Inter: tra plusvalenze, FPF e strategie possibili

Ultima parte

L’Inter ha già avuto un caso, quello di Gagliardini: nonostante il contratto definitivo sia partito a inizio stagione 2017-18 (scadenza al massimo, 5 anni, 30/062022), in bilancio è andato con il 1° contratto a giorno 11/01/2017: l’Inter è stata “costretta” dalla UEFA a inserirlo subito in bilancio, spalmando il suo costo su 5 anni e mezzo circa (a inizio stagione aveva già un fondo ammortamento di 1.911.966) e, di fatto, smontando il meccanismo del prestito.

Ricordando che il suo prestito era tecnicamente biennale (stagioni 2016/17 e 2017/18), l’obbligo di acquisto nel contratto di Gagliardini era condizionato a due possibilità: prima presenza del calciatore in gare ufficiali in questa stagione oppure prima vittoria della squadra.

Gagliardini è diventato ufficilamente e definitivamente interista a agosto 2017 ma la Uefa ha imposto all’Inter di inserirlo nel vecchio bilancio per via di questa interpretazione della camera di investigazione della CFCB.

La norma non era mai stata inserita nei regolamenti UEFA, lo è a partire dal 2018 nell’appendice VII del CLFFPR:

In sostanza, se la condizione non può essere valutata con sufficiente certezza per attivare l’obbligo di acquisto, il calciatore va valutato come un prestito finché non si raggiunge quella determinata condizione: è quel che è sempre accaduto.

Nel caso in cui la condizione sia raggiungibile con estrema facilità, al punto da essere virtualmente certa (virtually certain), allora il prestito va considerato come acquisto definitivo già al momento del prestito.

Ovviamente la condizione vuole che entrambe le squadre interessante applichino la stessa regola: se l’acquirente è costretto a inserire il calciatore tra gli acquisti, il cedente deve inserirlo tra le cessioni.

Le condizioni di Murillo sono virtualmente certe?

La logica in sé direbbe di no: che senso ha mettere 10 punti e non 1 vittoria come fatto con Gagliardini, se non proprio quello di rimanere nel limbo della interpretazione? Certo, probabilmente non è mai successo che una squadra spagnola abbia chiuso con 10 punti a fine stagione, ma rimane, appunto, un problema di interpretazione.

Quale che sia la scelta, l’Inter ha di certo sentito la UEFA sull’argomento e ricevuto istruzioni, ed è probabile che il club stesso abbia calcato la mano sulla possibilità di inserire Murillo in bilancio sin da subito, visto il precedente di Gagliardini, nonostante entrambe le condizioni possibili si verificheranno nella prossima stagione.

Ci sono numeri a sufficienza? Probabilmente sì

Almeno al momento la situazione pare meno tragica di quel che vogliono dire i giornali.

Tutti questi numeri portano a una valutazione. In sostanza si è parlato di plusvalenza di 35/40 milioni, cifra che avrei ritenuto anche insufficiente a dicembre ma che oggi mi sembra pare eccessiva: a questo punto la palla passa alle interpretazioni UEFA.

Parentesi, perché effettivamente era mancato questo passaggio in precedenza.

Suning oggi potrebbe decidere di mettere giù un contratto di sponsorizzazione da 200 milioni l’anno per l’Inter: nessuno glielo vieta. Ai fini del calcolo del break-even, però, è la UEFA a certificare le somme. Il FPF prevede un vincolo del 30% di sponsorizzazioni dirette e/o correlate (ovvero di società vicine, in qualunque modo, alla proprietà del club).

Attenzione, non è solo questione di rapporto sponsorizzazione/ricavi: la UEFA può riportare il valore delle sponsorizzazioni a quello che si chiama “fair value”, valore di mercato corrente, indipendentemente dal rapporto sponsor/ricavi.

Tutto finito?

Non proprio, perché allo stato delle cose non sappiamo esattamente quali margini ci siano per, eventualmente, decidere comunque di produrre una perdita.

Nel Settlement Agreement, l’Inter aveva concordato una multa di 20 milioni (trattenuti dai premi UEFA), di cui 6 milioni da pagare subito e gli altri 14 da riscuotere in caso di non ben determinate circostanze in violazione del Settlement Agreement.

Si è sempre detto che, rimanendo entro  un margine di 10 milioni di perdita, ci sarebbe una multa di 7 milioni, la metà di quei famosi 14.

La condizionale dovrebbe tutt’ora essere ancora valida, come testimonia il fatto che nel bilancio l’Inter parla di “mancato accantonamento” nel bilancio precedente.

Piuttosto che perdere qualche giocatore importante, l’Inter potrebbe decidere di… “acquistare FFP“, un top player non giocante da 7 milioni per la prossima stagione che però le consente di risparmiarne 10 di plusvalenza/sponsorizzazione quest’anno: la multa sarebbe trattenuta dai premi UEFA e non graverebbe sui costi del break-even in chiusura al 30/06/2019.

