#InterTottenham, pagelle malpensanti

Seconda parte

VECINO 7+

Senza il gol quanto avrebbe preso? Ammetto, non lo so, non ci ho pensato, dovrei razionalizzare la prima ora in cui ha alternato cose buone a (molte altre) cose meno buone, associandola all’ultima mezz’ora in cui emerge prepotentemente ed è l’unico che prova a metterci qualcosa in più, non solo in termini di logica ma soprattutto di presenza in campo: è lui che nei minuti finali fa le fasi, l’unico in sostanza.

Per una volta (lo farò anche con Icardi) mi lascio trascinare dall’emozione e dall’importanza del gol, attribuendogli un voto decisamente superiore rispetto alla prestazione nel suo complesso: per una partita così importante va bene così.

Paradossalmente ha giocato meglio quando si è trovato alle spalle di Brozovic che non il contrario, ma Spalletti evidentemente gli chiede di sganciarsi appena può e lui lo fa: strano, invece, vedere il croato con un atteggiamento sostanzialmente diverso rispetto a quando non accada con Gagliardini, con il quale risulta decisamente più ordinato.

Ma non è “merito” di Gagliardini, è proprio predisposizione di Brozovic.

Pochi gol, forse meno di quel che ci si aspettava, ma tutti pesantissimi.

POLITANO 6+

Quante ne sbaglia? Una infinità.

Alla fine, però, risulta essere uno di quelli che corre di più, ci prova di più, lotta di più. Se sbaglia è perché a volte prova a fare la cosa più difficile, a fare la scommessa con il guadagno più alto: gli va praticamente sempre male ma presto o tardi raccoglierà i frutti di questo lavoro.

Ama, terribilmente, le mattonelle vicino alla linea, ma Spalletti gli chiede di buttarsi dentro più spesso possibile per offrire un riferimento centrale ai portatori di palla: lui obbedisce ma rende meno, anche se alla fine è quello che ha creato più potenziali assist di tutti.

Alla fine è anche sfortunato, perché tira una punizione splendida che ha il solo demerito di essere tirata contro il Tottenham, in cui gioca Kane che è quai 190cm e salta al momento giusto, togliendola da quello che sembrava essere un tiro perfetto all’incrocio.

Verrà anche questo.

PERISIC 5

Se Spalletti decide di farlo uscire è solo perché è in condizioni pietose. Si vede che gli manca spunto e fiato, perde lucidità in più momenti.

A dimostrazione che si tratta quasi esclusivamente di un fatto fisico ci sono i primi minuti, in cui sembra in giornata di grazia ma è solo un’illusione temporanea.

Ci prova di testa ma è fiacco, poco nel vivo dell’azione e troppo molle nell’azione che porta al gol di Eriksen.

NAINGGOLAN 6+

Il segno “+” è dovuto al pressing che più volte riesce bene, soprattutto con una palla recuperata in area che poi, però, spreca per chiara mancanza di fiato.

Con Icardi si cercano poco ma appare chiaro che si sente più a suo agio quando entra nel vivo dell’azione più che quando si sposta da seconda punta: nel primo tempo gioca più avanti, nel secondo arretra un po’ per ovvie ragioni e sembra trovarsi meglio.

Il fatto, però, che ci sia costantemente è un problema per gli avversari, che decidono di abbatterlo ogni volta che possono e alla fine sono 6 le punizioni conquistate, con una fondamentale che Politano spedirebbe anche nell’angolo giusto se non fosse per la testa di Kane che devia.

Per larghi tratti sembra davvero fondamentale, ma gli manca l’inventiva e il passo: la prima non c’è, il secondo verrà e l’Inter dovrà trovare i ritmi e i modi per innescarlo.

ICARDI 7

Lo sapete, non mi piacciono i “voti di pancia”, quelli nati per via di un gol o di una sola azione. Quando succede, do sempre due voti.

Non stavolta, perché il gol ha due caratteristiche troppo importanti per non valere un intero voto alla prestazione: è bellissimo e rischia di essere determinante in futuro, anche se già lo è stato per il match.

85 minuti circa, però, questo Icardi è quell’attaccante a cui rimproveriamo più volte questo atteggiamento molle, questo assentarsi, questo aspettare la palla senza rendersi mai utile alla squadra: si gioca uno in meno e non ce ne facciamo una ragione, perché lui ha dimostrato di saperlo fare e di poterlo fare, solo che evidentemente non vuole farlo, non così spesso almeno.

Talmente molle che gli amici di BausciaCafè sbottano come hanno fatto in tanti interisti:

Dall’altra parte c’è Harry Kane, l’esatto opposto, uno di quelli che lotta e sgomita, fa di tutto per rendere migliori i compagni soprattutto quando è giornata di vacche magre, e quando incontri Miranda e De Vrij rischia di esserlo spesso.

Quando pensiamo alla buona prestazione di Eriksen, di Lamela e di Son (il primo per tutta la partita, gli altri due a tratti), dobbiamo anche pensare che parte di questo merito va attribuito a chi crea spazi, offre sponde, sporca palloni, dà riferimenti precisi alla manovra della squadra: e questo è Harry Kane.

