Gli esperimenti di #Spalletti in #ChelseaInter (e le indicazioni positive)

Seconda parte

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Il modulo non ha certo aiutato l’adattamento dell’Inter, ma proprio i cambi di campo e l’occupazione del campo in larghezza ha fatto rinculare il Chelsea di quei 10 metri che hanno dato respiro alla manovra dell’Inter.

Nonostante non si sia visto nulla di eccezionale, ha colpito la personalità e la decisione con le quali l’Inter è riuscita a reimpadronirsi del campo: nel finale altra buona azione di Candreva con Icardi che prova a fare l’assistman, sbagliando.

Nel secondo tempo l’Inter cambia modulo e si rifà a un più standard 4-2-3-1 che non conosce strane sghembature.

Vuoi perché i nerazzurri guadagnano campo, vuoi perché Drinkwater per Fabregas è un cambio che naturalmente toglie metri e possesso palla, vuoi anche perché Politano sulle fasce si trova decisamente meglio e Lautaro centrale dietro Icardi fa alzare (nettamente) la pericolosità dell’Inter, ma per quei 20 minuti che contano (poi subentrano troppi cambi) i nerazzurri impongono al Chelsea spaziature, ritmo e altezza sul campo, costringendo i blues a diversi errori e a rifugiarsi praticamente in una sola opzione, palla a Hudson-Odoi e che dio ce la mandi buona.

Il vero grande merito di questa trasformazione, però, è la posizione di Asamoah, spostato da centrale di metà campo con Gagliardini. Stavolta è il ghanese a arretrare per dare supporto in fase di costruzione, è lui che monopolizza la gestione della palla, mostrando qualità che stupisce siano così sorprendenti per molti tifosi interisti.

L’ho scritto sin dal suo acquisto, ma Asamoah diventa terzino per necessità, non lo è né per tendenze né per istinto. A metà campo saprà dare il suo contributo durante la stagione.

Il gol nerazzurro nasce da un grave errore di Bakayoko… en passant, lasciamo perdere: al limite cercate un altro terzino e spostate Asamoah definitivamente a metà campo.

Dicevamo, errore di Bakayoko che serve l’assist buono per Icardi: il capitano argentino aspetta l’arrivo di Gagliardini che tira e sorprende Caballero, che si aspettava il tiro sul primo palo.

La cosa più bella dell’azione, però, è il movimento di Lautaro Martinez a “aprire” il centro destra per Icardi, corridoio nel quale poi si inserisce il centrocampista italiano. Il ragazzo argentino, insomma, sembra avere le idee chiare anche su come ci si muove senza palla.

Dopo il 65esimo si assiste a quella che è poco più di una sgambatura, nella NBA lo chiamano “garbage time”.

All’Inter serve solo per testare la buona forma e la buona vena di Karamoh, ma l’ingresso di Roric è un segnale chiaro per tutti; nel Chelsea ne entrano ben 5.

Il finale serve solo per la visibilità di Handanovic, due volte decisivo ma davvero splendido sul tiro a rientrare di Jorginho.

Conclusioni e considerazioni

L’impressione è che Spalletti stia cercando soluzioni alternative a quello che è ormai lo schema di riferimento, il 4-2-3-1.

La sensazione positiva è che la quasi totalità delle impressioni fa ben sperare per il futuro. Solo la catena di destra, e solo in fase difensiva, dà qualche pensiero: l’anno scorso, però, finché è durato il duo Candreva-D’Ambrosio è stata anche garanzia di tenuta, a parte alcuni errori che fortunatamente fino a dicembre non sono stati pagati. Meglio, comunque, in fase offensiva, anche se D’Ambrosio ha fatto davvero poco, limitandosi a gestire.

Dall’altro lato, buone tante indicazioni, anche se vanno prese con tutte le dovute pinze.

