PSV-Inter 1-2: prove e indizi di grande squadra

Seconda parte

Poi la posizione di Nainggolan, a cui capita di non trovare la posizione quando l’Inter ha il pallone, fase in cui tendenzialmente si “offre” all’esterno per l’appoggio ma lo trova con più facilità con Politano (anche perché il belga, per natura, si sposta preferibilmente sul centrodestra; ma a cui capita anche di non essere un valore aggiunto quando il possesso palla avversario supera la metà campo.

Ovvero, Nainggolan in fase di pressione è fantastico, superata quella prima fase rischia spesso di perdersi.

Si badi, sono aspetti tattici in qualche caso importanti, in molti altri casi secondari, ma già discutere di questo fa capire che per un’infinità di altre cose la squadra ha già le idee chiare e in gran parte le mette in campo.

Sono molte le occasioni di uscita con pallone ragionato, magari partendo da portiere o da terzino, tutto molto pulito, rapido, di prima, con il compagno sempre a sostegno.

Insomma, l’impalcatura dell’Inter c’è, si vede e funziona.

Una partita, poi, impreziosita dalle prestazioni dei singoli, tutti, nessuno escluso. E qui faccio una anticipazione, perché ho rivisto la partita prima dell’alba, con calma e serenità, con un bel commento in inglese che non guasta mai: non c’è una sola insufficienza in questa partita.

Nessuna, neanche del più vituperato dei “Perisic”, definito da più parti “assente”, quando è stato, ma nettamente, quello che dei 4 d’attacco ha corso di più a sostegno dei compagni e, con Vecino, quello che ha garantito costantemente le due fasi: su queste pagine si valutano i calciatori a 360°.

Nel momento di maggiore difficoltà, le prestazioni individuali sono diventate ancora più importanti: venendo a mancare per qualche manciata di minuti la compattezza complessiva, sono emerse le personalità soprattutto di Skriniar e di De Vrij, ancora una volta sugli scudi entrambi, anche se stavolta meglio lo slovacco che l’olandese.

Per non dire di Icardi, finalmente con una prestazione per larghi tratti monumentale, da attaccante totale, con grande senso di responsabilità e sacrificio: c’è stato un pezzo del secondo tempo, dopo il gol, in cui si è impigrito e ha cercato solo di farne un altro; Spalletti lo ha beccato un paio di volte e lui ha ripreso a macinare chilometri, con un paio di recuperi difensivi da urlo.

Nel complesso un’Inter piacevole, che ha funzionato in tante cose, cresciuta e con la giusta dose di maturità che le consentirà di mettere ordine anche ai difetti e alle manchevolezze che si sono presentati nelle ultime partite.

Nota finale per l’arbitro.

 

Nel primo tempo ci sono un paio di situazioni al limite, che analizzeremo nelle pagelle, in cui l’Inter in Italia subisce sempre, subisce solamente: in questo caso l’arbitro sposa un metro e lo usa per entrambe. In quella situazione i due “non-fischi” consentono all’Inter di protrarre la pressione nella trequarti avversaria per oltre 150 secondi: in Italia sarebbe stata tutt’altra storia.

Queste piccole decisioni, spesso così a senso unico in terra patria, condizionano i match molto più che i singoli grandi episodi: in Italia sarebbero state 4 azioni spezzettate, in Champions League un’unica grande azione dell’Inter che ha tolto certezze all’avversario.

L’importanza del metro è fondamentale: se è uguale per tutti, i calciatori si adeguano e sanno a cosa vanno incontro. In Italia, invece, le espulsioni dei Rui di turno si decidono in campo ad alzata di braccia.

E a proposito di arbitri, mettiamoci anche la questione dei media.

Il vergognosissimo teatrino dell’anno scorso post Juve-Real Madrid è finito, smantellato. Della necessità di sostenere le italiane si ha l’esigenza solo a giorni alterni e solo quando gioca la Juventus, perché si sono riscoperti tutti improvvisamente giustizialisti: dalla necessità di “buon senso” all’applicazione feroce del regolamento basta poco, basta cambiare il colore di una delle due strisce verticali.

Per cui il mani di Handanovic diventa improvvisamente da espulsione, a prescindere dal fatto che non lo sia: l’unica condizione che si verifica per un rosso è il tocco di mani fuori area, tutto quello che invece serve per configurare un DOGSO (Denying Of a Goal Scoring Opportunity, impedire una chiara occasione da rete) non c’è nessuna delle condizioni per la l’espulsione: è distante dalla porta, è in posizione laterale, la direzione dell’azione è non è lineare (il calciatore è più avanti rispetto al pallone e deve rientrarne in possesso), numerosi difendenti in grado di intervenire prima dell’occasione da gol.

La domanda è: senza il tocco di Handanovic è già in posizione di segnare? No.

Sul gol di Nainggolan c’è un fuorigioco millimetrico di Icardi che è più che complicato da vedere senza Var. E, beninteso, senza la Var di quest’anno: perché anche con la Var dell’anno scorso, quella che non disponeva di questa fantomatica tridimensionalità, questo gol sarebbe rimasto regolare.

Tridimensionalità unita a… chiamiamola “bravura” del tecnico video: a soli 20km/h, un calciatore si sposta per circa 5,5 metri al secondo (sono 100 metri in 20 secondi, non è neanche un grande scatto eh). Una immagine viene frazionata in 25 frame per secondo, significano ben 22 centimetri per ciascun frame, che crescono con l’aumentare della velocità: basta prendere un fermo immagine 2 frame più avanti per condizionare la visione di un fuorigioco.

Non questo, che c’era anche se di poco: ma è un episodio fortunato all’interno di una partita che l’Inter ha dimostrato di potere e sapere vincere.

E quest’ultima parte della considerazione, questo “saperlo fare”, potrebbe essere l’ingrediente più importante da qui a fine stagione.

Anche se questa, signori, è l’Inter e con l’Inter non si può mai sapere: è l’unica squadra al mondo che può sovvertire anche certezze consolidate, ben più consistenti di 5 prove.

E già domenica alle 20.30 avremo la prima delle prossime prove, perché da queste parti si ricomincia sempre da capo, perché non possiamo mollare niente. Non dobbiamo mollare niente.

sostieni ilmalpensante.com

Indice

Loading Disqus Comments ...