#SassuoloInter e le pagelle malpensanti

Seconda parte

DALBERT 5+

Sta giocando meglio di D’Ambrosio, ho pensato mentre la stavo guardando per la prima volta ieri mattina, dopo aver letto peste e corna sulla sua prestazione e, quindi, attendendomi una sorta di Gresko 2.0.

Ha giocato meglio di D’Ambrosio, ho pensato dopo averla vista in differita di quasi 12 ore (grazie Dazn). L’ho rivista, mettendomi in testa di dovergli trovare anche delle colpe pur gravissime, vuoi essere mica l’unico a salvare un po’ della pelle del brasiliano?

Niente, ha giocato meglio di D’Ambrosio anche alla seconda visione.

Come spiegato nell’articolo precedente, una buona parte dei problemi della sua prestazione derivano da errori dei compagni, non certo suoi: Spalletti non lo ha protetto, Asamoah lo ha abbandonato a sé stesso, Miranda e Brozovic ne hanno aggravato la prestazione.

Uno può pensare “ma poi Asamoah ha fatto decisamente meglio” e l’altro risponde che, sì, è vero, ma A) Berardi aveva praticamente dato tutto nel primo tempo e B) nel secondo Asamoah davanti aveva Perisic che ha costretto il Sassuolo a rinculare da quel lato, costringendo Berardi a un atteggiamento nettamente più cauto.

Ergo, a volte per proteggere il terzino hai una sola soluzione: mettergli davanti un attaccante che condizioni l’avversario e lo costringa ad attaccare di meno, come avevo scritto nella preview della partita.

Poi è sfortunato, perché dall’altra parte De Vrij ha coperto molto le scorribande soprattutto di Di Francesco, decisamente più attaccante di Berardi, mentre Miranda da questo lato è arrivato sempre con notevole ritardo.

Beninteso, non è una prestazione positiva, perché di errori ne ha commessi, ma non nella misura né nella quantità che ho letto in giro. Poi è chiaro che qualcuno fa anche più scena, come quel paio di cross sparacchiati chissà dove: deve imparare da D’Ambrosio, non farlo, almeno così non esasperi il tifoso che non aspetta altro che il tuo errore per mandarti allo stesso paese in cui hai mandato il cross di prima.

In qualche caso si registra persino accanimento, con responsabilità attribuite a lui quando l’errore è del compagno che gliela passa male, o di quel compagno che fa mezzo movimento e poi si gira dall’altra parte proprio mentre il brasiliano prova a dargliela.

VECINO 5,5

Per certi versi meglio del finale di stagione dell’anno scorso, ma lontanissimo parente del Vecino che per i primi 3 mesi della scorsa aveva tirato la carretta e ci aveva anche stupiti per precisione, presenza in campo, filtro.

Tra i tanti, lui è uno dei peggiori in fatto di forma fisica, cosa che aggrava la responsabilità di Spalletti nella scelta, anche se in campo alla fine ci ha messo quel qualcosa in più rispetto ai compagni: tutto sommato perso pochi palloni (una decina tra palle perse e passaggi sbagliati), recuperato anche un discreto numero di palloni e l’unico con Asamoah e Martinez che abbia opposto quantomeno il corpo in certe occasioni, guadagnandosi qualche fallo.

Mettendoci anche tantissima corsa, anche se in difficoltà fisica.

Nel primo tempo le inefficienze di D’Ambrosio in fase di non possesso e la tendenza di Politano ad accentrarsi in fase di possesso (cambierà nel secondo) lo costringono a giocare spesso larghissimo a destra, abbandonanto Brozovic a sé stesso: oltre metà dei suoi tocchi sono troppo decentrati per potere essere decisivo.

Da questo punto di vista, come analizzato ieri, l’azione del rigore di Di Francesco è emblematica: tutto parte dal suo cross dalla fascia.

Nel secondo tempo decisamente meglio, più nel vivo dell’azione e ne ha guadagnato tutta l’Inter, pur rimanendo nel complesso comunque prestazione insufficiente.

BROZOVIC 5

Cosa c’è di peggio che giocare male? Giocare male e lasciare pensare che lo farai ancora, che il miracolo è finito, che tutti i discorsi fatti fin qui su un’Inter che funziona, che può funzionare, si sono basati sul nulla perché il motivo fondante è che Brozovic funzioni.

