Pagelle #InterMilan 1-0: bella come un gol al 92esimo…

Introduzione

Il cronometro aveva valicato da poco il novantunesimo minuto quando, mancandone due e con il ritmo visto nelle ultimissime fasi, quando sembrava che entrambe le squadre si stessero accontentando di non perdere una partita così importante, è accaduto qualcosa che ha acceso la speranza nei cuori dei tifosi nerazzurri, qualcosa che ha richiamato una felicità ancestrale, dai tratti subliminali, una di quelle sensazioni che ti fanno pensare che, sì, mancherà anche poco ma è ancora tutto possibile.

D’altra parte questa è l’Inter conosciuta per la sua pazzia, no?

E nella sua stranezza c’è un calciatore che le fa da amuleto, le richiama piaceri sublimi, di quelli che a cascata ti portano a gioie indescrivibili.

Il tifoso milanista magari non capirà (e neanche gli altri tifosi non interisti, sia chiaro), ma chi ama i colori nerazzurri sa che questa immagine ha riacceso la speranza in quasi tutti i cuori del biscione.

 

Forse però non è chiaro a sufficienza, qualcuno può pensare a semplice superstizione. Siccome chi Vi scrive ha un concetto piuttosto contorto di casualità e destino, tanto vale che rivediate la vicenda tutta per intero, tanto dura pochi secondi.

Devo essere sincero, non so cosa avesse in mente di fare Gattuso con quel cambio e faccio fatica a capirlo tutt’ora.

Il Milan aveva in campo Rodriguez che ha giocato più di un anno e mezzo abbondante (l’ultimo prima di arrivare in Italia) da difensore centrale (a 3 e 4); aveva in panchina sia Zapata (porta fortuna, in un certo senso) che soprattutto Caldara.

Se davvero voleva portare a casa quel pareggio di cui poi si sarebbe detto contento (come manifestato nel post partita), tanto valeva schierare un altro difensore e lasciare Calabria, uno dei migliori in rossonero (anzi, probabilmente il migliore), che non sembrava neanche infortunato.

Invece no, entra Abate e, benché non abbia colpe specifiche sul gol (la diagonale la chiude discretamente bene, è Musacchio a scivolare), per la quasi totalità del tifo nerazzurro c’è la convinzione che la sua presenza sia stata determinante.

Io faccio parte di questa quasi totalità.

Dato il giusto riscontro all’incombere del Destino sulla testa di Gattuso e dei milanisti, rituffiamoci nella prima delle macro-analisi dedicate al derby, ovvero quella delle pagelle.

Prima di affrontare l’argomento, però, è necessario fare un paio di distinguo.

Il primo è sul cosiddetto “gioco muscolare” dell’Inter, basato sul fisico: Inter, squadra talmente muscolare e fisica che è il Milan a vincere 2/3 dei duelli aerei. Talmente muscolare e fisica da totalizzare il 58% di possesso palla, fare 150 passaggi in più dei milanisti, con precisione sull’88% mentre il Milan si ferma all’83%.

 

Altro distinguo.

Il Milan ha giocato come fa sempre: chi vuol far passare un messaggio diverso lo fa sapendo di mentire. Vero è che in genere i rossoneri hanno un possesso palla più insistito, ma la prerogativa dei rossoneri è quella di giocare con un baricentro molto basso, pressare alto solo in rari casi e prediligere una squadra più compatta, “comoda” dal punto di vista difensivo, che si chiude in 11.

La storia del baricentro rossonero è inequivocabile. A meno che non sia stato costretto a recuperare (magari un pareggio o una sconfitta con squadre meno impegnative), ha sempre avuto un baricentro più basso dell’avversario, soprattutto in fase di non possesso palla:

  • Chievo: 55 (60) e 40 (46), vinta dai rossoneri
  • Cagliari – Milan: 61 (49) e 51 (38), finita 1-1;
  • Milan – Atalanta: 55 (59) e 41 (47), finita 2-2;
  • Empoli – Milan: 59 (53) e 50 (44), finita 1-1;
  • Milan – Roma: 56,3 (56,8) e 44 (46);
  • Napoli – Milan: 51 (63) e 40 (53,5);
  • E infine la partita di ieri: possesso palla proprio 52,6 Milan e 60 Inter; possesso palla avversario 42 Milan e 50,5 Inter. Oltre il 35% della partita giocata nell’ultimo terzo di campo milanista, appena il 20% in quello interista.

 

Il Milan ha fatto quello che doveva fare, trovandosi di fronte una squadra oggettivamente più forte. Ha provato a chiudersi con rapidità, provando a sfruttare la velocità di Suso e di Calhanoglu, rinunciando al pressing alto (Skriniar e De Vrij saranno stati pressati sì e no una manciata di volte) e scegliendo di giocare sulle linee di passaggio avversarioe, perché l’Inter ha un possesso di palla migliore di quello rossonero, ma ha una estrema necessità di trovare l’uomo fra le linee.

Due immagini a chiarimento di come le due squadre siano state diversissime nell’impostazione del pressing:

Come scritto nell’approfondimento precedente (se ve lo siete perso, tornate alla homepage e cercatevelo!), se l’Inter ha dato l’impressione di avere sempre il controllo della partita è stato per la prova importante della difesa, soprattutto dei due centrali difensivi.

I fan di Miranda mi hanno spesso accusato di “avercela” con lui per via dell’ammutinamento contro De Boer. La mia risposta è sempre stata “chissenefrega”, se Miranda gioca bene, gioca bene.

Ma oggi con De Vrij in campo si stanno vedendo delle differenze abissali, sia in fase di impostazione (De Vrij, 8 lanci, uno solo sbagliato) che nella tenuta della linea della difesa: con lui in campo al posto del brasiliano è nettamente un’altra Inter.

Un dato a conforto: quello che si può chiamare “tentativo” da parte dei rossoneri avviene tutto lontano dall’area piccola. Zero tentativi nei pressi dell’area piccola. Zero.

Higuain solitamente viaggia tra i 25 e i 35 passaggi a partita: ieri ne ha fatti appena 10, e non certo perché “ha vissuto una serata alla Icardi“, ma perché i due centrali difensivi lo hanno letteralmente bullizzato.

 

Vi starete chiedendo che c’entra Icardi, vero? C’entra questo:

Per la Gazzetta dello sport il Milan è salito di “livello difensivo”, Higuain ha vissuto una “serata da Icardi” e… sì, il finale: “con questa Inter, poi…” scritto con un livore inspiegabile. Giornalismo di spessore, nevvero?

L’Inter ha vinto meritatamente perché ha giocato meglio, ha avuto più occasioni, ha vinto la quasi totalità dei duelli individuali, ci ha creduto di più. Perché è squadra più matura, perché è squadra più forte.

Magari non bellissima, ma emozionante e piacevole… come un gol al 92esimo.

Sic et simpliciter.

Le pagelle

HANDANOVIC SV

Ad un certo punto della telecronaca di Sky si sente un concetto raccapricciante:

Ora, non so se sono i tifosi a scegliere i 4 da votare o chi per loro, ma Handanovic è rimasto sostanzialmente inoperoso: non gli va dato neanche un 6, perché l’unico “intervento” (vado a memoria e mi costringo all’uso delle virgolette) è su tiro di Suso nel finale.

Poi niente, solo gestione della palla e passaggi con le mani di 40 metri.

Il migliore in campo.

Handanovic.

Su Sky.

(continua nella seconda parte)

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