#SampdoriaInter 0-1: l’Inter c’è

Seconda parte

Solo che il primo tempo di Candreva non è granché mentre evidentemente Politano ha sentito le fatiche di coppa: il risultato è che nessuno dei due è mai (ma proprio mai) riuscito a farsi trovare libero e pericoloso in mezzo. Aggiungiamoci poi i soliti errori facili in appoggio o in costruzione e troviamo una manovra macchinosa e troppo spesso imprecisa anche al di là dei meriti doriani (da questa azione, tra l’altro, l’occasione più ghiotta con triplo salvataggio di Skriniar, D’Ambrosio e poi Vecino su tiro di Linetty):

Mentre la presenza di Nainggolan è risultata sin troppo rarefatta causa eccessivo avanzamento.

A chiudere il cerchio di questa Inter inconcludente c’è la difficoltà a metà campo, soprattutto di Brozovic, inizialmente sofferente per la compattezza doriana, poi per sue personali lune storte che lo hanno portato nuovamente nei pressi delle parti basse dell’80% di precisione nei passaggi: ci eravamo abituati sin troppo bene.

 

In totale sei palle perse e una dozzina di errori, di cui quattro piuttosto importanti nei primi 25 minuti: quando Brozovic non gira, non lo fa neanche l’Inter.

A esempio per tutte, questa palla persa nei primissimi minuti del primo tempo:

A sua parziale discolpa va dato atto che in questa mezz’ora è stato marcato a uomo, ora da Ramirez ora da Defrel.

Per quanto possa sembrare riduttivo, questa prima mezz’ora di sofferenza si può riassumere in questi quattro concetti: compattezza e aggressività della Sampdoria, mancanza di alternative di gioco dell’Inter, la sofferenza della squadra di Spalletti in mediana in fase di costruzione e soprattutto del croato.

Se ci saranno le condizioni farò l’analisi della partita di Quagliarella per mostrare quanto sia stato determinante, tanto da diventare determinante per le ambasce interiste. Prendo un’azione del secondo tempo su tutte, e prendo proprio il secondo tempo perché la Samp era già in affanno e Quagliarella un po’ a corto di ossigeno:

Il disegno della Sampdoria si augurava un gol in questa fase, che avrebbe reso la partita dell’Inter un inferno.

Il gol non è arrivato e, nonostante le sofferenze, le occasioni da gol doriane sono state poche e tutto sommato casuali. L’Inter, dal canto suo, ha fatto anche meno.

I nerazzurri, però, dopo il 25esimo sono cresciuti esponenzialmente al punto da ribaltare completamente la situazione, anche se in realtà si è trattato di un predominio più territoriale che altro: se l’Inter aveva dovuto sopportare il peso dell’azione nel proprio ultimo terzo di campo per il 30% del tempo, nell’ultimo quarto d’ora tocca alla Sampdoria con la stessa percentuale.

I doriani perdono le distanze, si allungano, le fatiche infrasettimanali si fanno sentire più che per l’Inter, anche se per i nerazzurri la formazione è la stessa per 9/11: fisicamente, però, la preparazione dei nerazzurri sembra proprio mirata a crescere da questi giorni in avanti e quello che succede soprattutto nel secondo tempo non ne è solo il segno più tangibile ma, per il tifoso interista, è anche il segnale più confortante.

Prima del secondo tempo, però, l’Inter il gol lo avrebbe anche fatto con Nainggolan.

In tempi di Var azzoppata, la pignoleria con cui si sono analizzati i 3 gol dell’Inter (che, sì, ne ha fatti 3) lascia scatenare più di qualche dubbio al tifoso interista.

“Che?” direte voi “parlare male della tecnologia proprio in questo sito che dell’utilizzo del Var ne ha fatto una sorta di religione?”

La risposta è “no”, il problema non è l’utilizzo del Var in sé ma il suo uso distorto nell’arco del campionato in situazioni simili.

Ronaldo in fuorigioco e gol della Juventus? Dimarco segna con due uomini in fuorigioco davanti a Handanovic? I tempi di decisione sono stati entrambi molto ma molto celeri, al punto che certa pignoleria si trasforma facile, nella mente del tifoso, in pedanteria addirittura premeditata: Nainggolan segna al minuto 42:31, l’arbitro riceve la comunicazione dell’addizionale al Var al minuto 44:39.

Ci avevano spiegato che, per le situazioni di fuorigioco, il Var non avrebbe potuto sbagliare perché c’è una tecnologia apposita che calcola le posizioni secondo una mistica tridimensionalità.

Allora perché 130 secondi per prendere una decisione facile?

Perché A) non è facile e B) non è decisione che afferirebbe al Var.

Non si tratta soltanto di valutare se D’Ambrosio è in posizione di fuorigioco o meno… e già qui ci sarebbe da mettersi sul tavolo a discutere. E ne discutiamo.

Perché le uniche immagini che la regia ci mostra sono… un fermo immagine. Nulla di più.

 

Solo che questo fermo immagine è più che sospetto. Gli unici due che sono riuscito a riprodurre sono questi:

Sono i due frame più vicini al gesto tecnico di Politano: il primo sembra essere quello del tocco, il secondo è col pallone che già parte dal piede.

Questo è quello che ci riproducono:

Ovviamente la regia ha immagini migliori di quelle che ho raccattato in rete. Ma immagini migliori non significano per forza giuste.

Guardate per un attimo il corpo di Politano nelle tre immagini: a quale somiglia di più? Probabilmente il frame preso è quello già successivo al tocco, perché il corpo di Politano è già più piegato che nella prima immagine che Vi ho fornito io: una frazione di secondo, in situazioni del genere, può vedere D’Ambrosio in gioco o meno.

Facciamo, però, penitenza e non pensiamo male nonostante la predisposizione mentale. Diamo per buono che D’Ambrosio parta in fuorigioco e che la mistica della tridimensionalità sia infallibile, che sia stato preso il momento perfetto del tocco del pallone e che non ci sia neanche la minima possibilità che abbiamo preso uno o due frame successivi, o che se anche l’avessero fatto, D’Ambrosio si trovi comunque in fuorigioco.

C’è un momento in cui un calciatore della Sampdoria tocca il pallone e quel gesto non è un aspetto che riguarda la (non) discrezionalità del Var: dovrebbe essere una scelta dell’arbitro. Ce ne dà anche conforto una situazione dell’anno scorso, che sembra appartenere a una fattispecie diversa (fuorigioco VS Var) ma in realtà ci serve per capire se quell’intervento serve per considerare che sia la stessa azione di possesso oppure no, se c’è una interruzione in grado di “sanare” (proprio perché c’è una “interruzione” del possesso) la posizione di D’Ambrosio o meno.

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