#BolognaInter, siamo di nuovo in carreggiata

Seconda parte

Non bene i due terzini, che spingono poco e male, con Asamoah un po’ in difficoltà: l’aiuto di Perisic manca spesso e quando ti attaccano in profondità soffri, sia che ti chiami Asamoah o che ti chiami D’Ambrosio. O Dalbert.

Interessante, invece, l’attacco, con tantissimo movimento anche se spesso inconcludente, ma qui vale la regola esposta precedentemente: tempo al tempo…

SECONDO TEMPO

C’era molta curiosità sin dall’inizio, perché i secondi 45 minuti contro il Torino sono stati ai limiti del drammatico.

L’Inter ritorna da padrona del campo, ma senza strafare e soffrendo molto la mancanza di spazio e di “respiro” della manovra.

Questo è probabilmente il momento clou della partita, ovvero quando non succede praticamente nulla se non una buona iniziativa di Keita assistito da Politano (se non erro) in profondità, tiro e parata di Skorupski che però la terna arbitrale dà come rimessa dal fondo.

Si tratta del momento clou perché l’Inter non si scompone, insiste in quella che, a mio avviso, è stata la sua migliore arma per gran parte del campionato e quella che le ha consentito di riprendersi dopo il periodo nero per riacciuffare, giusto in tempo, il treno Champions League: rimanere fedele a sé stessa.

Con pazienza, tanta pazienza, cosa che non era affatto scontata dopo la partita contro il Torino e 7 giorni di polemiche a ruota.

Pazienza che magari qualcuno potrà scambiare per mancanza di idee, ma in realtà spesso si è trattato di cattive esecuzioni sulla trequarti più che di “mancanza di idee”: una di quelle situazioni in cui è più l’esecuzione a mancare, non lo spartito.

Dopo un’ora, comunque, sembrava quasi necessario cambiare qualcosa perché in troppi boccheggiavano per la fatica.

In quel momento comincia un’altra gara, soprattutto di Gagliardini che fin lì aveva sofferto più di tutti.

Non è un caso che il gol arrivi proprio su un canovaccio già visto più volte nel primo tempo: stavolta, però, i tempi sono tutti giusti, a partire dal movimento di Politano, passando per il suo assist e per finire alla posizione di Nainggolan, bravissimo a stoppare e tirare senza guardare.

La pazienza è la virtù dei forti… impareremo fra qualche tempo se questa Inter lo diventerà o meno, ma oggi è servita eccome.

Forse è il trauma che si porta appresso dal pareggio contro il Torino, forse è solo perché prova a soffrire meno possibile, ma l’Inter fa l’errore di provare a gestire la partita e, al momento, sembra che non sia proprio portata a farlo.

Sette o otto minuti dopo il gol rischia di subire con un colpo di testa di Santander che finisce fuori di poco.

Qui, probabilmente, Inzaghi commette un errore, inserendo Okwonko al posto di Poli dopo avere già inserito Orsolini al posto di De Maio.

L’Inter ha il merito di non impaurirsi, non lasciarsi trascinare dalle proprie debolezze e svegliarsi proprio dopo aver subito il cazzotto, con Keita che spara alto dopo un gran lavoro di fisico di Perisic.

Su una ripartenza, Nainggolan rallenta improvvisamente e fa segno alla panchina di avere qualche fastidio ai muscoli della coscia, chiedendo il cambio.

Spalletti in 3 minuti ribalta la squadra, schierandola con un più agevole 4-3-3, inserendo Vecino al posto di Nainggolan, e poi inserendo Candreva al posto di Keita, spostando Perisic centravanti.

L’Inter si trova più a suo agio, ha più campo davanti, il Bologna non ha più le forze per tenere le distanze e la squadra di Spalletti dilaga, prima con Candreva su assist di Perisic e poi con gol dello stesso croato.

In entrambe le azioni c’è lo zampino di Vecino, che nel secondo gol imposta l’azione, nel terzo fa l’assist per il croato.

Se Spalletti era stato criticato per i cambi contro il Torino, qua li azzecca tutti, dagli uomini al cambio modulo.

La partita finisce praticamente lì.

CONCLUSIONI

Per i palati fini non c’è stato un grande spettacolo. Dal punto di vista tattico e soprattutto ragionando in prospettiva, invece, si sono viste germogli di cose interessanti, principi di gioco corretti e abbozzi di idee che sono una buona impalcatura per il futuro.

L’Inter non è schiantata fisicamente nel secondo tempo, ha gestito meglio le forze in tutti i novanta minuti: questo, assieme alla gestione del pressing, è l’aspetto più positivo.

