#InterMilan 1-0: Milano è nerazzurra

Introduzione

Questi 15 giorni di avvicinamento al derby si sarebbero prestati benissimo a un esperimento social(e) che riguarda i media.

Prendi una persona che non mastica calcio, che non conosca nulla di nulla; prendi, che so, un marziano… no no, non dico Cristiano, che tanto l’etichetta di “marziano” gliel’hanno affibbiata in Italia e solo dopo il suo trasferimento… dico, un marziano e gli fai leggere ogni giorno tutti gli articoli sul derby e gli fai vedere tutte le trasmissioni in cui si parla di derby.

Prendi questo marziano e a 5 minuti dall’inizio della partita gli chiedi cosa si aspetta di vedere da Inter e Milan.

Siccome il marziano è saggio, e ogni saggio sa che se tutti i giornali concordano vuol dire che c’è qualcosa di vero, ti dice che si vedrà un’Inter bruttina, molto fisico, poche idee, schemi di gioco elementari e magari un gran numero di palle lunghe.

Dice, altresì, che si vedrà un Milan bello, dalle idee calcistiche precise, evolute, una sorta mini-Barcellona formato nostrano che predica bellezza a discapito del risultato.

D’altra parte il Milan gioca meglio ed è più organizzato, no?

La propaganda non deve essere né vera né intelligente: deve solamente avere successo. Non so se Goebbels avesse ben chiaro che il mondo della comunicazione avrebbe radicato a fondo la sua esistenza nell’humus delle sue idee: dalle “fake news” (altro non sono che “propaganda”), al giornalismo di oggi fatto di “orchestrazione” e “unanimità” a più non posso.

Solo che questo il marziano non lo sa: l’unica cosa di cui è consapevole è che per 15 giorni gli hanno ripetuto lo stesso mantra, tutti.

Se poi lo incontri dopo la fine della partita e gli chiedi “che partita ha visto”, ti risponderà che è sconcertato perché in realtà ha visto qualcosa di molto diverso da quello che gli era stato prospettato.

Ora, mettiamoci d’accordo e partiamo da un presupposto: giornalisti e commentatori dovrebbero finirla.

 

Finirla di applicare i concetti della ginnastica artistica al calcio. Il concetto di “bellezza” è talmente ampio, talmente sfumato, così appartenente a categorie e metodi di gioco così diversi da sconsigliare a chiunque (chiunque) l’utilizzo improprio della parola “bellezza”.

Per dire, per me la squadra più bella degli anni 2000 è il primo Chelsea di Mourinho, squadra che ha imposto alcuni concetti di gioco moderni, facendoli diventare realtà. Poi guardo il Barcellona di qualche anno fa e mi annoio.

Non si tratta soltanto di “gusti”: le cose divertenti nel calcio possono essere tante.

E devo ammetterlo: in più di qualche occasione ho trovato divertente il Milan di Gattuso. Divertente del tipo che intendo io, ma è squadra che fonda il suo credo in pochi concetti semplici ma efficaci: squadra grintosa, compatta, con almeno 10 uomini sotto palla, scarsissimo pressing alto; squadra che fonda molto sul recupero palla in una certa zona di campo (la pressione parte molto forte dalla propria trequarti alla metà campo) per innescare poi le ottime individualità in attacco, gente brava palla al piede, rapida, con tecnica persino superiore rispetto a quella che gli viene riconosciuta:

 

In genere il baricentro del Milan è basso, talmente basso che ancora non ho beccato una partita in cui quello rossonero sia superiore a quello avversario. Neanche in Sassuolo Milan, in cui i rossoneri hanno avuto un baricentro di 40 metri (che è davvero basso basso basso) con possesso palla avversario e 54 proprio: per capire, il Sassuolo è arrivato a 46 e 60 metri nelle stesse fattispecie.

Il che, intendiamoci, non è una colpa né una condanna né qualcosa di cui vergognarsi, anzi:

Si tratta di uno dei tanti modi di giocare a calcio, è una identità: ed è la cosa che più conta in questo sport. L’identità di gioco, quale che sia, vale più dell’indefinito concetto di “bellezza”.

