiudere un bilancio che non era aggravato solo dai costi di ammortamento (e stipendi) di Joao Mario e Barbosa: una parte degli acquisti precedenti è stata finalizzata nel 2016-17, così il costo degli ammortamenti è cresciuto (di oltre 60 milioni) a fronte di un parco tecnico (in bilancio è il costo storico, ovvero costo di acquisto più eventuali compensi agenti, dei “diritti pluriennali prestazioni di calciatori”) passato da 272 milioni a 394.

Per chiudere quel bilancio furono generati 44,5 milioni di plusvalenze, quelli più consistenti: Caprari, Juan Jesus, Laxalt, Banega, Mianuge, Senna, Bessa e Dimarco.

Nessun big, una sola scelta difficile ma che era sostanzialmente già segnata: Banega.

Al conteggio delle cose che mancano, lato costi, ci si deve mettere anche l’ingaggio di 3 allenatori: Mancini, De Boer e Pioli, si dovrebbero risparmiare da 4 a 5 milioni complessivi.

Capitolo incassi, capitolo main sponsor, lato su cui l’Inter deve lavorare e, a mio avviso, liberarsi presto di questi partner così poco munifici: 3,8 milioni (in assenza di Coppe: stagione successiva aumenta) da Nike, 10,1 milioni da Pirelli. La qualificazione in Champions League dovrebbe portare dei bonus, che saranno elargiti anche da Suning stessa: per il conto di questi extra si dovrebbero guardare i contratti, ma ho letto in giro stime fino a 13 milioni in più complessivamente. Stime eh, e neanche precise che non sono contenute nella relazione di Inter Media, che si riferisce a un periodo fino al 31/03/18.

Comprenderete che fare una qualunque stima credibile di quello “che manca” è esercizio di equilibrismo a cui ci si deve sottrarre con eleganza e correttezza: io stesso ho più volte scritto, in stagione, che all’appello potevano mancare circa 45-50 milioni, basandomi esclusivamente sul vecchio bilancio, ma le evoluzioni della stagione hanno portato questa cifra a ridimensionarsi sicuramente, e non di poco.

Punto fondamentale: il raggiungimento di quanto necessario sarà possibile anche, e soprattutto, con operazioni minori che in genere emergono a giochi fatti.

Insomma, se dovessi scommettere su qualcosa, l’Inter potrebbe fare una o due operazioni in Italia con la stessa formula di Skriniar: cessione immediata di un giovane di prospettiva (speriamo almeno con diritto di riacquisto) e finalizzazione del nuovo arrivato al 1° luglio 2018.

Stesso discorso anche per giocatori che possono diventare pedina di scambio con altre società. Come con Joao Mario: si è parlato di scambio con Dembélé e effettivamente avrebbe un senso per entrambe le squadre. Il Tottenham riceverebbe un calciatore più giovane, decisamente più adatto al calcio inglese rispetto a quello italiano, ma per l’Inter?

Che costo avrebbe l’operazione?

Ovviamente i nerazzurri hanno tutto l’interesse affinché Dembélé, all’ultimo anno di contratto, sia valutato il più basso possibile, mentre Joao Mario chiaramente il più alto possibile: ho scoperto l’acqua calda.

Peccato che, in una situazione come la nostra, non si può tirare troppo la corda, e ci si trova dal lato sbagliato del coltello.

Per far sì che convenga davvero, l’Inter deve generare una plusvalenza: Joao Mario avrà valore residuo di circa 27 milioni.

Quanto vale Dembélé? In condizioni normali è probabile che potrebbe andar via per una ventina di milioni, 25 al massimo, bisogna anche vedere se ci sono altre squadre sul calciatore.

Nella peggiore delle ipotesi, ed è quella più probabile avendo l’Inter tutto l’interesse a chiudere l’affare, il centrocampista belga potrebbe arrivare a 30-32 milioni: ci si accollerebbe il costo dell’operazione complessiva su un giocatore più anziano, ma decisamente più pronto, ideale per questa squadra: con 40 milioni alla pari si farebbe un’ottima plusvalenza che sistema quest’anno. Chiaro, complicando un po’ i prossimi ma è, oggettivamente, scommessa che farei e controindicazione che mi accollerei.

Considerate anche che Pochettino lo adora: quindi per loro ne deve anche valere la pena e, se arriva, all’Inter non dovrebbero arrivare altri centrocampisti.

Dal punto di vista del bilancio di quest’anno, nessuna delle due squadre ne soffrirebbe, anche se per l’Inter significherebbe doversi sorbire un costo non inferiore a 13 milioni l’anno (ammortamento di 8 milioni l’anno + 5 lordi di ingaggio, minimo: attualmente dovrebbe aggirarsi sui 4,5).

