Lautaro Martinez, l’intrigante complicanza di #Spalletti

Seconda parte

Oh fermi, non sto dicendo che quel periodo è stato nero a causa di Cancelo e, anzi, ho premesso che è stato formidabile, fondamentale per il 4° posto, terzino eccezionale che rimpiangeremo a lungo a prescindere dalle prestazioni di Vrsaljko.

Inserire, però, un calciatore importante e condizionante a volte può essere una complicanza per squadre ancora in degenza. E l’Inter, nonostante l’ottimo mercato e nonostante il 4° posto, ancora non deve essere considerata guarita del tutto.

Quindi Lautaro non come complicazione bensì complicanza perché si è arrivati persino alla condizione per cui sarebbe delittuoso pensare di tenerlo fuori.

La fortuna, almeno la sua Fortuna, intesa come Fato, gli ha dato una mano: il calciatore deputato per giocare alle spalle di Icardi, e acquistato proprio per questo, si è infortunato giusto in tempo per dare possibilità a Lautaro di poter disputare tutta l’estate da titolare o quasi.

L’infortunio di Nainggolan sembrava in quel momento una complicanza vera, di quelle micidiali, e invece ha consentito all’Inter di scoprire sin da subito l’utilità dell’altro argentino.

Solo che da quel momento è iniziato il potenziale domino delle posizioni in campo, e credo che non sia stato solo il tifoso a farlo ma anche Spalletti.

A volte avere necessità di inserire un calciatore, che non ti aspettavi così importante da essere considerato titolare, può far nascere esigenze diverse rispetto a quanto preventivato.

Lautaro era visto come una prima punta, il suo ruolo originario in Argentina, anche se personalmente l’ho visto più propenso per fare altro, per tendenza in campo, per struttura fisica, per l’innata propensione all’assist, per quella indole che lo porta a cercare spesso la palla e proteggerla. All’inizio era visto come il “vice Icardi“, ma evidentemente oggi è un’arma in più, da usare, e pertanto oggi serve quel “vice Icardi” che a quanto pare Spalletti ha chiesto proprio per avere l’opportunità di giocare con entrambi, ma anche per vedere i due argentini “svincolati” dalla presenza o meno l’uno dell’altro: insomma, con un vice-Icardi, Lautaro Martinez potrebbe rimanere alle spalle del centravanti, non per forza sostituirlo.

Tanto che si è palesata una nuova esigenza di mercato: il vero vice-Icardi, come ho scritto in Inter – Lione.

Un lettore de ilMalpensante.com, più attento di me, quel giorno mi segnalò che Spalletti aveva già espresso l’esigenza successivamente alla partita contro il Chelsea:

Se serve un vice-Icardi è chiaro che per Lautaro Martinez i progetti sono cambiati.

E Nainggolan?

Il suo tornare disponibile in mediana, così come l’adattabilità di Asamoah, ha reso meno indispensabile l’acquisto di un ulteriore centrocampista, situazione che analizzeremo un’ulitma volta prima che la vicenda Modric si chiuda definitivamente, in un verso o nell’altro, quindi verosimilmente domani e ve ne anticipo il titolo: “o Modric o morte!

L’Inter ha a disposizione un terzetto di centrali di difesa di tutto rispetto (quartetto, con il ritrovato Ranocchia), probabilmente la miglior difesa centrale della Serie A, e una delle complicazioni nel pensarli tutti e tre in campo era relativa a come avrebbe schierato l’attacco: a 3? A 2? Perisic come attaccante sembra suscitare poco l’interesse di Spalletti, che però adesso ha sì Keita Balde, ma anche Martinez per poter giocare con un “1-2” finale, quale che sia la disposizione alle spalle del terzetto.

Un “1-2”, beninteso, che oggi può tranquillamente vedere Icardi, Martinez e Keita tutti insieme, con alle spalle Brozovic da perno e ai lati Nainggolan e chi volete voi, compreso quel Perisic che Spalletti ha più volte detto che potrà usare come interno di metà campo (ci torniamo in un altro approfondimento).

