#InterTorino 2-2: Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Ultima parte

Quello che avviene dopo è un pasticcio clamoroso di Handanovic, che “battezza” male la palla e pensa che sia fuori, ma Belotti trova un aggancio di destro quasi impensabile e lo supera in scioltezza.

L’errore di Handanovic è goffo, clamoroso, vistoso, raccapricciante nella sua cruda esibizione, ma in quella situazione è facile che sarebbe stato gol comunque: chi vuole trovare l’errore tattico più grave, deve necessariamente guardare a D’Ambrosio, il che nulla toglie alle responsabilità individuali e tecniche del portiere, che ci sono e rimangono, ma se credete che “con un citofono in porta avremmo vinto comunque“, vabbe’, evidentemente la partita non ci ha raccontato niente.

Nonostante l’Inter brutta, goffa, inconcludente e remissiva nei confronti di un Torino trasformato, quello è il momento in cui i nerazzurri perdono definitivamente le certezze, mentre Mazzarri decide di giocarsela perché ci crede e decide che, se Soriano deve fare l’attaccante, se 3-4-3 deve essere, e vale la pena che debba esserlo perché sta funzionando, tanto vale metterci un’attaccante: dentro Ljajic.

Il resto della trama si srotola con la stessa semplicità con cui l’Inter l’aveva impostata nel primo tempo e va detto che a Spalletti va di lusso che non l’abbia persa.

Perché l’allenatore nerazzurro nel secondo tempo sbaglia tanto, anzitutto nel non cambiare nulla già dopo i primi 5 minuti, in cui era chiaro che l’Inter non sarebbe andata lontano.

Sarebbe servito, sin da subito, un centrocampista in più, magari quel Nainggolan che non ha neanche esordito e che avrebbe potuto dare quel dinamismo necessario in quelle fasi.

All’infortunio di Asamoah altro errore, non tanto perché mette un impaurito Dalbert, quanto perché si espone ancora di più con una difesa a 4 che diventa vulnerabile contro i 3 attaccanti del Torino, e se a destra qualcosa funziona ancora, a sinistra Perisic non ne ha più e andrebbe sostituito per salvare Dalbert dalla marea, dal vuoto nerazzurro, da sé stesso.

A peggiorare le cose ci si mette sempre un attimo. Prima con il gol subito (altra dormita collettiva, che parte da Perisic) e poi con il secondo cambio diSpalletti, questo sì concettualmente sbagliato.

Perché l’ingresso di Keita ci potrebbe anche stare… ma anche no, perché all’Inter che non riesce più a gestire la palla, che non riesce a ripartire se non casualmente, servirebbe qualcuno in grado di gestirla, di proteggerla, di far salire la squadra: servirebbe, insomma, più Lautaro Martinez che Keita.

Si tratta del pasticcio finale, che espone definitivamente l’Inter alle corna del Toro, che potrebbe persino chiuderla e non lo fa.

Non che la mossa sia un errore concettuale in assoluto, avrebbe anche un suo senso, ma per riconoscerglielo si dovrebbe anche concludere qualche azione come si deve, perché in effetti le ripartenze di Keita sono quasi tutte potenzialmente interessanti, ma non riescono a sortire effetti.

Ma l’Inter aveva bisogno di qualcosa di diverso, qualcosa che desse respiro a Vecino e Brozovic, spariti dal campo entrambi, soprattutto il secondo e nessun sostegno da parte della panchina.

Questi sono i tocchi dei due centrocampisti nel primpo tempo:

Questi invece quelli del secondo, che in genere non basterebbero per raccontare la partita di uno solo dei due, e magari solo quelle di Vecino, visto che Brozovic ne farebbe comunque almeno il doppio di queste qui sotto:

E se i tuoi centrocampisti non tengono più palla, servirebbe qualcuno che lo faccia 10 metri più avanti… e quello non è certo l’Icardi del secondo tempo: avrebbe potuto quello del primo, ma è sparito dal campo anche lui.

