#InterTottenham e l’irresistibile voglia di essere… Inter

Ultima parte

Cosa sarebbe accaduto se non avesse subito quel colpo alla schiena? Probabilmente il solito: Icardi si sarebbe fiondato in area, Asamoah avrebbe sbagliato il cross che sarebbe finito nel nulla o, peggio, tra i piedi di un calciatore del Tottenham.

Perché, sì, tra le varie coincidenze, casualità, assurdità, chiamatele come volete, di questa partita, c’è anche questa: che il gol di Icardi arriva dopo quello che è chiaramente, e indiscutibilmente, un cross sbagliato.

Per avere la certezza che si tratti di un cross sbagliato basta mettere insieme l’angolo del piede con la direzione della palla, notando che il ghanese la colpisce con la parte del piatto più vicina al tallone, gesto che in realtà risulta sempre innaturale e (chi ha giocato a calcio lo sa) il frutto di un piccolo errore.

E che Mauro non sia entrato in area per quel colpo alla schiena è altrettanto indubbio, perché la sua corsa mentre la palla (recuperata da Vecino, ricordiamolo, l’ultimo ad ammainare bandiera, quello che ha tirato più di tutti in porta) va verso Asamoah è zoppicante: insomma, non si ferma per scelta, non lo fa perché vede l’area intasata, non lo fa perché sono cose provate in allenamento.

La prima parte, con Icardi colpito, è questa: guardate come si piega.

 

La parte successiva è questa, guardatela in due fasi: nella prima focalizzate la corsa di Icardi, nella seconda guardate solo il piede di Asamoah, il gesto tecnico della gamba.

In questo fermo immagine si vede più chiaramente quanto sia non naturale il gesto di Asamoah.

Questo rende l’assist meno bello, meno importante? Questo rende il gol di Icardi meno splendido?

Assolutamente no: il calcio è costellato di piccoli e grandi capolavori destinati a segnare la storia di una partita, di una stagione, di una carriera o anche, perché no, di una epoca storica relativa a una squadra.

E questo, chissà, un giorno potremo ricordarlo come un gol davvero importante, e non solo perché è il primo di Icardi in Champions League (e il suo gesto del tiro è assolutamente voluto, abbagliante nella sua pienezza e nella sua riuscita).

Il tifoso interista sa che esiste una legge universale nelle stagioni nerazzurre, ovvero che l’Inter spesso ha bisogno di vittorie così, senza per forza andare a scomodare le Kiev o le Siena o le Sampdoria del caso, che sono le più eclatanti nella memoria più recente.

Sembra proprio che i momenti difficili si debbano superare con un’emozione violenta, fortissima, magari accompagnata da inenarrabili precedenti patimenti. L’Inter ha bisogno di sentirsi sempre un po’… Inter.

Il finale di partita è su questa falsariga e ricorda partite così, come quelle citate, con un forcing pazzesco, con gli inglesi tenuti ben sotto il 40% di possesso palla, demerito anche di quel cambio scellerato di Pochettino, anzi, dei cambi, perché l’uscita di Lamela è terribile dal punto di vista del tempismo: arriva proprio quando il calciatore argentino aveva trovato le chiavi per fare male ai nerazzurri. Ma merito anche degli innesti di Spalletti.

Non che Candreva e Keita abbiano fatto cose memorabili, anzi: l’italiano nei primi minuti è stato persino dannoso con 2/3 palle perse pessime in un momento importante.

Solo che poi sono cresciuti, Keita si è mosso bene senza palla (quella di De Vrij che porta al gol di Icardi era destinata a lui), Candreva… Candreva, nella casualità delle cose che sono successe in questa partita, è tornato a battere calci d’angolo visto che Politano non c’era più e Brozovic non aveva intenzione di farsi quell’ultimo scatto.

 

Confusionario, pazzesco, intenso… interista, insomma, quello spezzone di partita che porta al gol di Vecino.

E in questa confusione una menzione speciale va al terzo cambio di Spalletti. Chissà se è stata per necessità o per disperazione, ma mettere Borja Valero in quel contesto non sembrava il massimo. E invece lo spagnolo (zero minuti in stagione fino a quel momento) ci mette una grinta e una corsa che non ti aspetti, tre/quattro finte su Aurier che hanno un effetto devastante sulla psicologia avversaria, li schiaccia nella loro area, non salgono più, sono in affanno e subiscono.

Dopo il cross di Borja Valero e prima del primo calcio d’angolo del finale, questa è la disposizione degli inglesi a seguito di una sparacchiata in puro italian-style:

Era nell’aria, insomma: l’Inter ci credeva (e tra possesso palla e tiri in porta lo ha dimostrato) e il Tottenham no, o forse si è solo lasciato prendere di sprovvista dall’Inter e non se l’aspettava, chi può dirlo? Di certo in Inghilterra sarà una faccenda diversa.

E non è detto che sia per forza peggio, perché se l’Inter saprà fare tesoro di quanto le ha insegnato questa partita, potrà crescere come le compete e come è giusto che sia, vista anche una rosa che non vale la miseria di 4 punti in 4 partite.

Le ultime indicazioni, sparse.

L’arbitro pessimo. Ma mentre in Italia ultimamente inventano di sana pianta almeno quella decina di inversioni folli che possono decidere una partita (oltre che non annullare gol in fuorigioco, non dare rigori che ci sono o darne contro quelli che non ci sono… insomma, meglio spegnerla dall’inizio questa Inter), Turpin fischia più o meno salomonicamente (anche se è grave la disparità evidenziata sopra nei due video) ma ammonisce praticamente a caso, con gli inglesi graziati almeno 4 volte e Dembélé che in un contesto normale avrebbe finito la partita qualche minuto prima.

Spiace soprattutto quella che non si fa fatica a chiamare “presa per il culo” degli inglesi… altro che cultura della sportività e del calcio: tra perdite di tempo, palloni allontanati, piccole provocazioni, sembrava di assistere a un match di Serie A.

Infine, Adani e Trevisani, visto che hanno fatto rumore.

Sapete come la penso: il tifoso non va imbonito, non va blandito. Chi racconta una partita di calcio dovrebbe, a mio avviso, provare a raccontarla a 360°, per gli interisti e i non interisti: in tanti tifavano Tottenham in quel momento, magari era anche la maggioranza di chi guardava la partita, e non c’è nessun fastidio ad ammetterlo, è giusto e bello anche così. Soprattutto così.

Trevisani ce l’ha nel dna, lo fa spesso, lo fa praticamente con chiunque e a me pare sempre fuori luogo. Si può raccontare la passione di un momento senza per forza uscire dagli schemi. Da questo punto di vista, i commentatori inglesi sono anni luce avanti. Ma se volete un benchmark più preciso, basterebbe ascoltare alcune telecronache NBA in cui c’è tanta passione, c’è trasporto, ma è tutto fuorché partigiano, fazioso.

E, sinceramente, a posteriori ho benedetto la casualità, tra le tante, che ha voluto che la vedessi col commento in inglese.

Nota per i lettori.

Le pagelle della partita non dovrebbero esserci, a meno di miracoli dell’ultima ora. La copertura di Sampdoria-Inter dovrebbe esserci anche live sui social e anche per domenica e lunedì, come da standard.

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