Insomma, benché sarà di certo la piattaforma iniziale della stagione, la granitica certezza del 4-2-3-1 non è più granitica proprio perché, tra le altre cose, Spalletti ha trovato un interprete capace di fare entrambi i ruoli.

Voi magari la prenderete alla leggera, ma pensare che l’unico che è riuscito a convivere decentemente con Icardi è stato Palacio dà la misura di cosa significhi per questa Inter anche solamente pensare al concetto di “due punte” in campo. Se poi ci mettiamo che è nato a Bahía Blanca proprio come Palacio, che ha esordito sostituendo Milito (e da lui “spedito” in nerazzurro), la somma delle coincidenze rischia di diventare esaltante anche con troppo anticipo rispetto alle prestazioni.

Ecco, Mauro Icardi.

Il nodo cruciale della questione diventa proprio l’argentino “più vecchio” della coppia, quello che è sempre stato etichettato come un egoista, come uno che non vuole compagni troppo vicini, quello che pretende l’area di rigore tutta per sé perché l’unica cosa che gli importa sono i suoi gol, non il resto.

C’erano tanti dubbi, se non proprio aperte perplessità, sul come avrebbe abbracciato (o meno) la novità di un compagno di reparto così “invadente” dal punto di vista della presenza in area: per chi vive fuori dal mondo Inter può sembrare addirittura una esagerazione, chi la vive ogni giorno sa benissimo che era, forse, lo scoglio più grosso all’inserimento definitivo di Lautaro.

Non c’è voluto molto: i due hanno legato talmente tanto che anche fuori dal campo sembrano frequentarsi.

Insomma, Mauro ha accolto sotto la sua ala protettiva il suo nuovo compagno, con grande intelligenza, sviluppando sin da subito una complicità personale che si è trasformata in piacevole convivenza in campo e grande intesa.

Forse Mauro ha capito che il suo miglior jolly possibile per la nazionale è proprio quello di nascere come coppia assieme a un calciatore che in Argentina gode di grande considerazione e stampa e ha già esordito in nazionale, anche se in una partita di quelle che si ricorderanno per la figuraccia argentina (6-1 dalla Spagna) che non per il suo ingresso in campo al 60esimo.

Sembra che i due abbiano già imbastito il progetto di “coppia da nazionale”: se funzionano all’Inter, se funzionano bene entrambi, il futuro non può che essere roseo anche in nazionale, visto che Messi sembra vicino a un’altra “pausa” dalla nazionale e comunque ha già 31 anni, come Higuain, Aguero 30: al momento l’unico che può prendersi la nazionale, l’unico che possa fare concorrenza alla coppia è Dybala.

Per far sì che accada, però, è necessario che funzionino bene entrambi. E per far sì che funzionino è necessario che giochino.

Solo che Spalletti ha già fatto capire che non sarà così scontato, anzi.

Lo abbiamo già scritto: alle spalle di Icardi ci giocherà Nainggolan: è stato acquistato per questo, Spalletti sa cosa potrà dargli e ha le idee chiare in proposito: se c’è un “uomo di Spalletti” in questa Inter è proprio Nainggolan.

Il belga ha già mostrato l’anno scorso di avere perso un po’ del suo smalto se schierato 10 metri dietro, se costretto a rifare un ruolo (l’interno di metà campo, a due o a 3) per il quale è nato ma che aveva messo da parte con grande profitto: non è questione di “metri da fare” o di quanto è costretto a recuperare o lanciarsi in attacco. Il problema è sostanzialmente mentale, di prospettiva, al punto che non sono state rare le partite in cui, l’anno scorso, è letteralmente schiattato dopo un’ora di gioco (vedi per esempio andata contro l’Inter, con Joao Mario che se ne fa beffe nell’azione del gol di Vecino), nonostante un contachilometri che segnava più o meno gli stessi km di sempre.

[Continua nell’ultima pagina]

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