Per capire quanto siano diverse le due partite, basta visualizzare le mappe dei tocchi dei due calciatori, uno è un giocatore totale, l’altro non lo è.

 

Il primo è Icardi:

2018 09 Inter Tottenham Icarditouchmap

Il secondo è Harry Kane, ovviamente:

2018 09 Inter Tottenham Kane touchmap

Alla fine  viene fuori la domanda: “ma chi vince? Quello che segna o quello che fa giocar bene la squadra?”.

Nel computo di una singola partita può avere ragione il primo, può averla Icardi, e ce l’ha, ce l’ha tutta perché segna un gol fantastico benché nato da una posizione casuale, come abbiamo spiegato ieri.

Se, però, ragioniamo in termini assoluti, l’attaccante che è Harry Kane porta in cascina un valore assoluto più importante di quello di Icardi.

Segnando comunque una valanga di gol: nelle ultime tre stagioni di Premier League sono 105 gol in 138 partite, se prendiamo le ultime in Europa sono 18 gol in 27 partite, totale 123 in 165, una media folle.

In termini di puro istinto calcistico, soprattutto legato al gol in sé, Mauro non ha nulla da invidiare a nessuno, anzi. In più ha doti fisiche importanti, una tecnica che si è espressa raramente ma c’è e si vede… insomma, avrebbe tutto per diventare un attaccante di quelli che fanno gola a tutti, molto più di quanto non lo faccia adesso.

Qualcuno sostiene che è fatto così, non si può pretendere di più, ma non sono d’accordo: non oggi, non nel 2018, non nel calcio moderno. Gli attaccanti che rischiano di essere monotematici per gran parte della stagione non sono facilmente tollerabili da squadre che non siano di primissimo livello.

E l’Inter non lo è… potrebbe, se Mauro volesse.

Quel gol che arriva così, con un movimento atipico, pur casuale, starebbe lì a rimproverargli di non farlo qualche volta in più, eppure basterebbero 5 metri…

Solo che nel calcio chi fa gol ha spesso (se non sempre) ragione e stavolta ha ragione lui: segna ed è decisivo. Almeno fino alla prossima gara a secco, anche se tutti ci auguriamo che non ce ne siano…

CANDREVA 6-

I primi minuti sono un pianto, poi cresce e risulta decisivo sia nel cross deviato in angolo che sull’angolo stesso che porta al gol di Vecino.

KEITA 6

Ci mette dentro tanta buona volontà, corsa e anche quel pizzico di sacrificio che non guasta.

BORJA VALERO 6,5

Credo sia la prima volta che attribuisco un voto a un calciatore dal così esiguo minutaggio senza che abbia realizzato un gol o fatto un assist. Ma l’entrata dello spagnolo è risultata l’equivalente di una scarica elettrica alla squadra: ha corso come un matto per tutto il tempo provando a farsi trovare libero, scompaginando la difesa avversaria.

Quel dribbling insistito su Aurier, con annesso cross pericoloso verso Icardi, è stato il cazzotto buono per far arretrare definitivamente l’avversario e metterlo alle corde: da quell’azione non hanno più visto la metà campo interista se non dopo il gol.

A livello di carattere e di voglia un esempio per tutti, solo che ci si chiede per quale ragione fin lì non aveva visto il campo neanche per un minuto, visto che comunque è parso in palla.

SPALLETTI 7-

La partita l’ha preparata bene, nulla da dire. Qualcuno doveva sacrificarsi a destra e ha scelto Skriniar, forse perché il più bravo nell’uno contro uno: ma chiunque avesse messo lì avrebbe sofferto.

I meccanismi in uscita con palla bassa e quelli del pressing sono risultati ben congegnati per far male all’avversario: poi il resto dipende anche dal coraggio e dalla forma fisica dei calciatori, e non sempre lì si è avuto il massimo.

Il tempo dei cambi e gli uomini sono apparsi giusti, almeno col senno di poi: lì per lì io avrei avuto qualcosa da dire ma alla fine decide lui e ha avuto ragione. Non per niente io sono qua a scrivere e lui è là ad allenare.

Ora urge rialzare la testa in campionato.

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TABELLINO

INTER (4-2-3-1): Handanovic; Skriniar, de Vrij, Miranda, Asamoah; Vecino, Brozovic; Politano (27′ st Keita), Nainggolan (44′ st B. Valero), Perisic (19′ st Candreva); Icardi. A disposizione: D’Ambrosio, Berni, Padelli, Ranocchia. Allenatore: Spalletti

TOTTENHAM (4-2-3-1): Vorm; Aurier, Sanchez, Vertonghen, Davies; Dier, Dembele; Lamela (27′ st Winks), Eriksen, Son (19′ st Lucas Moura); Kane (45′ st Rose). A disposizione: Walker-Peters, Wanyama, Llorente, Gazzaniga. Allenatore: Pochettino

MARCATORI: 8′ st Eriksen (T), 40′ st Icardi (I), 47′ st Vecino (I)

NOTE: Ammoniti: Skriniar, Perisic (I), Sanchez, Vertonghen, Vorm (T). Calci d’angolo: 6 a 4 per l’Inter

 

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