Lautaro Martinez, l’intrigante complicanza di #Spalletti

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Per Spalletti il trequartista è un incursore che aiuta molto durante la fase difensiva, vedi proprio il belga o Perrotta: per togliersi dall’impaccio di imporre a Totti certi compiti ha finito per schierarlo punta in passato.

E su questo aspetto Lautaro si giocherà tante fette di Inter. In questo precampionato ha iniziato bene ma non ha insistito su questo aspetto del gioco, lasciando troppo campo tra sé e i centrocampisti in fase di non possesso. Aggiungo che è un peccato, perché ha una progressione palla al piede non indifferente e arretrare ancora in questa fase può dargli la possibilità di esprimere anche questo potenziale al suo massimo.

Se davvero la vicenda Modric dovesse essere chiusa, però, a metà campo c’è un solo padrone, e dirla così fa sorridere pensando a cosa eravamo giusto 6 mesi fa: Marcelo Brozovic. Accanto a lui, al momento se la giocano Vecino e Gagliardini, in vantaggio su Asamoah solo perché a Spalletti piacciono molto quelli che fisicamente gli garantiscono anche un buon impatto sul gioco aereo (e magari la prendono in area di testa quando più serve…).

Ma se e quanto la strada del Brozovic+Nainggolan sarà percorribile, con Lautaro 10 metri più avanti, ce lo dirà proprio l’argentino con la sua predisposizione al sacrificio: chiaro, poi, che il belga deve star bene, la squadra deve stare molto corta e riuscire a giocare anche un filo più in alto dell’anno scorso.

Tutto questo sempre che si insista sul 4-2-3-1: niente, al momento, lascia presagire che Spalletti abbandoni il modulo con cui è certo che questa squadra si esprima meglio. E, per quel che vale, io sono d’accordo.

Ma ci sono potenzialità diverse, con possibilità di sfruttare più moduli senza avere il patema di avere mancanza in qualcosa: dopo un’infinità di anni, l’Inter può dire di poter giocare con praticamente tutti i moduli possibili.

Gli impegni saranno di più, speriamo decisamente di più dell’anno scorso, e pensare di vedere in campo Nainggolan, Keita, Icardi, Perisic e Lautaro è un sogno che preferiamo abbandonare ancora prima d’averlo fatto: lo vedremo solo in un modulo tuttepunte utile per recuperare partite da vincere a tutti i costi. Quindi speriamo di non vederlo mai.

Si tratta, però, di un’abbondanza di cui sentivamo il bisogno, anche se vedrete che sarà fonte di polemiche mediatiche (dei media): ciò che per altre è una risorsa, per l’Inter diventa sempre un problema.

Solo che l’unico modulo che consente a Spalletti di rinunciare a meno qualità è proprio il 4-2-3-1: in tutti gli altri è più complicato. Nel 4-3-1-2 rimarrebbero fuori Perisic e Keita, nel 3-4-1-2 rimarrebbe fuori Asamoah o Perisic (che tra l’altro dovrebbe farsi tutta la fascia), nel 3-4-3 dovresti comunque schierare Lautaro ala e rinunciarne a altri due.

Un po’ per gioco, un po’ per sperimentare un sistema di analisi che probabilmente vedrete più spesso su queste pagine, qualche settimana fa ho realizzato un’animazione video per spiegare un concetto venuto fuori qualche giorno prima, con Skriniar da usare a metà campo alla bisogna e quali potrebbero essere i movimenti della squadra in quella che si chiama “salida lavolpiana”.

Un po’ per gioco, un po’ per esperimento, ma alla fine ha reso l’idea e quindi la terremo per il futuro.

Solo che sui due sociale de ilMalpensante.com di tutto si è parlato tranne che della posizione di Skriniar: il motivo del contendere è stata la posizione di Lautaro.

A destra? Largo? Che spreco!

Vero, sono d’accordo, visto che io stesso ne ho scritto più volte come di un attaccante centrale. Solo che il calcio di oggi ti chiede molto più movimento di quanto non possano raccontare le fissità dei moduli e i loro numeri: nell’ultimo mondiale, Griezmann è partito centravanti ed è finito sugli esterni, ma libero da certi vincoli e con assoluta libertà di accentrarsi a piacimento.

Senza andare lontano, nell’Inter dell’anno scorso, per provare una convivenza tra Candreva e Cancelo (quest’ultimo è tipico terzino che ha bisogno di tutta la fascia libera), Spalletti ha chiesto all’italiano di accentrarsi prestissimo in fase di non possesso, nella sostanza fare il trequartista. Stessa cosa chiesta decine di volte a Perisic.

