#InterTottenham e l’irresistibile voglia di essere… Inter

Seconda parte

Chi ha parlato di dominio avversario evidentemente ha visto una partita che non c’è stata, tanto che a fine match il baricentro degli inglesi risulta essere abbondantemente sotto i 50 metri (45,6) mentre quello dell’Inter abbondantemente sopra (54 e resto).

L’Inter ha, sì, giocato una partita per larghi tratti sin troppo scolastica, con poca voglia di rischiare la giocata soprattutto a metà campo, ma con buoni ritmi e intensità, senza patire un avversario di certo più pronto e abituato a certe sfide.

Interessante è stata la scelta di Spalletti di giocare sempre la palla, anche a costo di prendersi qualche rischio chiedendo a Handanovic di non buttarla mai in avanti, coinvolgendo il più possibile Brozovic; tanto che il croato, pur in una partita in cui l’Inter ha toccato meno palloni che in una normale di Serie A, ne ha comunque giocati una novantina, in assoluto il giocatore più coinvolto tra tutti quelli scesi in campo.

Altra scelta interessante è stata quella del pressing, spesso altissimo, soprattutto nel primo tempo, che ha creato davvero molti affanni alla squadra di Pochettino, più volte in difficoltà in uscita dalla difesa.

I nerazzurri non hanno mai saputo approfittarne davvero, ma sono almeno una mezza dozzina le palle recuperate alte con una possibile transizione letale sfumata per un ultimo dannato passaggio mai decisivo, soprattutto per qualche verticalizzazione repentina (da segnalare un paio di Politano e un altro paio di Nainggolan) che avrebbe messo Icardi praticamente da solo davanti al portiere.

Insomma, i prodromi di qualcosa di buono e importante c’erano tutti.

La partita, almeno per quel che riguarda la preparazione attribuibile a Spalletti, è stata impostata tutto sommato bene, anche se poteva essere impostata meglio: positiva in fase di possesso, ottima in fase di primo pressing, rivedibile nella fase di non possesso consolidata e sbagliata la scelta di piazzare Skriniar lì, solo che a quel punto nasceva il dilemma: chi al suo posto dovendo giocare a 4? Bella domanda.

Per quanto riguarda, invece, l’efficacia, entrano in gioco le qualità individuali, il coraggio, la serata giusta e tanti piccoli e grandi fattori che sono irripetibili.

L’Inter è durata bene, diciamo positivamente, in pratica fino al gol subito: poteva certamente essere meglio, più pericolosa, più coraggiosa, disposta meglio in certe fasi e soprattutto senza quello Skriniar lì a patire, ma chi si aspettava un’Inter sbracata al cospetto dell’armata Tottenham (3° l’anno scorso, davanti a Liverpool e Chelsea) è rimasto ben più che deluso.

 

Tra le casualità da registrare durante questa partita, una situazione fallosa ai danni di Perisic nell’azione che porta al gol di Eriksen:

Comprendo la rimostranza che volete farmi: ma questo è fallo? Tecnicamente (e per “tecnica” intendo quella arbitrale) sì, non c’è dubbio: è fallo.

E l’arbitro lo sa, al punto che assegna una punizione su una fattispecie identica diversi minuti dopo, su Icardi:

 

La rete del vantaggio avversario nasce da questo falletto di Eriksen e prosegue per un sentiero tortuoso, passando anche per le mani di Handanovic: chi ha giocato a calcio sa che quel rimpallo rende il pallone imparabile, perché lo sloveno ha il peso del corpo sull’altra gamba e su un movimento opposto, quindi non può trovare la forza in un nanosecondo, non lui né altri. Nessuna responsabilità sua.

Dopo il gol, come spesso accade, è sembrato mancare qualcosa, soprattutto a livello fisico e di lucidità.

L’ingresso in campo di Lucas ha portato scompiglio e… fantascienza dal lato Skriniar, saltato come un birillo in almeno 3/4 occasioni.

Ma è proprio in quel momento che qualcosa è emerso da quest’Inter traballante.

Da una parte è “risorto” Vecino che, a ritmi più bassi, ha guadagnato in presenza fisica e tattica; dall’altra Spalletti ha indovinato tutti i cambi (ci torniamo fra poco), mentre Pochettino li ha sbagliati tutti o quasi, a partire da Lamela.

Anche se, va detto, l’errore più grave è stato togliere Kane.

Ora… vedete, un calciatore come Kane non può essere giudicato solo in funzione dei gol: è uno di quegli attaccanti che comunque ti fa giocare meglio la squadra. Anche quando non ne ha più, anche quando in teoria devi toglierlo; anche quando sembra giocare male, se resta in campo dimostra sempre e comunque di essere utile, non fosse altro che per proteggere palloni preziosi.

Ecco, Kane non lo devi togliere mai, a maggior ragione se è il tuo calciatore più importante sui calci piazzati, talmente importante da chiedergli di fare i “jolly”, ovvero quel calciatore che si trova sempre dove c’è la prima ribattuta vicino al portiere.

Ora guardate queste immagini:

Ho voluto evidenziare la posizione di Kane sui calci d’angolo, perché è fondamentale. Ed è fondamentale nella partita contro l’Inter ma in generale in tutte le partite del Tottenham.

 

Forse, però, è il primo tempo e non si capisce benissimo.

Avete capito dove voglio arrivare?

Dai, Vi do anche la soluzione: questa è la posizione di Vecino nell’azione del gol finale.

Insomma, cambio sbagliato concettualmente, anche se in tanti, al posto di Pochettino, si sarebbero fatti ingolosire: squadra lunga e sfilacciata, squadra in difficoltà (ma il cambio la mette ancora più in difficoltà), con Lucas che sembra un’iradiddio capace di saltarli tutti.

Chi non si sarebbe lasciato trascinare dalla tentazione di spostare il brasiliano più avanzato?

I due gol dell’Inter raccontano due aspetti della squadra.

Quello di Icardi arriva forse nel momento peggiore dell’Inter dal punto di vista della lucidità, dopo una palla sparacchiata in avanti da De Vrij,. I nerazzurri sono slegati, lunghi, brutti, quasi sul punto di abbandonare la contesa, con due pezzi di squadra che sembrano fare due sport diversi, fatta eccezione per il solo Vecino che prova a fare da collante, ma è troppo solo per questa impresa titanica. O forse no.

Questo è il momento in cui l’uruguaiano passa la palla a De Vrij che lancerà verso Keita.

Poi altre casualità, come quella che vuole Icardi prendere una botta sulla schiena che gli fa perdere quei 5 secondi buoni per impedirgli di andare in area senza neanche pensarci, come fa sempre: è l’ennesima dimostrazione che variando il suo gioco farebbe il salto di qualità.

Ho letto un po’ di ricostruzioni piuttosto azzardate ma le immagini sono chiare e inequivocabili.

(continua nell’ultima parte)

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