#InterCagliari: le pagelle (malpensanti) del lunedì

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Da quando è all’Inter è stato quasi sempre il più impreciso dei centrocampisti, spessissimo il più impreciso in campo e non dipende dal fatto di “provarci”, di abbozzare azioni importanti: la stragrande maggioranza delle volte si tratta di errori anche banali, appoggi tecnicamente semplici, quelli che si sbagliano più per superficialità che per mancanza di tecnica.

Da questo punto di vista deve crescere e farlo in fretta.

BORJA VALERO 7,5

Ma che partita ha fatto?

Ad altre latitudini, con nomi diversi e magari look più accattivanti, staremmo celebrando una partita da regista totale, in grado di gestire i ritmi della partita a seconda delle necessità, di non perdere praticamente mai la bussola della direzione della squadra che gli si aggrappa con forza.

Solo che lui è nonno Borja Valero, quello che ormai per molti è un ex calciatore: costato poco, ormai 33enne, senza grandissimi colpi in assoluto (ma che nessuno ha mai rimproverato ai nomi più esotici di cui sopra), insomma, tutto tranne che uno in grado di fare innamorare il grande pubblico di San Siro.

Mi ero lasciato trascinare anche io: se avessi fatto le pagelle post partita non sarei andato oltre il 6,5.

Fortuna vuole che, dovendola rivedere, ho anche avuto la possibilità di apprezzarne non solo l’ordine, la regia e la precisione, ma anche e soprattutto la partita da mediano vero, di sostanza, sempre presente in mezzo.

Il numero delle palle recuperate (quale che sia la natura del recupero) che sono finite sul mio taccuino si è fermato 13, anche se la Lega Serie A gliene riconosce un paio in meno: poco importa, quello che conta è la sostanza che ci ha messo.

La cosa più interessante è stata la posizione in campo: in partenza avrebbe dovuto spartirsi la metà campo con Gagliardini, in realtà appena possibile in fase di costruzione si abbassava per diventare un vero perno centrale.

Sono solo due i numeri della partita a “zero”: quello dei colpi di testa e dei contrasti aerei. Ed è il motivo per cui Spalletti gli preferisce Vecino e Gagliardni se deve giocare Brozovic.

Rispetto al passato ci prova di più a cambiare gioco e a lanciare (i numeri sono nettamente diversi dai suoi standard, c’è anche un cross potenziale assist per De Vrij, fuori di poco), aspetto in cui è decisamente meno efficace e appariscente di Brozovic, ma questo solo nell’ottica di vederli alternativi e non insieme in campo.

Qualche volta, però, si potrebbe anche.

Per capire, però, a fondo la prestazione di Borja Valero e darne una misura anche di quantità: uscito a 10 minuti dalla fine del match, risulta comunque tra i primi 3 per km percorsi, 11.5 Nainggolan primo, 11 e spicci lui.

Divide la palma di migliore in campo con De Vrij.

CANDREVA 5,5

Anche lui avrebbe meritato insufficienza alla prima visione, giudizio probabilmente condizionato da quei due errori in area avversaria che avrebbero dovuto chiudere il match.

Sul secondo niente da dire, è un errore clamoroso che avrebbe dovuto sfruttare decisamente meglio. In Chelsea-Liverpool c’è un lungo contropiede di Hazard, a tu per tu col portiere, che finisce allo stesso modo: solo che Hazard è un attaccante, e un fuoriclasse, mentre Candreva non è né l’uno né l’altro.

Più lecito che sbagli il secondo che non il primo, anche se era quello il momento di chiuderla: uno della sua esperienza deve saperlo e deve metterci qualcosa in più.

L’altro errore, il primo temporalmente, è un non-errore, sposo la versione di Hernan Crespo: la palla di Lautaro è perfetta, rasoterra, e la ciccata di Candreva persino brutta e scoordinata. Ma in quei casi gli allenatori tendono a premiare più il movimento giusto, il tentativo di fare la giocata corretta, che l’esecuzione finale.

È un peccato, perché un gol avrebbe lasciato un’impressione nettamente diversa sulla sua prestazione.

Meglio nel primo tempo che nel secondo, ha però un pregio che in pochi sottolineano: i terzini alle sue spalle giocano meglio quando hanno lui davanti.

Se vi siete chiesti il perché dell’altalena della prestazione di Dalbert, rivedendola ho trovato solo l’assenza di Candreva come causa: il sostegno fornito al terzino, in termini di equilibrio e di attenzione tattica, è sempre un valore aggiunto che non sempre emerge negli occhi di chi guarda.

Solo che, rispetto alle ultime uscite, questo è stato un passo indietro: se resta in campo qualche minuto in più dopo l’errore è solo per i crampi di mezza squadra, soprattutto di Lautaro che era già pronto per uscire a favore di Keita.

POLITANO 7

Ma che partita ha fatto?

Giudicare partite così è probabilmente la cosa più difficile delle pagelle, almeno quelle fatte con l’intenzione di raccontare quello che è accaduto davvero.

Perché da una parte c’è il Politano pasticcione, che spreca palloni di troppo, che gioca solo su una corsia nonostante sia abbastanza evidente che Spalletti gli chieda di accentrarsi, che troppe volte sembra un calciatore isolato dal contesto sia in fase offensiva, dove prende palla, punta l’uomo e se lo salta, bene, altrimenti bene uguale; ma anche in fase di non possesso, in cui aiuta sempre con un particolare ritardo il compagno di fascia.

A volte gli capita di farlo bene e in tempo, come al 35esimo del primo tempo quando va a compensare l’ennesimo accentramento eccessivo di D’Ambrosio: lui recupera palla e poi prova un dribbling insensato sulla bandierina, palla rubata e cross rossoblù per fortuna troppo lungo.

Quel Politano meriterebbe l’insufficienza.

Poi c’è quello che riesce a essere la scheggia impazzita dell’Inter, quello che fa saltare il banco, che prova sempre la superiorità numerica, che azzarda al punto da provare più dribbling lui che tutto il resto della squadra; quel calciatore che all’Inter mancava, in grado di prendersi anche rischi e provarci, tanto da tirare più lui in porta che tutto il resto della squadra (o quasi) e avrebbe meritato di segnare già al 69esimo quando il portiere avversario gli nega un gran gol.

 

Quello che a un certo punto della partita tira fuori una magia che… oh, immaginatevi cosa sarebbe accaduto se l’avesse fatta Cristiano Ronaldo una roba del genere: non oso neanche immaginare.

Quel Politano merita un 7,5 pieno.

La media sarebbe più bassa, si dovrebbero anche “punire” i troppi errori, ma il gol, pur tardivo, non solo spegne le velleità del Cagliari e mette in banca una partita che sarebbe rimasta a rischio fino all’ultimo, ma è davvero un piccolo gioiello tecnico che va premiato.

Tra l’altro deve imparare anche un po’ a gestirsi, perché parte a razzo e poi tende a spegnersi a intermittenza.

Nel complesso delle partite giocate fino a ora, lui è certamente tra i più positivi della squadra: Spalletti lo vede e non se ne priva, fa bene.

(continua a pagina 3)

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