Atletico Madrid-Inter: la squadra di Spalletti è pronta

Seconda parte e pagelle

Se qualcuno è convinto che sia necessario vincerle tutte in carrozza, pretende di farlo o, peggio ancora, crede di poterlo fare, è chiaro che si sbaglia e non di poco: si può, si deve vincere anche soffrendo, soprattutto soffrendo. E se c’è una cosa che la vita ci insegna è che attraversare il guado della sofferenza è anche e soprattutto questione di abitudine, di conoscere i propri limiti, avere consapevolezza dei propri mezzi.

L’Inter del secondo tempo ha rinculato troppo, ha lasciato troppo il pallino del gioco in mano all’avversario, ha abbassato troppo il baricentro, accelerato l’azione anche quando sarebbe stato necessario avere calma. Ma è stata squadra capace di resistere e di opporsi all’avversario con grande concentrazione (anche se non proprio in tutti gli effettivi, giusto dirlo) e tenacia, anche quando la squadra è stata rivoltata come un calzino da Spalletti.

A dare il miglior segnale possibile è proprio quel calciatore che su queste pagine è stato “bacchettato” più volte proprio per la sua indolenza, la sua assenza, la sua sterilità proprio nei momenti in cui la squadra ha avuto più bisogno dell’undicesimo calciatore a soffrire: Icardi.

Tante rincorse, tanto svariare, tanta voglia di rendersi utile e di rimanere dentro la partita. L’avrò scritto un milione di volte, facciamo un milione e una: Mauro, giocando così si diventa fuoriclasse assoluti.

Tutto perfetto, quindi? Assolutamente no, ma forse è questa la cosa migliore della partita: aver vinto e convinto comunque.

Buona l’ultima, insomma, sperando che sia foriera di quel “buona la prima” che è l’unico inizio di stagione che vogliamo.

PAGELLE

HANDANOVIC 7

Lui forse non lo sa, ma c’è una grossa fetta del tifo interista che farebbe a cambio più o meno col primo portiere che capitasse a tiro. Come tutti i calabroni che si rispettino, benché la storia del calabrone-che-non-sapeva-volare sia una sorta di bufala, continua a volare e fare interventi più che utili, diremmo indispensabili ai fini del risultato.

La parata su Vitolo non è solo importante, ma è anche di una difficoltà estrema: non soltanto per il gesto tecnico in sé, ma proprio perché arriva dopo lunghi minuti di relativa inattività.

Se c’è una cosa complicata per i portieri è proprio quella.

D’AMBROSIO 5,5

Anche il prode Danilo, autore del gol più tosto della scorsa stagione, è uno di quelli che ci si spreca a dire “non è da Inter”.

Sarà, ma l’impressione è che Spalletti ne farà a meno controvoglia, che anche quando giocherà Vrsaljko a destra, D’Ambrosio si accomoderà a sinistra anche se quest’anno si dovrà trovare spazio anche per Asamoah, da qualche parte.

Più di qualche distrazione tattica, tanta sofferenza negli uno contro uno, una forma fisica che ancora deve decollare, l’azione offensiva accompagnata praticamente mai: insomma, molte ombre e pochissime luci. Nonostante questo, scrivetevelo: Spalletti gliene farà giocare tante.

SKRINIAR 7

Ma quanto sembra fargli bene Miranda? Non perché il brasiliano giochi una buona partita, anzi, ma Skriniar accanto a Miranda è decisamente più convincente dello Skriniar visto accanto a De Vrij.

Spalletti dovrà toglierci il dubbio se è una questione di posizione, ovvero se Skriniar sul centro-destra si trova decisamente meglio che sul centro-sinistra: con l’olandese è costretto a spostarsi sulla seconda posizione, con il brasiliano sta più comodo nella prima.

L’impressione è che sia così, ma l’intesa tra i due è decisamente più che rodata.

Fisicamente c’è stato un balzo enorme rispetto alle ultime uscite, con alcuni interventi che hanno ricordato quel difensore a tratti abbagliante della scorsa stagione: chi non ha avuto l’impressione di rivedere l’iconico intervento su Insigne in quello su Costa?

E che dire dell’intervento su Koke che è la fonte del gol di Martinez?

Skriniar si erge a muro dell’Inter proprio quando i nerazzurri ne hanno più bisogno: quando c’è bisogno di certezze, insomma, lui c’è.

Per fortuna.

MIRANDA 6-

Chiedergli di essere al pari del compagno è troppo anche per me che lo vedo come ricambio e non come titolare.

Non si tratta solo del clamoroso errore… parliamo proprio di una inaccettabile leggerezza: è tutta la prestazione a essere poco convincente. Ma quanti allenamenti sulle spalle ha? Troppo pochi per pensare che possa essere il vero Miranda.

DALBERT 6,5

In qualche caso ci si chiede persino se sia proprio lui quel terzino che corre e imposta, che chiude e resta ligio alle consegne del tecnico.

Poi gli vedi sbagliare qualcosa di troppo semplice per essere sbagliato e sospiri: è lui, Henrique Dalbert.

La cosa buona è che sbaglia poco, la cosa buonissima è che sembra più convinto, la cosa eccezionale è che mantiene la concentrazione e fa una diagonale pazzesca su Diego Costa, di quelle che tutti gli allenatori amano e apprezzano: l’avrà fatto anche Spalletti.

L’impressione è che l’anno scorso abbia perso fiducia, che l’eccesso di attenzioni tattiche richieste lo hanno condizionato non poco: avere davanti un calciatore capace di aiutarlo e coprirlo, come Asamoah, evidentemente gli fa bene, indipendentemente dalla posizione del ghanese.

Fosse vero, questo ci dice due cose inoppugnabili.

La prima è che il materiale tecnico per poterci puntare, quantomeno da buon rincalzo con prospettive di crescita futura, c’è tutto.

La seconda è che caratterialmente ha dei limiti che non si sa quanto siano endogeni o esogeni: non ha la robustezza mentale di Cancelo, neanche la consapevolezza del portoghese, ma l’impressione è che Spalletti possa tirarne fuori qualcosa di positivo: rimane il dubbio più importante, ovvero quanta solidità abbia un progetto costruito su un calciatore che sembra così fragile mentalmente.

 

 

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