Solo che non userei la parola “bellezza” per definire le qualità dei rossoneri: e da questo punto di vista la verità del calcio giocato di questo derby ha messo alla berlina tanto giornalismo da strapazzo che si è letto in questi ultimi 15 giorni.

 

Roba che si dovrebbe chiedere scusa al marziano di cui sopra, anzitutto, perché fregnaccia era e fregnaccia resta:

L’Inter ha avuto un netto predominio nei confronti del Milan, fatta eccezione per i primissimi minuti del primo tempo e una parte della ripresa, fase in cui è entrato troppo Barcellona nelle gambe dei calciatori interisti.

Anche qui, intendiamoci: nei primi 15 minuti l’Inter tiene palla per 7 minuti, il Milan per la metà del tempo. Significa 65% di possesso palla nerazzurro, eppure il Milan aveva costruito bene la sua partita “senza palla”, come diceva Mourinho, perché l’Inter ci ha messo un po’ a capire cosa doveva farne: troppo palleggio inconsistente, scarso movimento offensivo e un Nainggolan che è stato sostanzialmente “uomo in meno” finché è rimasto in campo.

L’Inter non può permettersi di giocare sotto il 100% né concedere uomini improduttivi agli avversari: in quella fase bravo il Milan a far correre tutti e 10 gli uomini di movimento, renderli partecipi costantemente.

Anche questo è “bellezza”, anche se non proprio lo stesso concetto abusato nei 15 giorni precedenti.

 

La Lega Serie A ci comunica 504 passaggi contro 356: è un manifesto programmatico di come giocano le due squadre.

L’Inter muscolare e dal gioco fisico che viene raccontata non esiste nella realtà: ha spesso il controllo del pallone, gioca sempre (costantemente) con un baricentro alto, in qualche caso altissimo, buona parte del quale è speso nella metà campo avversaria, soprattutto nell’ultimo terzo di campo. Avversario permettendo.

L’Inter di Spalletti è una squadra che cuce il suo gioco con pazienza, a volte è talmente tanta questa pazienza da far dire ai propri tifosi che non c’è ritmo, che non c’è creatività: ma è, anche questo, un modo di giocare sulle proprie qualità e le proprie individualità.

Il pressing, poi, è sempre portato con molti uomini nella metà campo avversaria.

In questo derby si sono viste esattamente queste due squadre: una con baricentro altissimo sia in fase di possesso (oltre i 60 metri!) che di non possesso (51 metri), agevolata dallo stabilizzarsi dell’affiatamento tra Skriniar e De Vrij, decisamente più bravo di Miranda nel tenere la linea altissima, a costo di rischiare qualcosina con gli avversari più rapidi.

Dall’altra parte una che invece ha un altro concetto di calcio: baricentro con palla 52 metri e mezzo, mentre si è fermata a 42 metri quando la palla era dell’Inter. 10 uomini sotto-palla che spesso diventavano 11, perché Higuain ha dato una mano enorme quando i due interni decidevano di alzare il pressing sui portatori di palla.

 

Se non Vi fidate de ilMalpensante, fidatevi di Opta (che non a caso cita proprio il Sassuolo):

Ho letto e sentito qualche commento “tecnico” rinomato dire che il Milan avrebbe fatto poco per vincere: in realtà il Milan è questo. Più corretto dire che è stata l’Inter davvero brava a bloccare le ripartenze rossonere, a impedire alla squadra di Gattuso di sfruttare le proprie doti: nonostante l’Inter sia stata la migliore squadra del derby, quella che ha meritato di vincere perché ha giocato meglio, la sua partita migliore l’ha giocata dal punto di vista difensivo.

Sembra un paradosso ma non è così: il pressing nerazzurro è sempre stato molto buono, per tutti i 90 minuti, e la capacità di reazione alle ripartenze rossonere è stata a tratti superlativa, soprattutto con i due centrali difensivi che hanno fatto una partita a tratti mostruosa.

Loro e un Vrsaljko davvero in palla, con grandissima corsa, tanto sostegno in attacco, attenzione in difesa.

Se l’Inter ha dato l’impressione di avere sempre (ma sempre sempre) il controllo della partita è soprattutto per questa sensazione assoluta di solidità difensiva.

(continua nella seconda pagina)

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