#Calciomercato #Inter: o #Modric o morte!

Seconda parte

Dato per titolare indiscusso Brozovic (ilMalpensante di 6 mesi fa sghignazza senza posa…), accanto a lui ci possono stare Vecino, Gagliardini e Borja Valero, per non dire di Nainggolan e quello che invece mi sembra il calciatore che lì ci giocherà più di tutti, ovvero quel sottovalutatissimo di Asamoah, calciatore bravissimo nelle incursioni, buona regia, buono con i piedi e splendido nel toglierla agli avversari.

Significano 5 uomini per un ruolo, con l’aggiunta possibile di uno Skriniar in caso di estrema necessità, visto che dietro ci starebbero Miranda e De Vrij, mica Ficarra e Picone, e comunque lo slovacco ha già giocato in mezzo.

Se le esigenze dovessero aumentare, avendo a disposizione (finalmente) una batteria di esterni nutrita, al quale si iscrivono anche Asamoah e persino quel Dalbert che alla bisogna può giocare più avanti, l’Inter può sempre cambiare modulo, non dimenticandosi che già l’anno scorso Spalletti ha arretrato e accentrato Perisic, parlando chiaramente di un suo possibile, pur ipotetico, utilizzo futuro da interno di metà campo:

“[Perisic interno?] Lo può fare, ha resistenza, corsa, sa giocare dentro il traffico. Relegarlo solo a quel settorino lì a sinistra mi sembra poco per il cavallo che è, partendo più internamente dà una mano nel vivo dell’azione. Poi nelle ripartenze ci mette meno strada per arrivare in porta, se un esterno fa 120 metri un centrocampista ne fa 80. La soluzione è plausibile.

Vi piace? Non vi piace? Poco importa, perché tanto decide Spalletti.

D’altra parte se Guardiola è riuscito a trasformare un esterno purissimo, quello che era un’ala vecchio stampo fino a qualche anno fa come David Silva, non vedo perché debba essere impossibile con Perisic.

Quindi se si gioca a 2 i papabili sono 7, se si gioca a 3 diventano persino 9, includendo quel Candreva che per movimenti e richiami dell’allenatore ha spesso ricoperto un ruolo più interno al campo, soprattutto con Cancelo in campo.

Vi piace? Non vi piace? Poco importa, decide Spalletti anche in questo.

Quindi non è una questione numerica, anche considerando che finora abbiamo visto il vero Vecino solo per 2 mesi e mezzo prima che fosse flagellato dalla pubalgia e che Gagliardini l’anno scorso ha avuto una stagione così così, ma mostrando di poter giocare con più efficacia e efficienza con il miglior Brozovic di fine stagione, al punto che ci siamo impauriti della sua assenza del finale.

La verità è, quindi, che se non arriva Modric non hai a disposizione moltissime scelte percorribili per imporre un titolare bero, questo almeno considerando anche le condizioni economiche dell’Inter: in questo caso, sì, riportiamo i piedi per terra e li saldiamo col cemento.

Se poi la valutazione è “sono scontento di…” oppure “XXX non è da Inter” (metteteci un nome a caso dei 7/9 disponibili per 1/2 ruoli) è altra faccenda: perché se vuoi prendere Tizio (quale che sia Tizio) devi pur vendere Caio e venderlo bene, facendo plusvalenza: ma i “cavalli da plusvalenza” a metà campo non ci sono, e Gagliardini mentalmente non è come un Bertolacci qualunque, almeno non in questo momento, quindi non hai speranze di rispedirlo a Cagliari per prenderti Barella.

Il problema non è numerico ma di qualità?

Chi fa gioco nell’Inter oltre a Brozovic?” si chiedono in tanti.

Qui apriamo altra parentesi non da poco. Persino la Juventus ha un solo regista che copre appieno quel concetto di “creare gioco” che è intrinseco nella domanda: perché all’Inter deve essere sempre chiesto l’unicorno che non esiste altrove o che esiste solo in una manciata di realtà di grandissimo livello?

Il Manchester United non ne ha neanche uno, per dire: non lo è Pogba, non lo è Fred, figuriamoci Fellaini, Lingard o Herrera. Mourinho proverà a costruirlo su Pereira, ma sarà strada lunga e laboriosa, anche se il ragazzo ha talento.