Il terrore del tifoso interista è tutto qui in questa considerazione. C’è da capire se gli alieni ci hanno riportato il fratello scarso oppure si è trattato di un caso isolato, vuoi per il campo indecente, vuoi per gli spazi troppo ampi, vuoi per la forma fisica carente.

Tesi a favore del “tutto è finito”: il ragazzo è tornato a sbracciare, a sbruffare, a lamentarsi, a sbagliare cose spesso semplicissime, a essere indolente e perdere una quantità spropositato di palloni (27).

La cosa peggiore è il “mollare” sull’azione che poi porta la rigore, cosa che davvero sa di “vecchio Brozovic”.

Tesi a favore del “è stata una partita storta e basta”: in realtà cose semplicissime le ha sempre sbagliate anche nelle migliori partite e comunque si è impegnato tanto, ha corso e contrastato.

Parliamo di uno che comunque è rimasto sempre nel vivo dell’azione, ha giocato circa 130 (130!) palloni pur sbagliandone un numero esagerato tra passaggi e palle perse, ma non ha mai rifiutato le proprie responsabilità.

Insomma, la predisposizione sembra esserci, per la precisione aspettiamo l’esame del Torino.

L’impressione, però, è che con lui ci saranno esami continuamente.

A parziale “discolpa” della sua prova ci si mette anche il buon impegno nei contrasti, dato che ne vince molti di più di quanti ne perda: il problema è che quelli persi sono spesso in fase di possesso e sono possessi facili che si trasformano presto in ripartenze avversarie.

Anche se, va detto, 3 o 4 di queste situazioni sono letterali invenzioni dell’arbitro Mariani che non fischia evidenti falli subiti dal croato.

 

Sul quale, però, è necessario un altro approfondimento in settimana.

POLITANO 6+

Partita con qualche luce e diverse ombre, nonostante il buon impegno del ragazzo, soprattutto nel primo quarto d’ora quando l’Inter ci capisce poco e il Sassuolo sembra avere il possesso palla del Barcellona: lui aiuta e si fa trovare quantomeno fisicamente presente, tra l’altro macinando chilometri su chilometri su quella fascia.

In attacco ci prova, ottima anche una conclusione dopo un dribbling a rientrare, fuori di poco, anche se alla fine è quello che ci prova più di tutti a tirare da posizioni che non siano quelle più semplici, con 3 tiri da fuori area e 1 da dentro.

Insomma, nel lungo termine troverà il suo spazio perché all’Inter mancava un giocatore di queste caratteristiche e con questo piede: nella partita contro il Sassuolo gli è mancato qualcosa, ma probabilmente è più da ricercare nel mancato appoggio da parte dei compagni di reparto e di fascia: insomma, ha pagato la latitanza di Lautaro e l’assenza ingiustificata di D’Ambrosio.

Capitolo cross. Forse il problema non è Candreva.

Nel senso che Politano, piede sinistro educato, avrebbe una naturale predisposizione per i cross pericolosi da destra. Ci sono più destrorsi che mancini nel mondo, in una percentuale che diversi studi attestano attorno al 90%: questo rende il mancino generalmente più imprevedibile, non necessariamente perché più “creativo” degli altri, bensì perché gli altri sono meno abituati ad affrontare il diverso atteggiamento del mancino rispetto al destrorso.

Tutto questo per dire che, soprattutto nei tanti cross a rientrare, Politano ha dato l’impressione di maggiore pericolosità rispetto a altri, lo farà sempre e sarà comunque più pericoloso anche di un Perisic che crossa a rientrare da sinistra, proprio perché situazione più facilmente intelligibile.

Solo che 13 dei 14 cross di Politano sono finiti sui difensori.

Chiamatela “sindrome da ala destra dell’Inter”, chiamatela come volete, ma c’è evidentemente un problema di fondo che non dipende da nessuno dei possibili protagonisti, tantomeno dal così vituperato Candreva: gli attaccanti si muovono male e in ritardo rispetto al cross, che generalmente è più “dettato” da chi attacca che non “inventato” da chi lo fa.

A un certo punto, nel secondo tempo, cross come se piovesse, respinte dalla difesa come se piovesse.

 

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