#InterTorino 2-2: Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Seconda parte

Il terzo è Marcelo Brozovic, croce e delizia di questa Inter, dei tifosi e di Spalletti: nel primo tempo, Soriano non lo trova praticamente mai, perché quello sguscia e corre e cerca varchi e palloni come se non ci fosse un domani. E recupera anche, va in tackle, pressa alto, anche se la cosa che più si apprezza è le assolute naturalezza e normalità con cui dipana la sua trama.

Nel complesso, un’Inter che se gioca così può davvero ambire a cose importanti, anche se non ancora alle più importanti.

Il Torino un po’ ci ha messo del suo, questo è chiaro: nel 3-5-1-1 di Mazzarri, incomprensibilmente con Rincon perno centrale, ci sarebbe Meité sulle orme di Vecino e, soprattutto, Soriano su quelle di Brozovic… solo che non le trova mail.

Un Torino spaventato quasi, che subisce l’Inter con una frequenza e una arrendevolezza imbarazzanti: il possesso palla del primo quarto d’ora vede un gioco troppo fluido, interrotto quasi zero, tanto da sfiorare gli 11 minuti di gioco effettivo su 15, il che va tutto a favore della squadra di Spalletti.

Il Torino sbaglia tutti i pressing, l’Inter gestisce, nessuno dei nerazzurri sbaglia niente, se non nel finale quando ci si stupisce un po’ nel vedere Brozovic litigare con la palla e regalare un’occasione ai granata, con De Vrij costretto a farsi ammonire per un falletto al limite dell’area che te le fischia solo Mazzoleni.

Ecco, non abbassare la guardia.

Il monito lanciato a metà della partita non è gesto scaramantico, quello di chi, semplicemente, vorrebbe chiudere una domenica in santa pace.

Quella è una considerazione che si fonda sulla natura, quella intrinseca, di questa squadra, che da sempre non può abbassare la guardia, e la squadra di Spalletti non ne è immune, come visto l’anno scorso.

Se c’è un chiaro torto nel primo tempo è quello di non avere chiuso la partita nei primi 45 minuti.

Perché dal 46esimo in poi succedono tante cose, anche se nella logica della partita sono soprattutto due a decidere la gara, poi tecnicamente ce ne sono decisamente di più.

La prima è che Mazzarri rinsavisce, la seconda è che l’Inter si presenta in versione Hyde.

L’allenatore granata cambia le cose, accorcia la squadra, mette Meité accanto a Rincon, liberandolo dagli stretti vincoli del primo tempo, con facoltà di avanzare soprattutto in fase di non possesso palla, al punto che diventano rarissimi i palloni gestiti dai nerazzurri con una certa tranquillità.

Soriano si alza e il Toro diventa un 3-4-3 piuttosto chiaro, con il centrocampista del Torino che diventa di fatto un attaccante, ma soprattutto ha il merito di bloccare quella che era stata (inaspettatamente ma con grande efficacia) la valvola di sfogo principale della manovra nerazzurra: l’appoggio della spina dorsale su D’Ambrosio in uscita di palla.

Magari a qualcuno suonerà anche male ma è così: nei momenti di difficoltà, la palla dei nerazzurri era andata spesso sul terzino addobato a mo’ di centrale difensivo, consentendo un controllo palla più tranquillo, anche perché dal suo lato avrebbe dovuto pressare Belotti e, davvero, non ricordo un’occasione in cui l’ha fatto con convinzione.

Togli la valvola di sfogo, togli il possesso palla più “sereno” a Brozovic (che nel secondo tempo tocca 1/3 dei palloni toccati nel primo), metti anche un’Inter fisicamente crollata di schianto, un pizzico di presunzione e una spolverata di confusione in campo e in panchina: la pozione magica che genera Mr. Hyde potrebbe racchiudersi qui, e io vi scriverei una metà delle cose.

Quello di Mazzarri è un piccolo capolavoro tattico, con una squadra decisamente più alta, tanto da guadagnare oltre 10 metri di baricentro: pressing asfissinate che toglie idee e certezze all’Inter, che comincia a sparacchiare palloni in avanti senza un perché né costrutto.

Aggiungi anche che il Toro ha cominciato a far fallo appena possibile, con la complicità di un Mazzoleni che ha cambiato metro arbitrale in partita consentendo un continuo spezzettamento del gioco nerazzurro.

I primi 15 minuti sono un compendio di questi concetti: il Torino accumula oltre 5 minuti di possesso palla, l’Inter non arriva neanche a 2 minuti, si gioca la metà del tempo effettivo e la squadra di Spalletti non ci capisce più niente, così come il suo allenatore.

 

Per mezz’ora va più o meno così: non si arriva neanche al 50% di gioco effettivo, al Torino sta bene così e l’Inter non riesce a reagire: Mazzarri la fa correre a vuoto e in pochi minuti esaurisce la benzina.

Quello che inizialmente era un 3-5-2 senza cedimenti diventa rapidamente un 5-2-3, con Perisic che gioca a scartamento ridotto, Asamoah che gioca su un infortunio e in mezzo non si riesce più a correre come nel primo, né i calciatori né la palla.

Se nel primo tempo i protagonisti delle novità erano Icardi, Politano e Brozovic, nel secondo emerge prepotente la figura di Skriniar: quando lo fa con questa continuità, però, è chiaro che all’Inter sta succedendo qualcosa, è il segnale che ci sarebbe qualcosa da sistemare, soprattutto a metà campo.

E che il problema sia soprattutto a metà campo lo vedi dai numeri finali, con il contachilometri di Brozovic e Vecino che arriva alle soglie dei 13 km. Diresti che è Rincon quello che ha corso di più, ma i numeri dicono che c’è quasi un km di differenza.

Brutta, deforme, bassa e senza idee l’Inter del secondo tempo. Bassa come il fantomatico Mr. Hyde.

 

Ci sarebbe, a dire il vero, tempo e spazio in ripartenza per fare del male al Torino, ma succede solo un paio di volte e con il moto perpetuo di Politano: Icardi decide che 45 minuti di giocatore totale vanno bene e che adesso tocca a lui segnare e si piazza in mezzo senza cambiare granché la sua posizione, mentre Perisic comincia a gestirsi.

Ma lo scrittore, anche il meno bravo degli scrittori, anche nelle trame più semplici, deve sempre trovare l’episodio che genera il conflitto, quello dal quale si svolta davvero.

E l’Inter lo confeziona con delle complicità collettive, che partono da una squadra troppo bassa e da un mancato pressing su Iago Falque, arretrato per l’occasione, da parte di (soprattutto) Perisic e Icardi: il calciatore spagnolo ha piede educato e buona visione di gioco, vede lo scatto di Belotti 40 metri più avanti e lo serve.

Fin qui sarebbe un’azione facile da gestire per i nerazzurri… se fossero quelli del primo tempo.

Perché l’Inter del primo tempo avrebbe tenuto la linea difensiva bella dritta e alta, solo che la trasformazione in Mr. Hyde è più che realtà, D’Ambrosio si fa prendere dalla paura e commette l’errore di seguire Belotti: solo che se lo segui devi anche stargli più vicino col corpo, andarci più deciso, devi “prenderlo prima”, scappare dietro in anticipo. Niente da fare.

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