Entrambe le operazioni porterebbero plusvalenze oggi e nuovo materiale umano e tecnico già a inizio stagione.

Quindi, oltre a Joao Mario come pedina, in Italia sintonizzatevi anzitutto sui Politano della situazione, a maggior ragione dopo che il Napoli ci ha fornito l’assist per una valutazione più equilibrata: se Verdi è costato circa 20 milioni (25 anni, 10 gol in 34 partite, anche se non è ancora chiaro se compreso o più bonus), quanto potrà mai costare Politano, 24 anni e 10 gol in 36 partite?

(en passant: peccato che non ci sia un altro portiere di un certo livello in giro, perché dopo la scandalosa valutazione di Perin…)

Un po’ più di Verdi, diciamo 25 milioni, soprattutto se il Sassuolo ci “darà una mano” sul fronte valutazione giovani: non scandalizzatevi, soprattutto tifosi di altre squadre, perché se andiamo a guardare certe valutazioni fatte in Serie A ci sarebbe da discutere all’infinito.

Penultimo passaggio ai fini del break-even, ci sono altri giovani da valorizzare, si parla soprattutto di Radu, Puscas e Pinamonti, ma occhio anche a situazioni come quelle di Emmers e Zaniolo. Con 4 o 5 operazioni di questo genere si potrebbero realizzare, visti i precedenti, somme tra i 15 e i 20 milioni, probabilmente anche qualcosa in più: tutta salute, tutta plusvalenza. Tutto dipenderà da quanto l’Inter vorrà riservarsi in termini di riacquisto.

In più si potrebbero definire i tanti prestiti sparsi in giro per l’Italia: dà l’idea di “raschiare il barile” ma, come dicevamo prima, ogni singolo milione, anche metà di un milione, diventa importante in ottica 30/06 con la prospettiva di mantenere tutto intatto.

E, a dirla tutta, quanti giovani della primavera, pur fortissimi in quel contesto, sono diventati poi calciatori di un certo livello? Quanti hanno inciso in prima squadra? La risposta, implicita, ci dà il via alla considerazione successiva: sono praticamente tutti sacrificabili.

Ovviamente ha un peso quel che già è stato contabilizzato dalle cessioni: da valutare esattamente quella di Kondogbia (visto che si parla di una percentuale da riconoscere agli agenti in caso di cessione), da capire le esatte condizioni economiche di altre vendite in corso di anno (tipo Medel e Jovetic).

Nel complesso parliamo, probabilmente, di 3 milioni di plusvalenze (Kondogbia escluso), sembrano pochi ma la considerazione va fatta anche riguardo al risparmio sugli ingaggi, calcolo che andrebbe però fatto compensando partenze e arrivi.

Il prestito di Murillo, invece, ai fini del FPF è un aspetto più spinoso che l’Inter o ha già chiarito con la Uefa o sarà necessario chiarire. Sul bilancio, infatti, è esplicitamente prevista la condizione per il riscatto:

a titolo temporaneo dei DPC (ndr: diritti pluriennali prestazioni dei calciatori) del calciatore Jeison Murillo al Valencia; l’accordo valido per la stagione in corso prevede un obbligo per il Valencia all’acquisto def‌initivo delle prestazioni professionali del calciatore condizionato alla 1a presenza del calciatore in gare ufficiali della Prima Squadra nella stagione 2018/2019 ovvero al raggiungimento di 10 punti nella classif‌ica del campionato spagnolo nella stagione 2018/2019;

A questo punto, però, entra in gioco nuovamente la CFCB che nell’aprile 2018 ha pubblicato un bollettino in cui ha spiegato buona parte delle fasi investigative (soprattutto in relazione ad alcuni casi particolari verificatisi tra il 2015 e il 2017) che chiarisce un aspetto fondamentale, quello dei prestiti, che era rimasto sostanzialmente fuori dai regolamenti fino a tutto il 2017.

In questo documento si dice testuamente:

Una situazione simile si verifica quando un accordo di prestito include un’opzione di acquisto […] che viene automaticamente attivata se una condizione, che nella sostanza è obbligatoria (cioè virtualmente certa), è soddisfatta. Tali prestiti con opzioni condizionali devono anche essere trattati, in sostanza, come trasferimenti permanenti dalla data del contratto di prestito e i relativi costi “futuri” devono essere riconosciuti conformemente ai requisiti contabili per le registrazioni permanenti dei giocatori.

In parole povere, devono essere considerati già acquisiti quei calciatori che arrivano tramite prestiti con obbligo di riscatto a condizioni talmente facili da raggiungere da rendere quella opzione praticamente un obbligo a tutti gli effetti.

 

 

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