Quando, poi, Spalletti decide l’ultimo cambio è davvero troppo tardi: è il 91esimo e dire che l’ingresso di Lautaro Martinez sembra tardivo è usare un eufemismo.

Perché è una scelta dissennata, incomprensibile, di quelle che fai quando sei ormai con tutto il corpo e la mente dentro le sabbie mobili della tua paura.

Il grosso limite dell’Inter dell’anno scorso era la mancanza di alternative in panchina: quest’anno ci sono ma Spalletti in due partite ha mostrato di non avere ancora le idee chiare su come utilizzarle.

Quando, poi, vedi che l’ultima azione della partita è confezionata proprio da Lautaro per Icardi, capisci che forse forse…

Conclusioni

L’Inter che dura 45 minuti potrebbe essere spiegata con una forma fisica ancora carente che non dura per tutti i 90 minuti. Forse Spalletti e il suo staff hanno attribuito il calo dell’anno scorso tra dicembre e febbraio a qualcosa legato al fisico più che alla mente, cambiando qualcosa.

O forse è solo l’anno del mondiale, con tanti calciatori in arrivo alla spicciolata, chi può dirlo.

Ma il semplice aspetto fisico non può bastare a giustificare un secondo tempo come quello di ieri, così come l’evidente sottovalutazione dell’avversario e il relativo “giocare in ciabatte” che troppo spesso si concedono.

Non basta neanche il piccolo capolavoro tattico di Mazzarri.

A dire il vero non bastano neanche tutte queste cose insieme, perché, esattamente come per Mr. Hyde, l’Inter del secondo tempo ha dato una forte sensazione di deformità, tanto da non consentirmi di mettere a fuoco la cosa

Ci si ritrova, alla fine, così, con la mente svuotata e una domanda battente… che non è il semplice “che cosa è successo?“, che avrebbe una sua semplice risposta guardando il tabellino: è “come è potuto accadere?” a lasciare tutti, chi più, chi meno, senza risposte concrete.

Di fronte a questo contesto, la reazione più immediata è quello dello sconforto, non fosse altro che per quei 5 punti di distacco dalla vetta. Ma qui subentrano altri discorsi, perché non è la vetta l’obiettivo dell’Inter e chi si è illuso di una squadra “da scudetto”, di una Inter come “anti-Juve” ha fatto male i suoi calcoli e le sue previsioni.

L’Inter ha materiale per fare bene, per migliorare la sua posizione di classifica, ma a oggi è sempre uno, due o forse tre gradini indietro alla Juventus e al Napoli, mentre ci sarà da verificare la tenuta della Roma già oggi contro l’Atalanta.

Tutto da buttare? Assolutamente no, perché i primi 45 minuti costituiscono una prova importante, l’attestazione di qualità che ci sono e di prospettive che non possono che essere decisamente più rosee rispetto a quanto vediamo adesso, nella contingenza del singolo punto raccolto: solo che non si giocano 45 minuti in quel modo così, casualmente, solo perché l’avversario sbaglia tattica o entra intimorito.

Quello che è inspiegabile è il secondo tempo, non il primo.

L’Inter, insomma, ha tutto per rimanere quella del primo tempo, a condizione di non sfasciare tutto, come farebbe una massa innumerata di tifosi che si è già lanciata, quasi non attendesse altro, nei tanto consueti quanto incomprensibili, umorali, direi quasi morattiani #SuningOut e #SpallettiOut.

C’è della speranza, tutto sommato, a condizione di comprendere il momento, ovvero che fisicamente non si può andare a mille per 45 minuti e poi schiantarsi senza senso: in Serie A nessuno ti perdona niente… anzi, se ti chiami Inter ci provano spesso a fare la partita della vita.

Che Spalletti trovi le soluzioni giuste, soprattutto sui cambi e il modo di dare più tempo possibile all’Inter del primo tempo, quella in versione Dr. Jekyll: certe pozioni rischiano di essere talmente efficaci da far diventare la trasformazione definitiva, soprattutto in un ambiente nevrotico e impulsivo come quello nerazzurro.

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