Dalbert è parso cresciuto rispetto all’anno scorso. Ci mette sempre quel quid di attenzione in più che fa pensare a qualcuno che gioca col freno a mano tirato: l’Inter avrebbe bisogno di una sua crescita esponenziale, anche a costo di qualche rischio in più oggi che si giocano amichevoli, però un mancino di ruolo sugli esterni che possa consentire ad Asamoah di accentrarsi alla bisogna sarebbe manna dal cielo.

Migliora e non di poco l’intesa dei due centrali difensivi: i due hanno struttura fisica importante ed è fisiologico che abbiano bisogno di qualche giorno in più di preparazione prima di mostrare anche brillantezza. Le cose migliori, comunque, le hanno mostrate in fase di costruzione: in fase difensiva abbiamo certezza che faranno il loro dovere.

A metà campo, rispetto all’uscita precedente decisamente meglio Gagliardini. quando è stato riferimento centrale nel primo tempo ha giocato più rapidamente, anche a costo di non girarsi; ha rischiato decisamente meno, ha giocato più corto e più vicino: ne ha guadagnato la sua prestazione e quella della squadra.

Nel secondo tempo è calato di tono e ritmo, ma il gol ne ha impreziosito una prestazione comunque migliore della precedente, e non di poco.

In attacco, ancora una volta, le indicazioni migliori, ma che aprono scenari che, chissà, magari neanche lo stesso Spalletti si augurava.

Anzitutto su Politano che non ha fatto nulla di straordinario, e anzi si è mangiato il classico “rigore in movimento”, ma che ha mostrato di potere essere utile e più disciplinato di quel che ci si potesse aspettare.

Detto che approfondiremo nel prossimo futuro a breve, l’ultimo Sassuolo di Iachini è passato alla difesa a 3, costringendosi a giocare spesso con uniche punte due che per natura farebbero un mestiere diverso.

Politano ha fatto talvolta la prima punta, più spesso la seconda, liberissimo di svariare: da esterno, per 28 giornate (in realtà non proprio in tutte tutte), aveva realizzato 3 gol e 3 assist. Giocando più vicino alla porta, da prima o seconda punta, 7 gol e 2 assist.

Ha giocato da seconda punta vera, allargandosi di tanto in tanto soprattutto quando Dalbert non riusciva a salire: qualcuno doveva pur garantire l’ampiezza. Rispetto a Martinez ha giocato da seconda punta vera, cercando spesso anche quella profondità che l’argentino cerca più raramente.

Un altro modo di giocare che Spalletti giocoforza dovrà esplorare per capire se e quanto utile potrà essere alla causa Politano, a maggior ragione se si giocherà a 3 dietro, a maggior ragione se Lautaro Martinez continuerà l’ascesa di queste settimane.

Ed è proprio l’argentino a brillare ancora una volta.

Anche qui, niente di straordinario in termini assoluti, ma con lui in campo sembra di assistere a una squadra più pericolosa, se non nei fatti, almeno potenzialmente. E nel calcio la potenzialità offensiva è di per sé un vantaggio acquisito perché costringe l’avversario a doversi adattare, rinunciando a qualcosa della propria identità e, di riflesso, della propria pericolosità naturale.

Ma siamo sicuri che sia davvero una buona notizia e non una fonte di altre complicazioni?

Di questo ne parliamo nel prossimo appuntamento, tra domani e mercoledì.

CHELSEA-INTER 6-5 d.c.r.

9′ Pedro (C), 49′ Gagliardini (I)

Chelsea (4-3-3): Bulka (46′ Caballero); Zappacosta (46′ Azpilicueta), Luiz (65′ Christensen), Ampadu (65′ Rudiger), Alonso (65′ Emerson); Fabregas (46′ Drinkwater), Jorginho, Barkley (46′ Bakayoko); Pedro (65′ Moses), Morata (65′ Abraham), Hudson-Odoi (83′ Piazon). All. Sarri
Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij (65′ Ranocchia), Skriniar, Dalbert (83′ Zappa); Gagliardini, Asamoah; Emmers (46′ Lautaro), Politano (83′ Salcedo), Candreva (65′ Karamoh); Icardi (65′ Roric). All. Spalletti

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