Farlo partire largo sulla fascia per dare un contributo difensivo, senza togliere nulla a Nainggolan, per poi chiedergli di accentrarsi subito è una via percorribile? Perché no? Anche la sua capacità di accentrare il gioco, di catalizzarlo e di proteggere il pallone sarebbero sfruttabili comunque, visto che ormai i centri di gioco non hanno più un punto di gravità ben definito: per spiegazioni citofonare a Milinkovic Savic.

Certo, l’arrivo di Keita complica un po’ le cose (altra complicanza o complicazione?), visto che il suo arrivo è un chiaro segnale che la fascia destra ha un nuovo proprietario… magari non nell’immediato ma quello è, Candreva si accomoda in panchina.

Ma le prospettive di Lautaro sono tanto più rosee quanto più saprà adeguarsi a più ruoli: oggi è il vice di tutti i ruoli d’attacco, è il naturale vice-Icardi (ruolo che condivide con Keita, ma ci torniamo nella presentazione del senegalese), il vice-Nanggolan, il vice Perisic e il vice-Keita.

Ha delle qualità indiscutibili e uniche all’interno della rosa, questo lo aiuterà: ama andare incontro al pallone, sa proteggerlo divinamente, ha una straordinaria propensione a duettare con i compagni vicini, a volte tende a tenere troppo la palla (soprattutto a metà campo) ma questo gli consente di creare una superiorità numerica che in quel campo l’Inter ha rivisto praticamente solo con Rafinha.

Il suo essere riferimento naturale, centrale, sarà un’arma per l’Inter: la palla viaggerà più rapidamente da difesa/metà campo nelle sue zone e questo consentirà a Icardi di sfruttare anche la sua naturale propensione alla profondità: con un giocatore così, il centro di gravità del pallone si sposta 15 metri più avanti, anche se lui dovrà imparare presto a trovare altri modi per arrivare in porta, visto che il grosso dei suoi gol li ha segnati da dentro l’area (e dire che sembra avere un buonissimo tiro).

Questo è, almeno, quello che vedremo (o potremmo vedere) inizialmente, dato l’infortunio di Nainggolan, la scarsa preparazione di Perisic e l’arrivo fresco fresco di Keita.

Un po’ di fortuna per il buon Lautaro, che dovrà giocarsi benissimo le sue prime carte, forse le più decisive della stagione per quel che gli riguarda, o almeno tra le più decisive.

Attenzione, però: gli allenatori italiani sono soggetti piuttosto strani, reputano che la propria visione sia prioritaria rispetto alle qualità individuali dei calciatori… argomento che in realtà potrebbe essere utilizzato solo da una manciata di allenatori al mondo attualmente. Spalletti è un allenatore italiano e, chissà, potrebbe persino essere tentato di non schierare Lautaro nella prima (e/o nella seconda) proprio per lanciare un messaggio al ragazzo, non dargli illusioni… e non complicarsi la vita, non prendere una medicina con troppe controindicazioni oggi, di quelle che ti creano complicanze, oggi e domani.

Ma Spalletti è anche un tecnico intelligente, e l’Inter come società ci ha puntato parecchio ed è stata ricambiata: il ragazzo ha preferito Milano all’Atletico Madrid, ma anche e soprattutto a realtà, come quella del Borussia Dortmund, che gli avrebbero garantito un percorso forse più semplice e lineare, ma evidentemente il ragazzo è pronto per le sfide più impegnative, consapevole dei propri mezzi e convinto di poter dare un contributo importante.

Se chiedete a me, io ci punterei sin da subito, aspettando il rientro di Nainggolan e variando, là dove necessario, solo nei big match: ma è argomento che affronteremo tra sabato e domenica quando parleremo del (finalmente!) primo match della stagione.

Di certo c’è che rinunciare a Lautaro Martinez oggi sembra un suicidio, una follia, e Spalletti probabilmente lo sa: si è diffusa la consapevolezza di un ragazzo intelligente e determinato, che anche cominciando indietro nelle gerarchie non imploderà e, anzi, l’impressione è che darà sempre dei grattacapi all’allenatore.

Grattacapi di quelli buoni, di quelli che ti mettono in difficoltà perché hai tante scelte. Quei grattacapi che nelle squadre che hanno ancora dei residui di malanni da curare possono risultare delle complicanze, mentre invece nelle squadre sane diventano risorse.

E, anzi, spesso risolvono tanti problemi e risultano armi formidabili.

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