Interessante anche come l’Inter attacchi in maniera sostanzialmente diversa rispetto all’anno scorso. Da una parte perché mancava Icardi: Keita non è un centravanti vero, anche se può farlo (ed è stato preso anche per questa ragione), svaria molto, ma è proprio questo svariare che crea varchi interessanti per i compagni.

Dall’altra perché gli interpreti sono diversi e le due cose comportano che l’Inter attacca con più uomini rispetto alla scorsa stagione: le occasioni da gol avute se le dividono in 6 calciatori.

Piccolo dettaglio speranzoso per la Champions: l’Inter che ha più spazio davanti gioca meglio di quando non è costretta a imporre il ritmo. Forse è un po’ troppo presto per fare considerazioni del genere però è descrizione adeguata.

Diversi interisti sugli scudi, come vedremo nelle pagelle, ma menzione speciale per Politano, che in queste prime tre giornate esce come il più positivo e imprevedibile, quello che ci mette di più, svaria di più e risulta essere il più pericoloso, almeno potenzialmente.

Niente male per uno che in estate era stato definito “#Policano”.

Non sarà partita da ricordare per il calcio-spettacolo ma importa relativamente. In questa fase era fondamentale vincere a tutti i costi, soprattutto essendo costretti a improvvisare vista l’assenza di Icardi.

E non si capisce perché per altre squadre vincere giocano “non bene” debba assurgersi a merito indiscutibile mentre per l’Inter debba comunque diventare nota di demerito, partita scandalosa, spettacolo inguardabile, così non si va da nessuna parte.

Dopo la “Sindrome di Stoccola”, per qualcuno si può parlare di “invidia del pene”.

Di gare così, le squadre che vogliono restare al vertice ne affrontano e ne giocano moltissime durante una stagione, e per alcune di queste squadre sono più quelle che somigliano a queste che non altre giocate meglio. Non è, insomma, un “problema” (sempre che lo sia) esclusivo dell’Inter.

Non è un caso che la partita sia stata diversa nel secondo tempo, soprattutto dopo il gol, con il Bologna costretto a giocare a calcio: se nel primo tempo il tempo effettivo è stato inferiore alla metà del totale, nel secondo si è giocato per quasi 30 minuti su 45+ recupero, segno che il Bologna ha dovuto necessariamente lasciare qualche spazio in più.

E l’Inter ha saputo approfittarne.

Vincere aiuta a vincere, aiuta a diventare squadra, a trovare serenità e amalgama: per questo a volte è necessario farlo a prescindere dallo spettacolo offerto… e non che quello di oggi sia stato così pessimo come ho leggiucchiato in giro mentre scrivevo.

Si tratta di un bel segno in una fase delicata, di un passaggio importante per lavorare con serenità e ritrovarsi dopo la sosta senza l’assillo di una classifica che avrebbe avuto i tratti del drammatico con qualunque altro risultato.

L’Inter, insomma, è riuscita a controsterzare e riportarsi in carreggiata.

Per tutto il resto… tempo al tempo.

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TABELLINO

BOLOGNA-INTER 0-3 — Primo tempo 0-0
GOL — Nainggolan (I) al 21′, Candreva (I) al 37′, Perisic (I) al 40′ s.t.
BOLOGNA (5-3-2) — Skorupski; De Maio (dal 27′ s.t. Orsolini), Danilo, Helander; Mattiello, Poli (dal 30′ s.t. Okwonkwo), Pulgar, Dzemaili, Dijks; Falcinelli (dal 34′ s.t. Destro), Santander. (Santurro, Pirana, Gonzalez, Calabresi, Mbaye, Valencia, Nagy, Svanberg, Krejci). All. Inzaghi.
INTER (4-2-3-1) — Handanovic; D’Ambrosio (dal 40′ s.t. Vrsaljko), De Vrij, Skriniar; Asamoah; Brozovic, Gagliardini; Politano, Nainggolan (dal 33′ s.t. Vecino), Perisic; Keita (dal 34′ s.t. Candreva). (Padelli, Ranocchia, Miranda, Dalbert, Joao Mario, Borja Valero, Lautaro). All. Spalletti.
ARBITRO — Di Bello di Brindisi.
NOTE — Spettatori 12.374, incasso di 504.057 euro; abbonati 13.708, quota di 155.848 euro. Ammoniti Dzemaili per proteste e Gagliardini per gioco scorretto. Tiri in porta 2-3; tiri fuori 4-6; angoli 3-6; in fuorigioco 2-2. Recuperi: 1′ pt, 4′ st.

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