Pagelle #InterMilan 1-0, parte 2, tutti positivi

Ultima parte

La prima è proprio quella di capire che la palla è più alta di quel che l’avevano battezzata lui e tutta la difesa milanista: la cosa fantastica è che lui è l’unico a capirlo.

La seconda è di non offrire mai l’appoggio al difensore, mai mai: può sembrare un demerito del difensore ma in realtà, in questo caso, è più merito dell’attaccante.

Questo è avere un settimo senso, un legame rarissimo con il pallone, qualcosa che tracima dalla semplice giocata, dal semplice istinto del gol: questo è una sublime percezione negata alla plebe avversaria che in quel momento (e non solo in quello) lo circonda.

Per comprendere meglio ancora.

 

Per arrivare dal piede di Vecino alla testa di Icardi la palla impiega circa 2 secondi: quando Icardi capisce che andrà più lunga, la palla è quasi sulla linea dell’area di rigore, ha fatto quasi metà percorso:

Musacchio capisce che c’è qualcosa che non va solo perché percepisce il movimento di Icardi, ma non ha mai la consapevolezza di quello che sta succedendo. Donnarumma, invece, comprende che la palla andrà più lunga solo quando è ormai arrivata all’altezza dell’area piccola, quando ormai è troppo tardi.

Abate non ne parliamo: è il meno responsabile, è entrato da 10 secondi e non ha, chiaramente, le condizioni giuste per capire nulla di quel che sta accadendo.

Al rallentatore, allontanatevi dallo schermo e provate a guardare la palla avendo sullo sfondo la percezione dei movimenti di Icardi e Donnarumma/Musacchio:

Lui è davanti di almeno mezzo secondo rispetto agli altri.

Icardi forse aveva qualcosa da farsi perdonare, qualche gol sbagliato di troppo, uno clamoroso, nell’ultimo derby della scorsa stagione: un’azione che avrebbe potuto segnare negativamente non solo quella, ma anche le altre a venire.

 

La sua partita è stata notevole in certi frangenti, soprattutto nel primo tempo, per movimento e applicazione: non tocca moltissimi palloni ma fa un pressing notevole per un’ora di gioco e prova a farsi vedere quando la squadra ha bisogno:

Ci dà conforto anche il dato statistico sui km percorsi (per quel che riguarda i centrocampisti ci torneremo a parte):

Il Milan ha la tendenza a stare bassissimo e lui ha il compito di tenerlo ancora più basso.

Non sarebbe stata una partita da consegnare alla storia né da usare per il “manuale per i giovani centravanti”: ma una partita da 6,5 sì, con due occasioni importanti sciupate e tante piccole buone cose, corsa, pressing e quello che evidentemente gli ha chiesto Spalletti, stavolta meno irritato del solito dal suo giocare quasi esclusivamente sul binario centrale.

Il gol cambia tutto: fatto così, con quel movimento, con quella sublime percezione che ne fa una piccola perla di rara bellezza: uno dirà “ma è solo un colpo di testa” e non è così. Questo è uno di quei gol che si vedranno per chissà quanto tempo.

Non il migliore in termini di prestazione assoluta (il terzetto di testa è tutto difensivo tra Vrsaljko, Skriniar e De Vrij) ma certamente il suo essere decisivo lo fa diventare primo della classe nella pagella.

 

Poi, attenzione: di gol ne avrebbe fatti due, perché quello annullato è altro gol da rabdomante del gol.

Ah, scusate. A complemento dei video su Icardi c’è lo show di Donnarumma. Molte volte ho detto che è scarsissimo coi piedi (sta migliorando, a dire il vero) e che è decisamente sopravvalutato: portieri che fanno buone parate e qualche miracolo di tanto in tanto ce ne sono a bizzeffe.

Questo video è emblematico: Donnarumma fa un errore grossolano perché non ha mai consapevolezza di dove si trovi il pericolo. Non solo la palla eh, ma proprio il pericolo in sé:

KEITA 6

Sbaglia molte cose ma corre come un matto su e giù per il campo e prova a fare il “Perisic” della situazione: mestiere non suo. Un paio di palloni interessanti in mezzo, tanta battaglia e un atteggiamento positivo che va anche premiato: sembrerebbe la pagella di un Medel qualunque, ma per una volta ci sta.