L’Inter, però, ha una nuova arma, anzi due, due enormi risorse che hanno spostato il centro del problema.

La prima è l’improvviso aumento di qualità sulle fasce, con il duo Perisic-Keita che alzano il centro di gravità del pallone in caso di necessità, facendo defluire il gioco sugli esterni più rapidamente, con i Vrsaljko e gli Asamoah pronti ad appoggiarli in una manovra più rapida rispetto ad alcuni mesi dello scorso anno.

Ma l’altra è ancora più formidabile e si chiama Lautaro Martinez.

L’argentino, ne abbiamo parlato l’altro ieri, ha qualità indubbie sia in fase di ricezione e difesa del pallone, sia in fase di dribbling che in quella di assistenza ai compagni.

Nessuno si aspettava un calciatore così completo.

Uno così ha la capacità di far defluire ancora più rapidamente il pallone, rimanendo al centro e ampliando le potenzialità offensive. L’anno scorso, prima dell’arrivo di Rafinha, l’Inter non aveva alternative: palla sulla fascia e giocatela lì.

Finché la forma di Perisic e l’efficacia di Candreva si sono mantenute su buoni livelli è andato tutto a meraviglia, Inter persino prima in classifica. Al calare delle due, al calare della condizione complessiva, al raggiunto apprendimento da parte degli avversari, i nerazzurri si sono trovati senza alternative, con Icardi pronto solo a scappare in profondità.

Con Lautaro in campo non succederà. Al momento è un’alternativa, ma c’è ed è potenzialmente la cosa più interessante della stagione: non ha le caratteristiche di Rafinha, non è maturo come il blaugrana, ma ha più capacità di protezione palla spalle alla porta, oltre a essere più propenso a svariare nonché a trovare la porta. Oltre ad avere un grande affiatamento con Icardi.

In tantissime squadre succede esattamente così, come accadeva nel Tottenham degli Huddlestone+Palacios che avevano Modric sulla trequarti; come nel Manchester United quando entra Juan Mata; come in tutte le squadre in cui ha giocato Ozil, che ha giocato gran parte della carriera sulla trequarti ma che ha la testa del regista.

Banega. Quello che è successo con Banega è esattamente questo: Ever è un regista che è stato spostato più avanti, facendo così gravitare il centro di attrazione del gioco 15 metri più avanti.

Lautaro non è né Modric né Banega, né Mata né tantomeno Ozil, ma ha enormi potenzialità di attrattive sulla palla, tanto che, con lui in campo, l’Inter potrà permettersi anche una metà campo Vecino-Gagliardini se necessario.

Con l’argentino in campo si potrà giocare più corti, Nainggolan più arretrato, la palla fluirà più rapidamente dalla difesa alla trequarti, bypassando la necessità del regista, dovesse mancare Brozovic.

Insomma, l’Inter oggi non solo c’è dal punto di vista numerico, ma c’è anche dal punto di vista delle alternative, nella possibilità anche di azzardare formazioni più offensive, moduli diversi.

Oggi l’Inter ha il lusso di alternative che per anni sono mancate, quelle alternative che le concedono il lusso di potersi dire compiuta.

Le mancava un vice-Icardi, ma l’arrivo di Keita, che è un potenziale vice-Icardi pur con caratteristiche decisamente diverse, ha coperto anche quella necessità.

A meno di miracoli, leggasi vendere un Gagliardini o un Vecino a 40 milioni, immaginare altre operazioni di mercato solo per una “rimpolpata numerica” è semplicemente soffrire da bulimia da calciomercato: ci sono 8 difensori (contandoci Asamoah), 6 centrocampisti (centrali, più Asamoah) e 7 ali/attaccanti.

Sono 21 giocatori di movimento più Pinamonti.

Ecco perché “o Modric o morte!“: perché uno come lui rivoluziona il concetto della squadra, scombina tutti i piani (soprattutto dell’avversario), dà energie e entusiasmo che altrimenti non sarebbero riproducibili.

Qualunque altra soluzione rientrerebbe solo nel campo del “mi piacerebbe” e si scontrerebbe con la logica del campo e dei numeri, e anzi rischierebbe di avere effetto boomerang sulla psicologia di chi c’è già.

Non ci sono altre opzioni, non possono essercene, non avrebbero senso.

O Modric o… Modric.

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