Quer pasticciaccio brutto tra Milan, Uefa, Tas e Fair Play Finanziario

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Nella sentenza del TAS ci è stata detta una cosa chiarissima: “the CAS Panel rejected AC Milan’s request to order UEFA to enter into a settlement agreement“. Il Milan aveva evidentemente chiesto al TAS di obbligare la AC a stipulare un Settlement Agreement.

Solo che c’è un problema: il SA è, per regolamento, prerogativa della camera investigativa del CFCB, quindi non può essere la camera giudicante a stipulare questo genere di accordi.

Il funzionamento è semplice: alla fine dell’opera investigativa, una squadra può essere in ordine o meno con le regole FPF. Se non lo è, può stipulare  un Settlement Agreement, infliggere sanzioni disciplinari (limitate a avvertimento, reprimenda e/o multa fino a 100.000 €), oppure rimandare tutto all’Adjudicatory Chamber.

C’è, in effetti, uno spiraglio nel regolamento: la AC può respingere o modificare la decisione della camera investigativa del CFCB, anche se non sappiamo se questo può tradursi nella facoltà di stipulare SA: l’impressione è che, no, non possano farlo, lo hanno già scritto nella sentenza del 19 giugno.

Tra le varie, sembrano più credibili solo due soluzioni.

La soluzione A, la migliore per il Milan, prevede che ci sia una sospensiva delle misure disciplinari (secondo l’art. 30 del funzionamento del CFCB) e che successivamente Milan e Uefa si accordino per un Settlement Agreement, probabilmente il più impegnativo visto sin qui.

La soluzione B è che la Uefa sanzioni il Milan con tutte quelle pene da “mancato rispetto del Settlement Agreement” che conosciamo bene: multa (da trattenersi sui premi Uefa e non conteggiati nei calcoli dei prossimi break-even), limitazioni della lista A (sotto forma di divieto di iscrivere nuovi calciatori), limite sull’aumento del costo complessivo degli stipendi (sempre in relazione alle liste Uefa). Rimarrebbero i buffetti (avvertimento e reprimenda) e penalizzazione in forma di punti.

Pausa, fermi un attimo, perché ne rimarrebbe anche un’altra: nessuno sembra vietare alla AC di eslcudere nuovamente il Milan, purché gli elementi portati a carico dei rossoneri siano inequivocabili e non sindacabili. Solo che è la via meno probabile, perché sarebbe un muro contro muro ingiustificabile, dagli effetti imprevedibili… e che male si sposano con il quadro che stiamo vedendo.

Tornando a noi, dopo tutte le sanzioni, la stipula del Settlement Agreement.

Badate, il Settlement Agreement non serve per “sanare” questa stagione: per questa la soluzione è sospensiva o sanzioni. Il SA serve per la prossima stagione, è inevitabile che ci sia perché i conti del Milan non tornano a posto a meno di un miracolo.

Un Settlement senza vie d’uscita: -30 nel primo anno, due zero nel secondo e nel terzo. Con accettabile deviazione di non più di 5 milioni. Più “oneri”accessori, come non aumentare la quota stipendi e limitazione della rosa almeno per il primo anno.

Perché non abbiamo preso in considerazione il Voluntary Agreement?

Perché le regole sono chiare e per accedere a un VA “the club must not have been party to a voluntary agreement (as defined in this annex) or subject to a disciplinary measure or settlement agreement (as foreseen in the Procedural rules governing the UEFA Club Financial Control Body) within the last three reporting periods.

Ovvero il club non deve essere soggetto ad alcuna misura disciplinare in relazione al FPF: il Milan lo è già, a meno che l’eventuale sospensione non valga anche in tal senso. Ma, stavolta sì, la Uefa perderebbe faccia e credibilità, saremmo ai livelli di barzelletta.

Non si può neanche prendere in considerazione e chi vi dice che il Milan non è sotto sanzione solo perché il Tas ha imposto alla Adjudicatory Chamber altre sanzioni Vi dice una bugia colossale.

Solo che qui siamo davvero nel campo delle ipotesi che più ipotesi non possono essere: perché  è un caso unico al momento, talmente peculiare da essere quasi irripetibile, una specificità che in genere non andrebbe normata (proprio perché specificità) se non fosse pericoloso lasciarla così com’è: ogni previsione è un rischiare una visione al di là della nebbia… solo che da queste parti ci prendiamo il nostro carico di responsabilità e proviamo a dare una visione della faccenda.

Ma il Milan può fare mercato? E soprattutto, non è ingiusto che le sanzioni possano arrivare addirittura successivamente alla chiusura del mercato, o anche semplicemente in corso?

Mi pare un’inversione: il Milan sa benissimo, così come lo sapeva l’anno scorso, di essere palesemente reo. Il Milan è perfettamente a conoscenza di avere un deficit, riguardo all’aggregato del break-even nelle ultime 3 stagioni, da recuperare. E se vuole partecipare alle competizioni Uefa, da recuperare inevitabilmente.

