#SPALINTER 1-2: (in)sano destino di soffrire

Seconda parte

Beninteso, la partita di Maresca è uno di quegli aborti che si possono immaginare solo in terra nostrana, quella terra che incensa allenatori scarsi che pensano solo a mettere 11 uomini sulla palla e arbitri capaci solo di fischiare il più possibile senza mai tenere davvero il controllo del match: sia Inter che Spal possono lamentarsi dell’arbitraggio, e non è facile scontentare entrambe le contendenti.

Questo, però, nulla toglie a questa bella Spal: all’allenatore piace quello che fa, ha coraggio e la squadra lo segue, anche nel piacersi, anche nel capire l’importanza di avere un gioco propositivo.

Spalletti, d’altro canto, poteva fare di più?

Si può sempre fare di più, ma l’impressione è che abbiano contato di più la voglia e l’applicazione: sono rarissimi i casi in cui i nerazzurri sono arrivati primi nelle cosiddette “palle sporche”, quelle che rimangono in sospeso tra un possesso e l’altro: conquistarne 5 o 6 in più avrebbe indirizzato il match in modo diverso, a prescindere da tattiche e assenze.

Come quella di Brozovic, necessario come non mai: Borja Valero ha fatto la partita che doveva e poteva fare (e vallo a trovare un altro col 100% dei passaggi!), ma il meccanismo di pressione ferrarese gli ha tolto un gran numeri di possessi potenziali. Questa era partita da doppio regista, anche se immagino che Spalletti non lo avrebbe comunque schierato anche in presenza di Brozovic.

Forse si poteva insistere di più sugli interni, soprattutto su Schiattarella che è il vero fulcro del gioco della Spal: un’infinità di palloni toccati, elevatissima precisione, ma anche diverse palle perse se sotto pressione.

Si poteva, forse, chiedere a Nainggolan di giocare da interno, spostando Borja Valero stabilmente in mezzo a protezione della difesa, assecondando le necessità del belga e di Vecino di dover “cacciare” i propri avversari alti e un po’ per tutta la metà campo.

Di certo c’è che l’Inter ha sbagliato ad assecondare i ritmi della Spal, giocando sullo 0-1 come se si fosse sullo 0-0, quando invece avrebbe dovuto provare ad “addormentare” la partita, abbassare i ritmi, far correre gli avversari e provare a far saltare il banco dal punto di vista fisico.

Se quest’ultimo è un punto certo, gli altri due “forse” servono soprattutto per evidenziare che difficilmente il trend della partita sarebbe cambiato.

L’unica alternativa di gioco vera che l’Inter poteva adottare era quella delle due punte ma evidentemente non era serata per Icardi, mentre Spalletti non ha voluto snaturare la squadra. Una delle possibili soluzioni era quella di cercare più spesso l’attaccante e aggredire la Spal con iniziative più rapide, con i tre sulla trequarti ad attaccare gli spazi a rimorchio: provando a fare, insomma, come ha fatto la Spal,

Non è un caso che con Lautaro in campo le cose siano andate meglio anche da questo punto di vista: protezione della palla a livelli da veterano e Inter spesso “sgravata” dall’obbligo di costruzione bassa.

Questo ragazzo ha una calamita sui piedi, ha una capacità straordinaria di trovare la posizione giusta: il suo ingresso ha davvero tolto pressione dalle spalle dell’Inter.

Il suo ingresso in campo è stato necessario per via del pareggio, non era previsto: in quel momento l’Inter ha fatto “click”; Spalletti, nonostante le difficoltà oggettive, ha osato e ha avuto ragione.

L’Inter si è ripresa , anche con un po’ di fortuna, quello che aveva perso immeritatamente contro il Parma, ma c’è voluto anche una dose di voglia e di ferocia che lasciano ben sperare per il futuro.

Paloschi segna al 72esimo, Icardi 6 minuti dopo: fino alla fine l’Inter ha controllato la partita, almeno ha provato a farlo anche se non sempre con precisione: anche l’ingresso di Gagliardini ha contribuito, per fisico e determinazione. Bel segnale.

Vittoria sporca, brutta e cattiva ma fondamentale, anche perché inserita prima di una sosta per gli impegni delle nazionali: avete idea di cosa sarebbe accaduto per 2 settimane in caso di sconfitta?

Vittoria fondamentale proprio per via di quei 4 “titolari” assenti: da Brozovic a Politano, da D’Ambrosio (al momento è lui il proprietario della fascia) a De Vrij, anche se proprio l’assenza dell’olandese ha mostrato quanta distanza ci sia al momento tra le sue prestazioni e quelle scialbe e dannose di Miranda.

Ricordate qualche settimana fa? Avevamo sottolineato qui l’importanza di saper soffrire, perché anche sui percorsi della sofferenza si cresce e si sviluppano gli anticorpi da usare nei momenti in cui ci vorrà qualcosa di più che il gioco, la forma e/o la fortuna: perché ci sono sofferenze e sofferenze, perché a volte la tendenza a soffrire è insana, talvolta invece è una pratica sana.

In altri momenti, il tifoso interista avrebbe mugugnato non poco dopo una vittoria così.

Non oggi, perché c’è una certezza: l’anno scorso l’Inter avrebbe perso match del genere, al limite pareggiato: il 28 gennaio scorso contro la Spal fu pareggio, era la settima partita di un ciclo che ha azzoppato il cammino dell’Inter (Juventus pareggio, Udinese sconfitta, Sassuolo sconfitta, Lazio, Fiorentina e Roma pareggio).

Questa volta l’Inter vince perché ha voluto fortemente vincere.

Non è oggi il giorno per lamentarsi, non è il momento dei mugugni perché l’Inter si è issata in alto come terza forza del campionato dopo un avvio shock, mettendo Lazio, Roma e Milan rispettivamente a 1, 2 e 4 punti di distacco: era già evidente prima, ma col senno di poi certi sciagurati arbitraggi tra Sassuolo, Torino e Parma hanno un peso specifico enorme in questa fase del campionato.

Non si mugugna niente, anche perché Spalletti è riuscito non solo a rimettere la squadra in carreggiata, a vincere le prime due in Champions, ma anche perché c’è stata una sapiente gestione degli uomini, con una rotazione intelligente che è stata ai limiti della perfezione.

Fino all’anno scorso sarebbe stato impensabile, e l’anno scorso a questo punto del campionato c’era il problema dei troppi minuti sulle gambe dei soliti noti. Non oggi che è possibile fare turnover (ma non chiamatelo turnover) e vincerne comunque 6 di seguito, con 11 gol fatti e appena 4 subiti nonostante di fronte ci fossero attacchi comunque temibili.

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