Chiaramente ci si aspetta di più e presto o tardi dovrà dare il suo contributo in zona gol. Lui che può, deve.

 

CANDREVA 6,5

Ammetto di essere piacevolmente stupito del suo atteggiamento: in tanti al suo posto avrebbero probabilmente mollato il colpo dopo diverse panchine, dopo aver scelto di restare nonostante qualche proposta (almeno a quanto si dice…) e a 31 anni, con l’ultima chance di giocarsi qualcosa di importante, magari anche in nazionale dove evidentemente, però, Mancini ha altri progetti.

Invece entra e fa quello che deve fare: ripartire più rapidamente possibile, aggredire lo spazio, dare tutto in quei pochi minuti che Spalletti gli concede.

Fisicamente sembra stare benissimo e l’impressione è che, con Politano in calo, tornerà utile molto presto.

SPALLETTI 7

Il derby non è stata una partita epocale, si è corso molto, si è combattuto quasi senza ombra di tattica, un calcio nazional popolare molto sentito che è stato vinto dalla squadra più pronta a usarlo. L’Inter sapeva che il Milan aveva più qualità, così ha fatto il possibile per non fargli tenere a lungo il pallone.

 

Tranquilli, non mi sono drogato. Questo è il commento di Mario Sconcerti su “il Corriere della Sera”: la cosa raccapricciante è che lui scriva sul Corriere letto da milioni di persone, producendo cose raccapriccianti come questa.

Altro che “ombra di tattica”: Spalletti e Gattuso hanno impostato la partita con molta meticolosità, ma ha vinto Spalletti non (solo) per l’errore della difesa (e ci vuol bravura anche a prepararla, una difesa dico) ma anche perché dei due è stato quello che ha giocato più sui propri pregi che non sugli errori avversari.

L’Inter è la terza in Serie A per possesso palla con circa il 56%, dopo Juventus e Roma: il Milan è 7° con il 52%. Se c’è una squadra che ha come vocazione il possesso palla è quella nerazzurra, non certo quella rossonera (come abbiamo visto nell’approfondimento e nelle pagelle precedenti).

Questa cosa del Milan con più qualità fa davvero ridere: ormai è passata per verità, ormai è talmente ribattuta che ci credono anche i tifosi rossoneri, magari anche più di qualche interista.

Ma fa ridere, tutto qui.

Spalletti ha lavorato moltissimo soprattutto sul pressing, ma quello che è stato interessante è il lavoro sul centrocampo, destinato a un approfondimento dedicato entro domattina: lì ha fatto il suo gol, perché ha creato le condizioni per mettere in ambasce la metà campo milanista, farli correre di più, farli correre a vuoto.

 

Ora, vedete, io ho estratto video e immagini (per la sola metà campo sono 10 video e 14 immagini) per raccontarVi alcune cose di questa partita, lo Sconcerti di cui sopra Vi propina (strapagato) una supercàzzola come questa, che vi lascio alla fine, per raccontare l’assoluto nulla di nulla:

È il disordine il segreto dell’Inter perché nella confusione emergono i fenomeni, gli individui. E l’Inter ne ha. È tra gli sbagli finali che chi gioca meglio trova equilibrio. Uno schema sconosciuto è aspettare, puntare sulla classe ultima. Questo è lo schema fatto da uomini che sanno fare calcio. Almeno quando il calcio non può fare tutto da solo.

Questo è il pensiero di uno che non ha capito la partita che ha visto, se l’ha vista. Perché l’Inter l’ha vinta col suo esatto contrario: con il collettivo, con il suo essere squadra, col suo avere una identità precisa e inequivocabile.

Bravo Spalletti, meriti più di uno Sconcerti.

Ah, quasi dimenticavo: ho anche preparato uno speciale moviola per il pomeriggio: il voto a Guida è 3.

 

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