E se superasse i 10 milioni? Bisogna vedere quale sarà il giudizio sull’atteggiamento dell’Inter: l’approccio UEFA, ricordiamolo, è riabilitativo, non punitivo, ma è scontata la limitazione sui calciatori iscrivibili in Champions League.

In questa prospettiva e seguendo il ragionamento fatto sopra, ribadisco, la quantificazione di 40-45 milioni di plusvalenza mi sembra quantomeno azzardata, comunque non so su cosa sia basata effettivamente se non qualche indiscrezione di qualcuno in società, come detto prima.

Mi stupirebbe molto poco arrivare al 1° luglio con operazioni tecnicamente minori (come i giovani di cui sopra) e un paio di scambi (vedi Politano con un giovane e Dembélé con Joao Mario, in ipotesi) senza per forza cedere alcun big, tantomeno Icardi o Skriniar. Anzi, se oggi dovessi scommettere un centesimo su qualcosa, lo faccio sul mantenimento della rosa e non sulla cessione di qualcuno, a meno che non sia il calciatore stesso a decidere di andare.

Nel caso in cui, però, ci fossero richieste su calciatori capaci di garantire una certa plusvalenza, non è detto che l’Inter rimanga insensibile, a maggior ragione se il profilo è stato indicato dall’allenatore come sacrificabile.

A dispetto di ciò, l’impressione che ci ha dato Spalletti finora è che alcuni li reputa intoccabili: Skriniar, Perisic e Brozovic nella nuova veste su tutti, e sono gli unici che potrebbero garantire una plusvalenza di un certo peso.

Chiaro che se arriva qualcuno che ti dà 15 milioni per Eder (plusvalenza da 9 milioni) nessuno gli direbbe no.

Nel caso di Icardi? Intanto abbiamo spiegato perché no alla Juventus e soprattutto no allo scambio con Higuain:

La bufalona di #Icardi alla #Juventus, operazione infattibile, suicida

Nella sostanza, costerebbe di più e complicherebbe la vita per i prossimi anni.

C’è anche una “extrema ratio”, percorso tutto da esplorare. Qualificandosi alla Champions League, l’Inter ha maturato il diritto di ottenere dalla UEFA dei premi per la semplice ragione di “essere in Champions League”. Accada quel che accada, l’Inter quei soldi li prenderà.

Sono a tutti gli effetti crediti che l’Inter potrebbe cedere, anticipando il ricavo a quest’anno: non si tratta di “anticipare la scrittura a bilancio”, quindi di far ricadere la competenza degli incassi in questa stagione (come fatto da Lotito qualche anno fa), bensì di cederli a tutti gli effetti.

Non è una novità, succede più spesso di quel che si pensi e all’Inter è già successo con Thohir, ma in quel caso la vendita aveva visto come protagonisti gli incassi al botteghino (per una decina di milioni) dell’anno successivo.

Non voglio tediarvi ulteriormente parlando dei tipi di cessione del credito, ma in questo caso l’Inter potrebbe cederli senza garantire l’effettivo incasso (si chiama “pro-soluto”) visto che comunque il debitore è la UEFA, decisamente affidabile.

Solitamente questa operazione in contabilità comporta che il credito sia espunto dal bilancio, solo che in questo caso il credito non esiste ancora contabilmente: non so quanto piaccia alla Uefa, a dire il vero, visto che non ho trovato informazioni su operazioni simili.

Tutto il discorso ci porta su una considerazione: abbiate pazienza e fiducia, perché se qualcuno ha mostrato certezze assolute in tutto il ginepraio di costi e ricavi possibili, realizzabili, presumibili, oltre a quelli già realizzati, allora o è qualcuno che lavora ai conti della società oppure è uno che la sta sparando: c’è chi lo fa in buona fede, provando a trovare la soluzione nei numeri che conosciamo, c’è chi lo fa in malafede.

Personalemnte, se devo riporre la fiducia su qualcuno, preferisco affidarmi più o meno a chicchessia piuttosto che ai media, la cui unica necessità è diventata quella di vendere, abdicando alla voglia di informare. Non tutti, va bene, ma la stragrande maggioranza.

Media che per mesi hanno insistito nel dire che l’Inter avrebbe dovuto vendere senza Champions: oggi, con la qualificazione Champions, deve cedere sempre e comunque.

Sono convinto che si esploreranno tutte le strade possibili per tenere compatto il parco calciatori attuale: dall’altra parte c’è gente che sa quello che fa.

L’Inter si muoverà in uscita solo se costretta o da esigenze insopprimibili o da occasioni irrinunciabili, al limite dal desiderio dei calciatori di cambiare aria: in quel caso che portino l’offerta più alta possibile.

In futuro andrà meglio?

A quanto pare sì, questa stagione è fondamentale e se tutto va bene sarà davvero l’anno zero.

È chiaro che rimanere stabilmente in Champions League sarà quasi vincolante, così come risolvere la questione stadio, sottovalutata da troppi, che affronteremo più approfonditamente in estate.

Oggi è decisamente più chiaro che quell’incremento diventa altro tassello fondamentale: non è più tempo di attese, altrimenti ci sarà sempre un gap economico inaccettabile che falsa i destini del campionato.

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