E badate bene, se anche Elliott decidesse di prendere un miliardo di euro e investirlo sul Milan, questo influirebbe zero (o quasi) sulla bilancia del mercato, perché non avrebbero effetti sul reddito di esercizio.

Il Milan sa perfettamente, quindi, che questo bilancio non può e non deve finire in negativo. O, quantomeno, nel caso finisca in negativo, che accada solo perché mancano introiti commerciali, diritti tv, stadio, quello che volete: tutto purché non provenga da un mercato sbilanciato.

Questo significa che non potrà fare mercato? Non funziona così, lo sappiamo: cedere, per esempio, Donnarumma oggi a 40 milioni significherebbe plusvalenza da potere reinvestire, parzialmente, in ingresso.

Ci sarebbe anche un’altra considerazione da fare, ovvero che, seguendo un ragionamento lineare, eventuali plusvalenze realizzate con gli acquisti  (onerosi) dell’anno scorso sarebbe corretto fossero fuori dal calcolo del break-even… solo che non vogliamo essere così cattivi e pignoli. Sappiate solo che sarebbe giusto così, ovvero non sfruttare quel materiale che hai acquisito sapendo di “barare”.

Piuttosto, se fosse vero che Uefa e Elliott hanno già intavolato discussioni e trattative ben prima della sentenza del TAS, appare piuttosto evidente che il Milan sa già come muoversi, così come tutti i tifosi interisti sanno ormai da qualche anno: benvenuti all’inferno, cuginastri.

Quindi pronti con i prestiti con diritto di riscatto, pronti con contratti a crescere dal punto di vista economico, pronti a muoversi sacrificando qualcuno in nome del dio-plusvalenza e garantirsi almeno un anno di extra per gestire il mercato. Soprattutto, però, affrontare quell’annoso problema di tutte le squadre nella stessa situazione, ovvero riuscire a vendere bene i calciatori ritenuti superflui.

Roba da “lasciate ogni speranza, voi ch’intrate“.

Ma soprattutto, aspettate di vivere questo inferno prima di festeggiare.

Per il futuro, invece, non la vedo così male, anzi.

Elliott ha tutto l’interesse a seguire una strada virtuosa. Quale che sia la verità vera, non solo quella sottesa ai nostri occhi, l’investimento del Fondo è chiaramente più a lungo termine, “riabilitare” il Milan, accrescerne il valore e poi trovare qualcuno interessato, fosse anche solo a un fantastico veicolo pubblicitario dal target mondiale.

Per l’Inter si è chiamato Thohir, per il Milan Elliott: magari sbaglio, ma nell’arco di 2/3 anni al massimo il Milan cambierà di nuovo proprietà o quantomeno sarà fatto qualche tentativo in tal senso. Certo è che a un Commisso seriamente interessato, al prezzo giusto, stavolta non si direbbe di no.

A meno che le mollichine non portano su sentieri che in troppi sospettano…

Un piccolo disclaimer ai tifosi milanisti: quando parliamo di fair play finanziario non siamo faziosi, smettiamo un po’ di essere tifosi perché l’argomento non si presta alla passione. Abbiamo sempre raccontato quella che ci sembrava la verità e possiamo dire che avevamo visto giusto e lungo: su Mr Li, su Fassone&Mirabelli, sul mercato dell’anno scorso, su quello che sarebbe successo con il CFCB.

In quello che leggete su queste pagine non c’è un solo grammo di rivalità sportiva: per dire, di Fassone scrivevo molto peggio quando era all’Inter.

Siccome adesso ci siete (anche) voi in mezzo, sappiate che tutto quello che abbiamo scritto su FPF è asettico, è numerico, contabile: non cambia perché adesso ci siete voi, mentre prima c’eravamo (di più) noi.

Ogni giorno vediamo storture e bruttezze inenarrabili, come questa:

E, d’altra parte, sappiate che sull’Inter e le sue proprietà, da Moratti a Thohir a Zhang, è sempre stato un florilegio di dubbi, di incertezze, di domande, di perplessità.

Insomma, non ci capiterà mai di leggere qualcosa del genere:

NUOVA ERA — Il fondo Elliott non nasce con la sciarpa del Milan al collo, ma ha una solidità fuori discussione, una capacità economica quasi illimitata e obiettivi chiari: rimettere il club nei giusti binari economici e gestionali, il rispetto del Fair Play finanziario, l’aumento dei ricavi e delle risorse. Ma anche il ritorno della squadra alla massima competitività in Italia e in Europa. Non importa che tutto questo avvenga per amore, va bene anche per interesse, per rendere il Milan un affare quando si deciderà di passare la mano. “

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